La guerra del Colorado: scontro di civiltà o genocidio intenzionale?

(di Edoardo Nespeca)

“Quando il sole alzò la testa tra le spalle della notte
c’erano solo cani e fumo e tende capovolte
tirai una freccia in cielo per farlo respirare
tirai una freccia al vento per farlo sanguinare
la terza freccia cercala sul fondo del Sand Creek.” – F. de André

Robert Lindneaux - Sand Creek Massacre
Robert Lindneaux – Sand Creek Massacre

Tra il 1863 e il 1865 un violento scontro armato fu combattuto tra alcune tribù indiane d’America (in particolare Cheyenne, Arapaho e Sioux) e le milizie dei bianchi, nel territorio dell’attuale Colorado e regioni limitrofe. La guerra causò centinaia di morti (noto è il massacro presso il fiume Sand Creek) e si concluse con il confinamento dei nativi nelle riserve.

Per comprendere meglio le vicende bisogna risalire al 1851, quando il Trattato di Fort Laramie firmato tra gli Stati Uniti e sette tribù indiane, inclusi i Cheyenne e gli Arapaho, aveva riconosciuto a questi ultimi due gruppi il controllo su una vasta area compresa tra il fiume Platte e il fiume Arkansas. Gli accordi di quel trattato vennero sostanzialmente stravolti sette anni più tardi a causa delle scoperte di giacimenti di oro nelle montagne rocciose dell’attuale Colorado.

Nel febbraio 1861, a seguito delle richieste dei coloni, i trattati furono rivisti dagli Stati Uniti: una decina di capi Cheyenne e Arapaho, tra cui Black Kettle (Pentola Nera), firmarono insieme al Commissario agli Affari indiani Alfred Greenwood il Trattato di Fort Wise, secondo cui i nativi americani cedevano gran parte dei territori di caccia controllati in base al precedente accordo in cambio di beni e protezione in caso di invasione dei loro territori. Alcuni capi indiani ribelli disapprovarono la decisione dei Cheyenne e degli Arapaho firmatari dell’accordo: la loro permanenza in alcuni territori nell’est del Colorado e nell’ovest del Kansas portò così alla guerra del Colorado, una serie di scontri tra Stati Uniti e nativi americani per il controllo delle terre oggetto degli accordi nel Trattato di Fort Wise. Le principali ragioni dei capi ribelli erano che i firmatari di quel trattato fossero stati sostanzialmente ingannati con false promesse, e che inoltre non avessero chiaro quello che avevano firmato (le nuove riserve corrispondevano grosso modo a un tredicesimo dei territori controllati secondo il precedente Trattato di Fort Laramie).

Il Colonnello Chivington con Black Kettle e i suoi uomini.
Il Colonnello Chivington con Black Kettle e i suoi uomini.

All’inizio del mese di ottobre 1864 alcune centinaia di indiani Cheyenne e Arapaho avevano lasciato i campi estivi precedentemente stabiliti a Smoky Hills e si erano insediati nei pressi del fiume Sand Creek, un affluente del fiume Arkansas. Dopo una serie di contrasti con le guarnigioni di Fort Lyon, alle tribù indiane venne garantito che non avrebbero subito attacchi qualora si fossero tenute all’interno del campo allestito a Sand Creek (trattato di Fort Weld). Tuttavia, il 27 novembre di quell’anno, il militare John Chivington, cavalcando il malcontento generale verso gli Indiani, giunse a Fort Lyon alla guida di una truppa di 700 uomini armati a cavallo, chiarendo le sue intenzioni di attaccare subito i villaggi dei nativi sul Sand Creek.

All’alba del 29 novembre, Chivington ordinò alle sue truppe di attaccare: il mercante John Smith, lì presente per concludere alcuni accordi commerciali con i nativi, riferì in seguito di aver visto corpi fatti a pezzi, mutilati e scalpati (privati del cuoio capelluto), e decine di cadaveri di bambini di pochi mesi. Dita e orecchie di molti cadaveri furono tagliate via ed esposte dai soldati come simboli di vittoria. Il corpo di Antilope Bianco – un altro capo Cheyenne di 75 anni, che fu ucciso pur essendosi da subito arreso – fu scalpato, privato del naso e delle orecchie, e i suoi testicoli usati come sacchetto per il tabacco. Le stime del numero dei nativi americani morti nell’attacco, stabilite da una serie di testimonianze successive, sono di un numero tra 137 e 175.

Dopo l’iniziale entusiasmo e con l’emergere di sempre nuove testimonianze oculari, anche l’esercito statunitense iniziò a mettere in dubbio l’operato di Chivington e avviò delle inchieste. Il comitato del Congresso si pronuncerà alla fine contro il colonnello, promettendo «pronte e rigorose misure», che tuttavia non si concretizzarono mai. Bisognerà aspettare il 2000 – ben 136 anni dopo il massacro – per le scuse ufficiali del Congresso americano, alle quali seguirà, nel 2007, la proclamazione del luogo a parco nazionale storico: il “Sand Creek Massacre National Historic Site”.

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