La Resistenza e le donne: Renata Viganò, Oriana Fallaci

Un’immagine particolare e diversa dalle altre della Resistenza italiana ci è data da “L’Agnese va a morire” (1949) di Renata Viganò (1900-1976), libro posto immediatamente al centro delle polemiche per il suo modo, assolutamente cruento, di raccontare quei momenti difficili.

La scrittrice ha vissuto con grande partecipazione questi fatti storici nella sua terra, l’Emilia Romagna: era un’infermiera, veniva chiamata “La Contessa” fra i suoi collaboratori.

La protagonista dell’opera, Agnese (personaggio realmente esistito e che la Viganò conosce personalmente), è una donna rimasta vedova, che porta avanti la sua lotta contro le rovine del Fascismo per il desiderio di rivalsa e di libertà per il suo paese, ma anche per vendicare la morte del marito: sa essere crudele e feroce nelle situazioni violente, ma è altrettanto in grado di essere amorevole con chi ha bisogno del suo aiuto. Questa partigiana è uno dei più grandi esempi di emancipazione femminile per l’opinione pubblica del secondo dopoguerra italiano.

Ci racconta la scrittrice di lei:

[…] Riconosceva solo l’autorità del comandante, prendeva gli ordini alla lettera non teneva mai conto degli imprevisti, che in periodo clandestino erano tanti. […] Solo una cosa non esiste: un pezzo di terra che abbiamo cercato per scavarlo e ritrovare delle ossa e portarle dove sono le ossa degli altri: la buca frettolosa in cui certo i tedeschi avranno buttato il corpo dell’Agnese, perché un cadavere bisogna pure metterlo da qualche parte. Un pezzo di terra, o forse un tratto d’acqua di valle, fango e canne, dove l’Agnese si è consumata da morta. Non l’abbiamo trovato. Dovremmo fare il funerale a vuoto, un funerale su un nome. Lei, che risultava sempre presente, che non mancava a nessuna chiamata, quella volta non c’era.

Un’esperienza simile visse Oriana Fallaci (1929-2006), che nella sua Toscana aiutava il padre, antifascista, come staffetta: vedere la sua terra martoriata dalla ingiustizie, sarà per Oriana un evento fortissimo, che farà della sua scrittura una continua forma di rivolta e analisi critica verso la realtà che la circondava.

Sono nata per essere uno scrittore e sarei uno scrittore anche se non avessi avuto le mani per scrivere.

Riccardo Santarelli

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