Piccolo dizionario del Medioevo europeo. A come Armatura.

di Chiara Sampaolesi

Poiché l’immaginario collettivo rappresenta la figura del cavaliere come inscindibile rispetto alla sua armatura, molti ignorano che quest’ultima fu invenzione del tardo medioevo e che la maggior parte di quelle esposte in musei e castelli, in realtà sono state fabbricate solo nella seconda metà del Quattrocento, quando non nel Cinquecento o addirittura nel Seicento.

Nei primi secoli del Medioevo, infatti, le uniche armi da difesa dei guerrieri sono lo scudo di legno e un elmetto, equipaggiamento che, a partire dall’VIII secolo (cioè quando si inizia a combattere prevalentemente a cavallo), si arricchisce di cotte in maglia di ferro o in cuoio borchiato; tuttavia in questa fase l’elmo serve a proteggere solo la testa, mentre il volto resta ancora scoperto e vulnerabile.

Tale dotazione “di base” del cavaliere si evolve fino alla comparsa di un elmo cilindrico chiuso che poggia sulle spalle e, fatto ancor più rilevante, alla fine del Duecento viene potenziata dall’uso di piastre metalliche modellate che, applicate sulla cotta di maglia, servono per proteggere dapprima solo le giunture, poi anche il torace e tutto il resto del corpo: è la novità capace di portare all’armatura così come la conosciamo, quella cioè con l’intero corpo del cavaliere coperto da piastre di metallo articolate tra loro in maniera talvolta anche molto complessa; si tratta un oggetto di grande precisione e talvolta anche di grande valore, che però (come dimostrato dallo studio delle fonti iconografiche quali miniature, dipinti, e sigilli nobiliari) prende piede solo a partire dal 1330.

Miniatura dal Roman de Tristan (Musée Condé MS 648, fol. 199r), 1440-1460
Roman de Tristan (Musée Condé MS 648, fol. 199r), 1440-1460

L’uso dell’armatura, che i progressi tecnici riescono a rendere sempre più leggera e resistente, persiste in maniera pressoché universale presso i nobili per tutto il Quattrocento e finanche nel Cinquecento; essa perderà terreno e il suo uso sui campi di battaglia diverrà sempre meno frequente solo con il perfezionamento delle armi da fuoco e con la crescente importanza in guerra dei reparti di fanteria rispetto alla cavalleria.

Ci si chiederà allora da dove nasca l’iconografia del cavaliere racchiuso nella sua bella quanto ingombrante armatura. Essa trae le sue origini dalle armature da torneo indossate dai cavalieri durante le giostre: rimaste in voga anche dopo la scomparsa delle armature da guerra, al contrario di quelle (studiate per essere resistenti ma sufficientemente leggere da poter essere indossate per molte ore) queste ultime risulteranno essere invece particolarmente ponderose ed voluminose, in quanto concepite come riparo da colpi di lancia estremamente violenti e soprattutto per un utilizzo di breve periodo. Da qui l’immagine suggestiva del cavaliere che, “inscatolato” in un’armatura esageratamente pesante, poteva essere issato in sella al suo destriero solo mediante l’uso di un argano.

Armatura

(fonte: Barbero-Frugoni, Dizionario del Medioevo, Roma, Laterza, 1994)

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