Cibo e potere. Il sontuosissimo banchetto per le nozze di Annibale Bentivoglio e Lucrezia d’Este (1487)

(di Pier Paolo Alfei)

Cherubino Ghirardacci ha descritto il sontuoso banchetto organizzato a Bologna nel 1487 da Giovanni II Bentivoglio per celebrare il matrimonio del primogenito Annibale con Lucrezia d’Este.

(La lunga citazione è tratta da La fame e l’abbondanza. Storia dell’alimentazione in Europa di Montanari)

“(…) Il convito – simile a tanti altri di cui abbiamo notizia nelle cronache o nei trattati di cucina – durò sette ore, dalle 20 alle 3 di notte, durante le quali furono serviti: piccoli antipasti e cialde, con vino dolce di varie qualità; piccioni arrosto, fegatelli, tordi, pernici con ulive confette et uva, e pane;

un castello di zucchero con li merli e torri molto artificiosamente composto, pieno di uccelli vivi che, appena il piatto fu recato in sala, uscirono fuori volando con gran piacere et diletto de’convitati, vennero poi un capriolo e uno struzzo, attorniati da vari pastelletti, teste di vitello, capponi lessi, petti e lonze di vitello, capretti, salsicce, piccioni, con minestra et sapori, ossia salse;

poi furono presentati pavoni vestiti con le loro penne a guisa che facessero la ruota, uno per ciascun signore invitato; poi mortadelle, lepri e caprioli cotti in guazzetto, ma rivestiti con la loro pelle in modo così perfetto che si mostravano vivi; dietro ad essi vennero tortore e fagianiche dal becco loro ne uscivano fiamme di fuoco, accompagnati con agrumi e varie salse.

Poi torte di zucchero con mandorle, giuncate (forme di ricotta) e biscotti; e ancora teste di capretti, tortore, pernici di arrosto, e un castello pieno di conigliche uscirono fuori correndo con gran divertimento dei convitati; indi pastelletti di conigli e capponi vestiti. Fu poi la volta di un artificioso castelletto – si sarà osservato che l’architettura conviviale è prevalentemente modellata su questo simbolo eminente del potere con dentro un grosso porco che non riuscendo a venirne fuori gridava e ruggiva fra i merli; nel frattempo i servitori portarono porchette cotte intiere dorate, arrosti di più specie, anatre selvatiche et simili

Alla fine presentarono dolci di latte e gelatine, pere, paste, zuccherini, marzapani et alte simili gentilezzee prima di congedare gli ospiti furono distribuiti confetti speziati con precocissimi vini.

Tutto questo, come si ricorderà, prima di finire in tavola fu fatto sfilare sulla piazza, affinché il popolo vedesse tanta magnificenza(…) Le vivande non erano proposte l’una dopo l’altra in successione ma esposte – a gruppi – tutte insieme; ciascuno sceglieva secondo il proprio gradimento ma, soprattutto, doveva ammirare (proprio come il popolo) l’abbondanza e la qualità delle vivande, stupirsi per le modalità di presentazione e le invenzioni sceniche – come a teatro.

Mostrare è la nuova parola d’ordine.”

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