Aleksandr Isaevič Solženicyn: la memoria dei gulag

(di Edoardo Nespeca)

Aleksandr Isaevič Solženicyn
Aleksandr Isaevič Solženicyn

Il 3 agosto 2008 moriva, a causa di un infarto, Aleksandr Isaevič Solženicyn. Fu uno scrittore, drammaturgo e storico russo i cui scritti furono tra i primi a testimoniare i campi di lavoro forzato per i dissidenti del sistema sovietico. Nel 1945 fu infatti arrestato per avere criticato Stalin in una lettera privata rivolta ad un amico, ottenendo una condanna di otto anni di lavori forzati nei campi dei Gulag, in cui fu costretto a lavorare come muratore, minatore ed operaio in una fonderia (riferirà poi in Arcipelago Gulag: «Per fare le camere a gas, ci mancava il gas»).

Negli anni di reclusione, non potendo scrivere, compose centinaia di versi imparandoli a memoria e recitandoli con l’aiuto di un rosario fatto da alcuni prigionieri lituani con cento piccoli grani di pane ammollato e strizzato: «Fino al 1961 non solo ero convinto che non avrei mai dovuto vedere una sola mia linea stampata nella mia vita, ma, anche, a stento osai permettere ad alcune delle mie più vicine conoscenze di leggere quello che scrissi perché temevo che si venisse a sapere».

Arcipelago Gulag
Arcipelago Gulag

Nel 1962 riuscì a pubblicare, con l’aiuto di Aleksandr Tvardovskij, il romanzo di denuncia Una giornata di Ivan Denisovič, che gli valse il premio Nobel per la letteratura nel 1970 (tuttavia poté ritirarlo soltanto nel 1974, dopo essere stato espulso dall’Unione Sovietica). Nel 1973 venne pubblicata a Parigi la sua opera più nota, Arcipelago Gulag, un bellissimo saggio in cui l’autore ripercorre, con lucidità e precisione, il periodo di dittatura comunista in URSS e il terrificante utilizzo della giustizia politica e dei campi di concentramento amministrati dal Gulag disseminati in tutta l’Unione Sovietica.

L’opera di Solženicyn unisce i tratti caratteristici dell’autobiografia, della ricerca storiografica e della critica incessante verso il potere sovietico, descrivendo minuziosamente, attraverso anche numerose testimonianze dei superstiti, il percorso carcerario dall’istruttoria ai lager speciali, dall’arresto causato da una delazione fino al termine della pena. Arcipelago Gulag ha avuto grande risonanza nell’opinione pubblica internazionale per aver fornito il più radicale e circostanziato ritratto dell’altra faccia dell’URSS post-rivoluzionaria.

“Alla fine della mia vita posso sperare che il materiale storico, i temi storici, i quadri di vita e i personaggi da me raccolti e presentati, riguardanti gli anni durissimi e torbidi vissuti dal nostro Paese, entreranno nella coscienza e nella memoria dei miei connazionali […]. La nostra amara esperienza nazionale ci aiuterà nella possibile nuova ripresa delle nostre mutevoli fortune, ci metterà in guardia e ci terrà lontani da rovinose rotture.” (da Il sole 24 ore, 4 agosto 2008)

– Edoardo Nespeca

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