La condizione delle donne tra maternità e sfumature

(di Rosaria Fortuna) La condizione delle donne è argomento perenne di discussione perché da secoli, loro è il monopolio della cura, e dell’accudimento anche in virtù della funzione peculiare delle donne: la possibilità assoluta di generare. Questo è il nocciolo di tutte le questioni e forse il problema per certi versi più grande per una donna. Donne si diventa, e niente conta avere dei figli perché le potenzialità di una donna sono molte di più della maternità, semplicemente perché per far fronte al trauma della maternità, alle donne viene assegnato uno spazio ed un tempo differente rispetto ad un uomo. Se un uomo ragiona in maniera piana, una donna cercherà di inquadrare qualsiasi cosa nella maniera più cervellotica. L’accudimento ha bisogno di uno spazio anche per la riflessione, e per la costruzione di un io che vada al di là dell’accudimento stesso. Operazione non facile, e non alla portata di tutte proprio perché le fasi della vita delle donne sono complesse e oggi anche Klimt con la sua rappresentazione della femminilità attraverso gli anni è abbondantemente superato. Semplicemente perché la maternità è un momento nella vita di una donna, non la massima espressione di sé. Così la rappresentazione di una donna adulta non può essere solo quella di una donna che non potendo più essere madre si decompone. A furia di credere questo si arriva poi a legittimare qualsiasi comportamento sbagliato in relazione alla gioventù, a discapito di un’età differente che non comprende la procreazione, ma una vita tutta per sé. Del resto il bisogno di pratiche di sottomissione a letto conclamate e edulcorate, le sfumature e tutto il mondo che gli gira intorno, dimostrano che le donne hanno introiettato una visione del mondo che ormai neppure è più maschile, un uomo adulto cerca una compagna che gli sia pari non di certo una bimbaminkia. A questo punto bisognerebbe ripartire dalla lettura dei classici per bambine da: “Piccole donne” passando per le grandi infedeli della letteratura Anna e Emma, esempio di un malessere determinato da una presa d’atto con conclusione scontata, ma sono degli uomini a scrivere, e quindi devono in qualche modo arginare e punire il bisogno di emancipazione delle loro protagoniste letterarie, per approdare alla letteratura erotica, Saffo compresa. Tutto da leggere prima dei quindici anni. Dopo, al massimo si può essere una fotocopia di Cornelia che distrattamente contempla Klimt, e le sue età della donna.
Rosaria Fortuna
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