Annibale, il più grande

Sul titolo, volutamente provocatorio, in parecchi obbietteranno, Annibale tenace guida cartaginese è stato messo ripetutamente un gradino sotto gli altri condottieri che maggiormente hanno avuto risalto nella storia.

Se si presta attenzione alla “futuribilità” del personaggio, senza alcun dubbio Annibale è stato il più grande: una fonte d’ispirazione per le campagne militari nei secoli successivi alle sue gesta,addirittura attuato negli scontri decisivi della seconda guerra mondiale.

Cosa dunque è mancato ad Annibale? Avrebbe una maggiore presunzione cambiato il corso della storia e soprattutto la sua storia?

Com’è risaputo la storia non è fatta dai forse, ma facciamo un passo indietro e ripercorriamo la sua vicenda.

Annibale è figlio di una generazione che non voleva altro che una rivincita contro Roma, viene educato fin da infante affinché dedichi tutta la sua energia contro la nuova e acclamata potenza italica che aveva sconfitto Cartagine durante la prima guerra punica.

Annibale iniziò il suo disegno attaccando Sagunto, una città iberica alleata di Roma a sud dell’Ebro (fiume riconosciuto dalle due potenze come limite d’influenza). Roma non rispose immediatamente all’aiuto degli alleati saguntini e mandò ambascerie di protesta solo quando Sagunto era stata espugnata ed Annibale aveva già iniziato il suo audace progetto di conquista.

Si trattava di un disegno molto rischioso e ambizioso, Annibale era intenzionato ad attraversare la Spagna, le Alpi, catapultandosi in Italia Settentrionale per sfruttare la precaria situazione dell’Italia del nord da poco soggetta a Roma. Il progetto era quasi obbligato poiché a seguito della sconfitta nella prima guerra punica, i cartaginesi furono costretti a eliminare quasi completamente la loro flotta.

L’attraversamento delle Alpi provocò gravi perdite ad Annibale , fu comunque un vero esempio di disciplina militare lodevole anche per la presenza di diversi elefanti che Annibale riuscì a far oltrepassare l’impervia catena montuosa.

Ottenuto il sostegno di qualche tribù gallica, da poco sottomessa a Roma, il generale cartaginese combatté i romani per la prima volta sul Ticino, poi seguì lo scontro sul Trebbia entrambi favorevoli ad Annibale.

Il senato iniziò a temere seriamente il suo avversario e raccolta una grande armata affrontò Annibale vicino al lago Trasimeno vedendo il suo esercito gravemente sconfitto.

A Roma scoppiò il panico, venne nominato dittatore Quinto Fabio Massimo (Cunctator, il Temporeggiatore). Tutto faceva presagire che Annibale volesse mettere d’assedio la città.

Annibale , come Pirro 60 anni prima, non attaccò la città eterna.

I motivi sono differenti, l’esercito d’Annibale nonostante avesse ricevuto notevoli rinforzi era severamente provato, inoltre Roma incuteva quel rispetto (oggi la chiamiamo “Sudditanza psicologica”) che destava non poche preoccupazioni al vincente generale. Non solo, probabilmente Annibale temeva più di tutto, la possibilità di restare intrappolato in una fatale tenaglia, da una parte l’assediata Roma e dall’altra gli alleati latini e dell’Italia centrale ancora presenti e fedeli a Roma (fatto analogo accadrà in Gallia 150 anni più tardi a Cesare nella decisiva battaglia di Alesia). L’’assedio di Roma,era un azzardo troppo grande anche per un generale che fino a quel momento aveva fatto del rischio la sua arma vincente.

Riparò quindi a sud, Roma decise di ritornare all’attacco puntando sulla schiacciante superiorità numerica, e fu nella piana di Canne che Annibale confezionò il suo più grande “capolavoro”.

Con un abile stratagemma riuscì ad attirare il grosso dell’armata comandata da Varrone, poi con una manovra d’aggiramento la circondò rapidamente impedendo ogni via di fuga. Fu un massacro. Tutti gli effettivi dell’esercito romano caddero in battaglia, compresi i due consoli Marco Terenzio Varrone e Lucio Emilio Paolo. La guerra pareva ormai perduta, ma Roma seppe con grande caparbietà riprendersi recuperando posizione su posizione fino allo scontro decisivo nella pianura di Zama nel 202 a.c.

A Zama vinsero i romani,anche in quell’occasione Annibale mostrò il proprio acume tattico riuscendo quasi a ripetere l’accerchiamento di Canne, spezzato solo grazie alla cavalleria dell’alleato Massinissa.

Gli ultimi anni di Annibale sono travagliati, in una Cartagine straziata e ormai inerme sarà costretto dai romani alla fuga. Riparerà in oriente fino alla fine dei suoi giorni.

Annibale fu un uomo retto e capace, oserei dire un avanguardista storico, ebbe il coraggio e la consapevolezza dei più grandi.

Un chiaro esempio fu il dialogo riportato dalla storiografia romana tra Annibale e Scipione la sera prima della battaglia di Zama.

I due discussero sul destino degli uomini,finché Scipione chiese al generale cartaginese quali furono per lui i 3 più grandi condottieri, Annibale senza pensarci replicò facendo per primo il nome di Alessandro Magno poi quello di Pirro. Scipione fece notare che mancava il terzo e prontamente Annibale rispose: “ Il terzo sono io , ma se ti sconfiggerò, diverrò il primo”.

Inequivocabilmente Annibale era conscio della posta in palio e i Romani stessi riconobbero in lui l’avversario principe senza il quale non avrebbero realizzato il loro vero potenziale politico-organizzativo.

Simone SanseverinatiAnnibaleVarcaLeAlpi1

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