La Belle époque e le sue ombre: Aldo Palazzeschi

Aldo Palazzeschi (1885-1974) è ricordato come una delle anime più irriverenti ed interessanti della nostra letteratura nazionale, membro “sui generis” del Futurismo: la sua opera più celebre è “Il codice di Perelà” (1911).

Questo libro, definito “romanzo futurista”, ci racconta le vicende di un uomo di fumo improvvisamente disceso nel nostro mondo a 33 anni (il personaggio ha lo scopo di essere anche una parodia di Cristo) e che viene accolto dalla gente attorno a lui come una divinità, per la sua inconsistenza fisica.

Quando il popolo gli domanda da dove venga, lui dice di essere sceso dal cielo e di essere stato educato da tre donne: Pena, Rete e Lama, delle quali pronuncia in maniera ossessiva e ripetitiva il nome; finirà quindi per essere chiamato Perelà per questa cantilena.

Il re della regione dove si trova Perelà decide che sarà questo essere, nuovo e perfetto, a redigere il nuovo codice di leggi del regno, ma Perelà verrà tradito e cacciato dai servi del re, gelosi del suo potere, similmente alla storia di Cristo.

La storia di Perelà ci aiuta a comprendere lo spirito degli anni in cui questo testo era stato scritto: il nuovo uomo che si affacciava al ventesimo secolo, aveva perso la consistenza morale tipica dell’essere umano grazie alle sofferenze fisiche e interiori che la società gli aveva procurato (Pena, Rete, Lama). Palazzeschi ci presenta quindi l’individuo perfetto, divenuto leggero e non curante della società attorno a lui, che cerca costantemente omologarlo con le idee del consumo e del benessere, assai diffuse a quei tempi come oggi ma allo stesso tempo piene di insidie.

Palazzeschi ci conferisce anche la sua visione della guerra, che molto farà discutere fra i vari membri del Futurismo, tramite le parole di Perelà:

Ora io vedo la guerra come un’enorme minestra grigia, scodellata con stridulo crocrolo sciulo frastuono, e rimasta lì… immangiabile.

Riccardo Santarelli

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