Fiat productio et pereat homo

“Non riesco a stabilire se quel senso di attesa, quell’atmosfera di tensione, che rende precipitoso ogni atto, ogni momento della vita tedesca di oggi, sia una mia impressione, derivi da una mia inquietudine interna, oppure sia veramente nell’aria. Ho l’impressione che, effettivamente, anche nella fase precipitosa con la quale la vita si svolge a Berlino, favorita dal clima stimolante, e in tutti i suoi settori, da quello affaristico a quello intellettuale (ci sono sempre tre o quattro conferenze o concerti o teatri importanti nello stesso giorno e la gente si scapicolla per afferrare almeno un pezzetto di ognuno), ci sia una certa ansia sotterranea, come di cosa che occorre afferrare, perché sono le ultime occasioni di vita, le ultime occasioni, dopo le quali, che cosa? Una guerra civile, un crollo, una distruzione definitiva dell’Europa centrale? E tutto questo in mezzo a fiumi di discussioni, di piani, dove l’intelligenza e una formidabile preparazione tecnica e precisa documentazione, si mescolano sempre, in tutti, a qualsiasi corrente appartengano, con fumosi filosofemi, infantili mitologie, assenza di concretezza. E il misticismo è vicino, come non mai, al marchese de Sade.”

           Ranuccio Bianchi Bandinelli (Berlino, gennaio 1933)

di Pier Paolo Alfei

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