Shining ed i genocidi

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Le opere d’arte offrono delle opportunità e chi si trova a contatto con esse ha il compito di estrapolare un senso apportando il proprio bagaglio culturale, quindi in quest’articolo vorrei analizzare il film “Shining”, mostrando come in esso sia presente l’influenza delle grandi stragi della storia sul presente, riprodotto nei protagonisti del film.
E’ già emblematica la colonna sonora iniziale, il Dies Irae di Berlioz che funge da sottofondo al viaggio della famiglia di Jack Torrence verso l’Overlook Hotel. Nel Dies Irae possiamo percepire dei suoni spettrali somiglianti ad ululati fantasmagorici che perseguitano la famiglia nell’auto, ripresa da una telecamera aerea che non dà punti di riferimento. In questa prima scena possiamo percepire le voci provenienti dal passato che aleggiano intorno al nucleo famigliare.
L’Overlook Hotel è costruito sopra un cimitero in cui sono sepolti i corpi dei nativi americani e possiamo notare appese alle pareti numerose foto raffiguranti personaggi indiani. Il fatto che l’hotel sia costruito sopra un cimitero nativo è la chiara rappresentazione dell’occultamento dei fatti storici riguardanti il genocidio dei nativi da parte dei bianchi colonizzatori. Se si guarda con attenzione le pareti dell’Hotel si vedono dappertutto i riferimenti agli indiani d’America. Un altro chiaro oggetto che rimanda ai nativi è il barattolo che si trova nella dispensa dell’Hotel, con su scritto “Calumet”. La pipa Calumet veniva fumata dai nativi nel momento in cui si sanciva un trattato di pace tra tribù, infatti proprio in quella stanza vengono instaurati dei rapporti tra il cuoco dell’hotel e Danny prima e tra Jack e Gready poi.
Nel film sono presenti anche numerosi stemmi rappresentanti delle aquile, chiaro simbolo del potere statale, secondo Jung archetipo dell’imperialismo occidentale. L’aquila è stata utilizzato dai romani, dai nazisti, dai fascisti e rappresenta anche il dominio americano. In determinate scene, oltre che sulla maglia di Jack (futuro pazzo omicida), l’aquila si trova anche sulla macchina da scrivere di marca tedesca con cui Jack lavorerà al suo romanzo.
È interessante analizzare la famosa scena in cui Jack imita il lupo cattivo de “I tre porcellini” cartone animato di Walt Disney premiato con il premio Oscar nel 1934. Essendo un Freudiano, Kubrick dava molta importanza ai significati delle fiabe e allo scioglimento dei significati allegorici presenti nei personaggi. Il lupo ne “I tre porcellini”, era il l’emblema della fame del popolo americano durante la Grande Depressione e i porcellini rimandano ai governanti americani. Negli anni della seconda guerra mondiale, fu mutato il significato del lupo da preda affamata ad allegoria dell’aggressione militare.
Nei personaggi del film possiamo notare un certo timore ad affrontare delle faccende avvenute in passato e questo lo si può dedurre nel dialogo tra Denny ed il cuoco Dick Hallorann nel momento in cui spiega a Denny che in passato sono avvenute cose non proprio giuste e questi avvenimenti sono la causa delle sue visioni di sangue che inonda il corridoio dell’hotel, oppure quando Jack incontra l’assassino della sua famiglia Grady, quest’ultimo dimostra di non ricordarsi dell’omicidio efferato che ha compiuto. In Grady troviamo racchiusa l’efferatezza umana e la sua caratteristica intrinseca di dimenticare le stragi compiute per poi commetterle in maniera ciclica, infatti sarà poi Jack Torrence, insidiato dallo stesso Grady, a tentare di uccidere la sua famiglia. La trama del film riguarda chiaramente la distruzione sia del piccolo nucleo famigliare che della grande famiglia umana di cui tutti facciamo parte.
Il finale del film ricorda vagamente la leggenda del Minotauro, esso è incentrato sulla figura di Jack Torrence che si perde nel labirinto del passato, della ferocia e della follia umana, mentre suo figlio Danny riesce ad uscire indenne ripercorrendo i suoi passi, in modo tale da prendere contatto con il passato rimasto fino ad allora un’ entità oscura e spettrale che aleggiava intorno ai personaggi del film, causando loro visioni sinistre di sangue che inonda il corridoio, di bambine trucidate, di feste da ballo borghesi, di sottomissione erotica dello spirito alla società benestante americana e tante altre che rendono il film inquietante.
La foto di Jack immortalato nella fotografia datata luglio 1921 è stata inserita da Kubrick nel finale del film in modo tale da accrescere il mistero sul senso del film stesso e porsi domande che attivino l’attività intellettiva degli spettatori. Ci sono molte ipotesi a riguardo ma nessuna definitiva, l’arte non è una scienza esatta. Kubrick nel costruire i suoi film, è solito creare una trama reale visibile al grande pubblico e riempire il set di simboli enigmatici in modo tale di ampliare il senso stesso dell’opera. Il senso della grande arte è quello di contenere ampie risonanze dell’essenza umana che vadano a turbare l’animo degli spettatori ed è per questo che ad oltre trent’anni dall’uscita del film “Shining” ancora continuiamo a guardarlo,esaminarlo e porci interrogativi trovando nuove ipotesi sul suo significato.
“Shining” è un’opportunità.

Alessandro Luzi

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