La visione storica di Eugenio Montale

La storia non si snoda
come una catena
di anelli ininterrotta.
In ogni caso
molti anelli non tengono.
La storia non contiene
il prima e il dopo,
nulla che in lei borbotti
a lento fuoco.
La storia non è prodotta
da chi la pensa e neppure
da chi l’ignora. La storia
non si fa strada, si ostina,
detesta il poco a poco, non procede
né recede, si sposta di binario
e la sua direzione
non è nell’orario.
La storia non giustifica
e non deplora,
la storia non è intrinseca
perché è fuori.
La storia non somministra carezze o colpi di frusta.
La storia non è magistra
di niente che ci riguardi. Accorgersene non serve
a farla più vera e più giusta.

La storia non è poi
la devastante ruspa che si dice.
Lascia sottopassaggi, cripte, buche
e nascondigli. C’è chi sopravvive.
La storia è anche benevola: distrugge
quanto più può: se esagerasse, certo
sarebbe meglio, ma la storia è a corto
di notizie, non compie tutte le sue vendette.
La storia gratta il fondo
come una rete a strascico
con qualche strappo e più di un pesce sfugge.
Qualche volta s’incontra l’ectoplasma
d’uno scampato e non sembra particolarmente felice.
Ignora di essere fuori, nessuno glie n’ha parlato.
Gli altri, nel sacco, si credono
più liberi di lui.

E. Montale, La storia, dalla raccolta Satura (1971)


Il componimento è suddiviso in due parti. La prima (occupata da un’unica, lunga strofa) accumula una serie di negazioni, per dire ciò che la storia non è e rovesciare così i luoghi comuni che la cultura europea ha costruito sul concetto di storia. Quest’ultima, dice Montale:

– non obbedisce ad alcuna logica intrinseca (non è una catena), perciò quello che è avvenuto dopo non può giustificare nulla di ciò che è successo prima
– non procede verso nessuna direzione determinata
– non è il prodotto di una provvidenza o di una filosofia.
– non ha nulla da insegnare a chi osserva il passato.

Dopo la serie delle negazioni, la seconda parte della poesia (divisa in due strofe più brevi) passa alla pars costruens, ovvero dice ciò che la storia è. Ma c’è pochissimo, quasi nulla, da dire o da sapere sul suo conto. La storia si lascia dietro anfratti e ripari in cui ci si può infilare per nascondersi. Essa infatti non punisce e non premia nessuno e quindi qualcuno può sopravvivere alla meglio. Ma chi riesce a sfuggire alla rete a strascico della storia non è neppure consapevole della propria (relativa) fortuna.

La dissacrante parodia del poeta non ci lascia speranze o attese. Coerentemente, anche le strutture sintattiche e stilistiche sembrano svilupparsi alla rinfusa, irrazionalmente, come appunto irrazionale è la storia degli uomini: la poesia si fa specchio del caos che ci circonda e che, soprattutto è dentro di noi.

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