3 testimonianze sulle conseguenze dell’uso dei gas in Etiopia da parte dell’Italia Fascista

L’mperatore Hailé Selassié: “A Quoram, ad esempio, squadriglie di sette o di nove apparecchi sorvolarono il nostro Quartier generale, le nostre truppe, i nostri villaggi, per intere settimane, dall’alba al tramonto. (…) Il paese sembrava sciogliersi. (…). Ogni essere vivente che veniva toccato dalla leggera pioggia caduta dagli aerei, che aveva bevuto l’acqua avvelenata o mangiato cibi contaminati, fuggiva urlando e andava a rifugiarsi nelle capanne o nel folto dei boschi per morirvi (…). C’erano cadaveri dappertutto, in ogni macchia, sotto ogni albero, ovunque ci fosse la parvenza di un rifugio. (…) La morte giungeva in fretta e molti non avevano il tempo di cercare un rifugio per morirvi di pace. Presto un odore insopportabile gravò sull’intera regione. Non si poteva però pensare di seppellire i cadaveri, perché erano più numerosi dei vivi. Bisognò adattarsi a vivere in questo carnaio. Nel prato vicino al nostro Quartier generale più di cinquecento cadaveri si decomponevano lentamente. Si dice che mai nessuno è tornato dall’Inferno, ma questa parola deve essere usata con prudenza. A noi sembra proprio di essere tornati dall’Inferno

dottor John WIlliam Macfie: “Ad un accurato esame, gli infermi offrivano uno spettacolo spaventoso. Il primo che esaminai era un vecchio: (…) era stato orribilmente ustionato dall’iprite su tutto il volto, la schiena, le braccia. C’erano molti altri come lui; (…) le piaghe già coperte da spesse croste brune. Donne e uomini tutti ugualmente sfigurati, bambini compresi.

Dottor Marcel Junod: “Dappertutto, sotto gli alberi, uomini sono distesi per terra. Sono migliaia. Mi avvicino, sconvolto. Vedo sui loro piedi, sulle loro membra scarnificate, orribili piaghe che sanguinano. La vita ormai se ne va dai loro corpi rosi dall’iprite.”

Testimonianze tratte da La guerra d’Etiopia. L’ultima impresa del colonialismo di Angelo Del Boca

Pier Paolo Alfei

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