Il luddismo: l’urlo dell’uomo contro il giogo imposto dalla fabbrica e dall’orologio

(di Edoardo Nespeca)

Considerati i ritmi dell’odierna economia industriale, che sembra non poter più aspettare nessuno (tanto è il bisogno di guadagno di chi ne tiene le redini) e vorrebbe quasi sottomettere tutti ad uno stile di vita sempre più “snaturato” e “succube”, vale la pena ripercorrere brevemente le tappe del movimento luddista, una delle prime manifestazioni di opposizione sociale, nata proprio al tempo della prima rivoluzione industriale.

La prima rivoluzione industriale (definibile cronologicamente tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX sec.), com’è noto, fu quel processo di trasformazione che prese avvio in Inghilterra dalla portata così ampia e così travolgente, da modificare il corso della storia (non a caso è ritenuto, insieme alla rivoluzione francese, un evento periodizzante per l’inizio dell’età contemporanea). In un arco di tempo relativamente breve si passò da un’economia sostanzialmente agricolo-artigianale ad una industriale fondata sulla fabbrica, provocando quella metamorfosi dell’organizzazione sociale, dei modelli culturali, dei sistemi politici e degli stessi comportamenti individuali i cui effetti sono sotto i nostri occhi ancora oggi. Tuttavia, sebbene si confermò come grande dispensatrice di ricchezza e benessere, la rivoluzione non apportò sempre quella “felicità” che i riformatori ritenevano essere il compito principale del progresso economico e sociale.

Rappresentazione di una fabbrica dell'epoca
Rappresentazione di una fabbrica dell’epoca

Il settore che forse più rappresenta l’immagine del nuovo modo di produzione basato sulla fabbrica è quello cotoniero: una serie di invenzioni portò infatti alla completa meccanizzazione del processo della filatura (il primo telaio idraulico fu brevettato da R. Arkwright nel 1769). Inoltre, la lavorazione industriale del cotone aveva un costo limitato e sembrava promettere un’elevata remunerazione dei capitali impiegati; la manodopera non richiedeva particolari specializzazioni e poteva essere prelevata a basso costo (anche tra donne e bambini).

Il telaio idraulico di Arkwright
Il telaio idraulico di Arkwright

Il lavoratore, che lentamente ma inesorabilmente si stava trasformando in operaio, fu ridotto ad essere non più che una “mano”, come scrive lo storico americano David S. Landes:

«[…] il lavoro doveva essere svolto in una fabbrica, al ritmo stabilito da un attrezzo instancabile e inanimato, nell’ambito di una schiera numerosa di operai che dovevano cominciare, sostare e smettere all’unisono – tutti sotto l’occhio di sorveglianti che avevano, per assicurare la solerzia dei lavoranti, mezzi di coercizione morale, pecuniaria, a volte anche fisica. La fabbrica era un nuovo genere di prigione; e l’orologio un nuovo genere di carceriere.»

Fu così che tra i giornalieri del settore tessile, gli artigiani e i lavoranti a domicilio si diffuse il luddismo: questi, messi in crisi della diffusione dei telai meccanici, reagirono organizzandosi nelle «bande dell’esercito del generale Ludd», dal nome del leggendario operaio, Ned Ludd, giustiziato nel 1779 per aver distrutto il telaio su cui lavorava. Il movimento iniziò a far valere la propria voce distruggendo le macchine introdotte dagli imprenditori, a cui il governo inglese rispose con durissime repressioni e «l’impiego di più forze militari di quelle condotte nel 1808 a Welligton per combattere Napoleone» (secondo lo storico E. Hobsbawm).

Una targa pubblica affissa per ricercare informazioni sui luddisti
Una targa affissa per ricercare informazioni sui luddisti

Al movimento luddista, che pur ebbe vita breve (nel 1812 fu introdotta la pena di morte contro i luddisti), va riconosciuta la forza del rifiuto del nuovo ordinamento della produzione e delle condizioni di vita che questa comportava. Le agitazioni luddiste lasciarono inoltre in eredità nuove forme di organizzazione sociale come le società di mutuo soccorso e le leghe di categoria che, accanto a obiettivi di carattere strettamente sindacale, cominciarono ad avanzare richieste di riconoscimento di diritti politici.

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