La nascita del moderno Iran: i Safavidi

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Massimiliano Vino

I Safavidi erano una confraternita mistico-religiosa sunnita, originaria dell’odierno Azerbaigian iraniano.  Sotto la guida dei discendenti del capo della confraternita, Shaykh Ṣafī al-Dīn Ardabīlī (1252-1334), si conquistarono le simpatie degli sciiti, proclamandosi discendenti di Ali, marito di Fatima, figlia del profeta Maometto.  Da questo momento in poi si lanciarono in scorribande rivolte contro gli “infedeli” del Caucaso, per poi dirigersi contro i numerosi emirati e khanati che all’epoca componevano l’odierno Iran. Nel 1499 l’appena quindicenne Ismail fondò la dinastia Safavide, dichiarandosi un discendente dei Sasanidi, ultima dinastia persiana indipendente, prima dell’invasione araba.

La genesi dell’impero safavide ricorda molto da vicino ciò che stava avvenendo, contestualmente, in Europa. I Safavidi infatti cercarono per quanto possibile di costruire uno stato fortemente centralizzato il cui collante fosse rappresentato dall’elemento religioso (come lo era stato in Spagna con il cattolicesimo). Lo Sciismo divenne religione ufficiale dell’impero. L’Iran divenne così una teocrazia al cui vertice stava lo Shah (l’imperatore). Nel 1581 iniziò il momento di maggiore splendore dell’Iran dei Safavidi, con l’ascesa al trono (a soli dieci anni) di Abbas I, il quale regnò fino al 1628. Sotto Abbas i Safavidi, che si dotarono anche di cannoni e armi moderne, conseguirono importanti vittorie militari contro i nemici di sempre, i Turchi Ottomani, a cui strapparono il controllo dell’intera Mesopotamia. Lo Shah intrattenne relazioni diplomatiche molto intense con le potenze europee, in particolar modo con gli inglesi con cui intrattennero importanti scambi commerciali, facilitati dall’apertura delle nuove vie marittime intorno all’Africa, grazie alle quali era possibile aggirare gli intermediari ottomani. La corte di Abbas ad Isfahan divenne celebre per la sua magnificenza e per la sua opulenza e la capitale Safavide resta ancora oggi una delle più belle città dell’Iran.

Con la morte di Shah Abbas, tuttavia, incominciò un lungo periodo di crisi per la monarchia safavide. Le continue guerre con gli Ottomani portarono alla definizione di un confine (che è ancora quello attuale tra Iran e Iraq) tra i due imperi. Le lunghe sofferenze perpetuate ai danni dei sunniti, da parte Safavide, e degli sciiti da parte Ottomana, lasciarono profonde ferite, destinate a protrarsi ancora oggi. Nel 1720 l’afghano Mahmud marciò su Isfahan, conquistandola nel 1722 e deponendo lo Shah Safavide Sultan Husayn. Gli Shah successivi della dinastia rimasero da quel momento dei fantocci nelle mani delle dinastie locali degli Afsharidi e degli Zand. Questi ultimi nel 1760 deposero l’ultimo esponente dei Safavidi, Ismail III, diventando difatti i veri reggitori dell’Iran.

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3 thoughts on “La nascita del moderno Iran: i Safavidi

  • Buffo pensare che ad una dinastia turca e, in origine, fanaticamente sunnita, dobbiamo la sopravvivenza della lingua farsi e la affermazione dello sciismo. E sì perché altrimenti ivSafavidi sarebbero stati un doppione degli Ottomani, dai quali, essendo questi ultimi mediamente più potenti (le vittorie di Abbas dovendosi solo a rari momenti di contingente debolezza ottomana), prima o poi avrebbero finito con l’essere assorbiti. Da qui l’esigenza, benché Turchi, di appoggiarsi al nazionalismo iranico, rinfocola di anche attraverso il recupero come lingua di stato, e quindi anche di uso popolare comune, di quella che ormai era diventata una lingua quasi esclusivamente di uso letterario, visto che, nell’Iran del XV secolo, nell’uso comune era stata quasi del tutto sostituita da vari dialetti turchi. Da qui anche, persa la lotta con gli Ottomani per il possesso dell’Iraq, che resterà ottomano fino al 1918, e quindi del ricco affare del controllo delle carovane dei pellegrini per La Mecca, la volontà di puntare decisamente sullo sciismo, che, oltre a garantire indipendenza teologica dal sultano ottomano, califfo dei sunniti e protettore istituzionale di La Mecca e Medina, consentiva anche di dirottare parte del redditizio traffico dei pellegrini verso la tomba dell’ottavo imam del credo sciita, Reza (tra l’altro, l’ultimo storicamente certo), situata a Mashhad, città che ancora oggi è il vero luogo santo degli sciiti iranici, e che, trovandosi nel nord-est dell’Iran, era ben lontana dalle mire espansionistiche ottomane, a cui invece non sfuggirono le mesopotamiche, e quindi ben più esposte, Najaf e Karbala (anche per il possesso di queste si generò la dura lotta per l’Iraq tra Safavidi e Ottomani). In conclusione, possiamo dire che nel tardo Medio Evo, l’Iran era un paese sostanzialmente turco e sunnita, la Turchia un paese ancora in larga misura di lingua greca e religione cristiana, malgrado l’élite ottomana fosse turca e sunnita. Oggi, grazie ai Safavidi, la situazione è quasi capovolta.

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  • Condivido pienamente questo ragionamento. Effettivamente la scelta dello Sciismo fu dettata dall’opportunismo e dal timore che la nascente potenza ottomana spazzasse via uno dopo l’altro tutti i piccoli principati iraniani; cosa che sarebbe riuscita piuttosto facilmente, dato che la conflittualità interna sembrava impedire la formazione di una qualunque coalizione anti-turca (almeno quanto fu impossibile una Lega Italica anti francesi o spagnoli). Con i Safavidi (e ancora prima con l’Impero timuride) divenne evidente che due soli erano gli strumenti per tenere insieme le popolazioni dell’Iran: la forza militare e la religione. Quando una delle due componenti è venuta a mancare sono venuti a mancare i presupposti per la sopravvivenza di un determinato regime. I Safavidi hanno compreso di poter unire tutte le popolazioni dell’odierno Iran sotto il loro vessillo creando un potente esercito, con armamenti ottomani, e trasformando lo Sciismo in una sorta di simbolo di unità nazionale.
    Vorrei far notare un altro fatto curioso: fu grazie agli Shah Safavidi che nacque uno Sciismo di stato, con un proprio clero avente al vertice lo stesso Shah.
    Ebbene sarà lo stesso clero sciita, nel 1979, a segnare il destino del regime degli Shah in Iran.

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  • Salve, scrivo per chiedere consigli su testi e monografie per poter approfondire l’argomento.
    In particolar modo la storia dei Safavidi dalla nascita della comunità sufi in Azerbaigian sino all’ultimo Shah Safavidi di Persia e riguardo i rapporti tra la Persia dei Safavidi e i vari protetoriati mussulmani stanziati nell’area dell’odierno Azerbaigian.

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