America latina: la regione dalle vene aperte

(di Pier Paolo Alfei)

“Dalla scoperta ai nostri giorni, tutto si è trasformato sempre in capitale europeo o, più tardi, nordamericano. E, come tale, si è accumulato e si accumula in lontani centri di potere. Tutto: la terra, i suoi frutti e le sue viscere ricche di minerali, gli uomini e le loro capacità di lavoro e di consumo, le risorse naturali e le risorse umane.

Il loro modo di produzione e la struttura delle classi di ogni nostra regione sono state via via determinate dall’esterno, in base al loro inserimento nell’ingranaggio universale del capitalismo. Si è assegnato a ognuno una funzione, sempre a vantaggio dello sviluppo della metropoli straniera di turno; e si è resa infinita la catena di dipendenze successiva, catena che ha molto più di due anelli e che comprende anche – all’interno dell’America latina – l’oppressione esercitata sui piccoli paesi dai loro vicini più grandi e – frontiere all’interno di ciascun paese – lo sfruttamento esercitato dalle grandi città e dai porti sulle loro fonti interne di viveri e di manodopera. (Quattro secoli fa erano già sorte diciassette delle venti città latinoamericane oggi più popolate). (…)

La nostra sconfitta è stata sempre implicita nella vittoria degli altri; la nostra ricchezza ha sempre generato la nostra povertà per accrescere la prosperità degli altri: gli imperi e i loro caporali locali. Nell’alchimia coloniale e neocoloniale, l’oro si trasforma in ferraglia e i cibi in veleno.

Potosì, Zacatecas e Ouro Preto sono precipitati dal massimo splendore dei metalli preziosi nel baratro profondo delle miniere vuote, e la rovina è stata il destino della pampa cilena del salnitro e della selva amazzonica del caucciù; il Nordest saccarifero del Brasile, i boschi argentini di quebracho, o certi paesi petroliferi del lago di Maracaibo hanno dolorose ragioni per credere nella caducità delle fortune che la natura elargisce e l’imperialismo usurpa.

La pioggia che irriga i centri del potere imperialistico affoga le vaste periferie del sistema. Nello stesso modo, e parallelamente, il benessere delle nostre classi dominanti – dominanti all’interno e dominate dall’estero – è la maledizione delle nostre masse condannate a vivere come bestie da soma.”

Da: Il saccheggio dell’America latina. Ieri e oggi di Eduardo Galeano

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