La vita a Milano al tempo di Napoleone

(contenuto proposto da Rosaria Fortuna)

Il 15 maggio del 1796 il generale Bonaparte entrò in Milano alla testa di quel giovane esercito che aveva passato il ponte di Lodi e dimostrato al mondo che, dopo tanti secoli, Cesare e Alessandro avevano un successore. […] Nel Medio Evo i lombardi repubblicani avevano dato prova di un coraggio non inferiore a quello dei francesi, e si erano meritati la distruzione della loro città ad opera degli imperatori tedeschi. Una volta diventati fedeli sudditi, la loro occupazione fu stampare sonetti su fazzolettini di taffettà rosa quando si sposava qualche ragazza nobile o ricca. Quanto a lei, la ragazza, due o tre anni dopo quel memorabile giorno si prendeva un cavalier servente: e certe volte il nome del cicisbeo, scelto dalla famiglia del marito, aveva un posto d’onore nel contratto di matrimonio. Tra quei costumi effeminati e le emozioni profonde suscitate dall’arrivo imprevisto dell’esercito francese, c’era senza dubbio un abisso. La vita cambiò, le passioni si risvegliarono. Il 15 maggio del 1796 tutto un popolo si rese conto di quanto fosse straordinariamente ridicolo, e in certi casi odioso, tutto ciò che aveva rispettato fino a quel giorno.”

Stendhal, La Certosa di Parma, Garzanti, 1973, pp. 5/6

Stendhal, pseudonimo di Henry Beyle, oltre per i suoi romanzi è noto per la sua vita tumultuosa tutta legata alle vicende del suo tempo. Conobbe l’Italia come ufficiale dell’esercito di Napoleone.

Rosaria Fortuna

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