Un caso del furore profetico di Platone: l’Oracolo di Delfi

Platone (e la tradizione greca in generale) fa di Apollo il patrono del “furore profetico”, ma degli esempi che cita, solo la Pizia di Delfi è di ispirazione apolinnea.
A Delfi, a quanto sembra, presso quasi tutti gli oracoli, Apollo si manifestava non per mezzo di visioni, ma attraverso “entusiasmo” :il Dio entrava nella Pizia e si valeva dei suoi organi vocali come fossero i suoi propri, è per questo che i responsi delfici di Apollo sono sempre enunciati in prima persona, mai in terza. In seguito vi fu chi giudicò poco dignitoso per un essere divino penetrare in un corpo mortale, e preferì credere che ogni forma di furore profetico derivasse da una facoltà innata che l’anima può sfruttare in certe condizioni, quando cioè il sonno, la trance o il rituale religioso la liberino sia dalle ingerenze del corpo, sia dal freno della ragione.
Anche la condizione psicologica della Pizia non ci è troppo nota. Sarebbe interessante conoscere in che modo veniva scelta e come veniva preparata all’altro ufficio; con certezza si sa solo che la Pizia dei tempi di Plutarco era figlia di un povero agricoltore, donna onesta e rispettabile, ma non molto istruita e senza esperienza. Di pari interesse sarebbe conoscere se, all’uscita dallo stato di trance,essa ricordava ciò che aveva detto in quello stato, cioè se la sua possessione era di tipo sonnambulico o lucido.

Ci sono buoni motivi per ritenere che la trance della Pizia fosse indotta per autosuggestione, come quella dei medium moderni. La precedevano una serie di atti rituali: la Pizia faceva il bagno e forse beveva nella sacra sorgente; prendeva contatto col dio per mezzo dell’albero a lui sacro, l’alloro, sia tenendone in mano un ramo, o forse qualche volta masticandole. Alla fine si sedeva sul tripode, cioè creava un ulteriore contatto col dio occupandone il seggio rituale.
Quanto ai famosi “vapori” ai quali un tempo si attribuiva l’ispirazione della Pizia, sono un’invenzione ellenistica. Questa teoria fa meno parlare di sé da quando gli scavi francesi hanno dimostrato che oggi non vi sono vapori a Delfi, e non esiste l’ “abisso” da cui un tempo avrebbero potuto uscire.

Comunque il prestigio dell’oracolo doveva essere ben radicato per sopravvivere ad alcuni evidenti casi di manipolazione da parte del clero delfico: Aristotele nella Costituzione degli Ateniesi riporta che gli Alcmeonidi si guadagnarono l’appoggio dei sacerdoti di Delfi e in particolare della Pizia dando i fondi per la sua ricostruzione. Ed è proprio la Pizia a fare pressione a Cleomene di Sparta affinchè intervenisse con gli Spartani a fianco degli Alcmeonidi per liberare Atene dalla tirannide.

Esattamente tre anni dopo la morte di Ipparco, dato che la situazione in città era critica, egli si mise a fortificare Munichia, con l’intenzione di stabilirsi là; ma intanto fu scacciato da Cleomene re di Sparta, perchè gli oracoli raccomandavano insistemente agli Spartani di abbattere la tirannide. (…)
Fallendo dunque ogni iniziativa, si fecero assegnare in appalto la costruzione del tempio, e così si arricchirono per conquistare il soccorso spartano. E la Pizia ingiungeva sempre agli Spartani, quando la interrogavano, di liberare Atene finchè convinse gli Spartani.

Gli Spartani erano un popolo estremamente religioso e quindi anche se non erano mai molto convinti ad impegnarsi lontano dal Peloponneso, in quel caso si decidono ad intervenire.

La stupefacente fiducia attribuita all’oracolo di Delfi sta nel fatto che la Grecia non aveva né una Bibbia né una Chiesa: ed ecco dunque a colmare la lacuna Apollo, vicario in terra del Padre celeste. Senza Delfi, la Grecia difficilmente avrebbe potuto resistere alla pressione cui venne sottoposta nell’età arcaica. Grazie alla sua scienza divina, Apollo avrebbe suggerito che cosa fare nei momenti di ansia e di paura; egli conosceva le regole del gioco complicato che gli dèi giocano con l’umanità.
I Greci avevano fede nel loro oracolo, non per folle superstizione, ma perchè non potevano fare a meno di crederci.

Di Claudia Sediari
Fonte: “ I Greci e l’irrazionale ” di Eric R. Doods

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