La Romania nella Seconda Guerra Mondiale

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Massimiliano Vino

Il coinvolgimento della Romania nella Seconda Guerra Mondiale fu uno degli episodi più significativi dell’intero conflitto. La Romania, alle soglie dello scoppio della guerra, era una monarchia costituzionale, guidata in realtà con regime quasi assolutistico da re Carol II. Dopo la Prima Guerra Mondiale, in cui i romeni si erano schierati al fianco dell’Intesa, il Regno, sorto dalla disgregazione dell’Impero Ottomano nei Balcani, aveva raddoppiato la propria superficie, annettendosi la Bessarabia, la Bucovina e la Transilvania, sottratte rispettivamente all’ex Impero Russo, alla Bulgaria e all’Ungheria. Era nata così la cosiddetta “Grande Romania” la quale racchiuse al suo interno non solo i rumeni prima parte dell’Impero Austro-Ungarico, ma anche ungheresi e tedeschi, divenendo così un regno multietnico. Il Re rimase legato dall’alleanza con inglesi e francesi (le cui lingue divennero d’uso comune tra la borghesia colta della Romania), temendo per la sopravvivenza del suo Regno, stretto tra gli interessi dell’Unione Sovietica e quelli della Germania di Hitler, entrambi interessati alle grandi risorse del suolo rumeno, in particolare al petrolio e al legname. La Romania godette di breve periodo di pace, fintanto che le due potenze rimasero rivali. Nell’aprile del 1938 il Re fece imprigionare Condreanu, capo del partito di estrema destra del Regno, la cosiddetta Guardia di Ferro, sostenuta da Italia e Germania. Nel 1939 tuttavia il patto Molotov-Ribbentropp fu causa dell’isolamento della Romania sul piano internazionale e, a fronte delle richieste sovietiche per riottenere la Bessarabia, il re dovette abdicare, cedendo la reggenza al generale Antonescu. Le forti pressioni russe spinsero il reggente ad allearsi con le potenze dell’Asse, per recuperare i territori sottratti dall’Unione Sovietica. Il passaggio della Romania dalla parte delle potenze dell’Asse, permise alla Germania di disporre di imponenti risorse, in vista dell’Operazione Barbarossa. Tuttavia l’avventura della Romania al fianco dell’Asse si chiuse già nel 1944, quando il successore di Carol, Michele I, costrinse Antonescu alle dimissioni dopo la disastrosa campagna in Russia. L’uscita della Romania dall’Asse aprì un pericoloso corridoio alla penetrazione delle truppe sovietiche verso il cuore del Reich tedesco, con conseguenze decisive per la vittoria finale degli Alleati.

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