Dibattiti sul corsetto nell’età di Vittoria

Chi ama odiare l’Ottocento, e chi ama odiare l’età vittoriana finirà inevitabilmente a discutere della crudeltà del corsettoNon è qui mio intento difendere questo peculiare capo d’abbigliamento, o unirmi alle chiacchiere di strada; tuttavia, vanno prima considerati alcuni punti fondamentali.

Non esiste un corsetto universale, né una sola tipologia storica, che si è perpetuata con il suo carico di dolori per generazione e generazione. Al contrario, come ogni capo d’abbigliamento, il corsetto si è evoluto e modificato in accordo alle mode e alle bizzarrie del momento. Accusare IL corsetto di ogni distrofia del corpo femminile non ha molto senso.

Il corsetto non veniva solo indossato dalle classi alte, ma anche dalle mogli del proletariato, della bassa e media borghesia e da donne che svolgevano lavori manuali più o meno leggeri. La conseguenza che ne dobbiamo trarre, è che il corsetto non era poi così universalmente scomodo, se veniva indossato dalla metà femminile di ogni ceto sociale. E possiamo tranquillamente osservare che gli stereotipi che vi attribuiamo solitamente sono da restringere al ristrettissimo campo dell’1% dell’alta aristocrazia.

Non sono però un esperto né di storia dell’abbigliamento, né specificatamente della storia del corsetto: è per questo che ho pensato di offrirvi una variopinta carrellata di citazioni pro e contro il corsetto, da medici e salutisti dell’età vittoriana. Servirà a illustrarvi efficacemente un dibattito che era già in corso nell’Ottocento, con modalità e argomentazioni ormai a noi molto lontane.

 

corsetto

A favore del corsetto…

 

“Una donna col busto è una menzogna, una finzione, ma per noi codesta finzione è migliore della realtà.”

Eugene Chapus, Manuel de l’homme et de la femme comme-il-faut, Paris, 1862.

 

“Lo stato sociale condanna le donne alla vita sedentaria indebolendo tutto il loro sistema muscolare a causa della mancanza di esercizio; da qui deriva una sensazione di fatica che esse provano allorquando si trovano in posizione seduta o eretta, vi ovviano usando il busto che non serve tanto a raddrizzare la colonna vertebrale quanto a fornire un punto di appoggio al tronco sbilanciato in avanti, la posizione di semiflessione in avanti è loro abituale durante le loro occupazioni sedentarie e, senza la resistenza del busto, questa posizione verrebbe a essere esagerata dal peso della testa, del seno e di tutti visceri addominali e toracici.”
Dottor Michel Levy

 

“I busti che si portano al giorno d’oggi (…) sono vantaggiosi per il sostegno e l’appoggio che danno al corpo, alle viscere che tendono a essere trascinate dal loro peso, o che sono mal contenute nelle loro cavità.”
Dottor Donnè, Hygiene des gens du monde, del 1870

 

“Abbiamo udito tempo fa il nostro venerabile maestro, il professor Roux, esclamare con accenti di profonda convinzione che tutti gli uomini dovrebbero portare un sospensorio. E non si può egualmente affermare a giusto titolo che tutte le donne adulte, anche se hanno rotondità normali, dovrebbero portare un busto, vero sospensorio delle ghiandole mammarie, non meno sensibili delle ghiandole spermatiche e non meno esposte a scosse e pericolosi spasmi?”
Dottor Bouvier

 

“Per quanto riguarda i busti di oggi, (…) si ha la pretesa, come un tempo, di dedurre l’influenza di codesto indumento sulle deformazioni del rachide, dalla sua maggiore frequenza fra gli abitanti delle città piuttosto che fra quelli delle campagne, fra la classe ricca piuttosto che fra le famiglie povere, e fra i popoli della vecchia Europa piuttosto che in molte colonie europee, come se gli individui così presi in considerazione non differissero che per l’unica condizione di portare o meno il busto; e come se le loro diverse costituzioni, forze fisiche, tipi di vita, di disposizione ereditaria, di malattia, di razza e via dicendo non fornissero altrettante cause ben capaci di rendere ragione della loro difformità per ciò che concerne la regolarità dello sviluppo del rachide. E, del resto, oggi che non si suole mettere il busto alle ragazze se non verso l’età pubere, è impossibile attribuire alla sua influenza, deformazioni che cominciano quasi sempre prima di quest’epoca. Talora ho visto flessioni laterali della spina dorsale progredire con maggiore rapidità perché non era usato in tempo utile un busto; invece non ho mai osservato che il suo uso entrasse in qualche modo nell’insorgere di questa difformità.”
Dottor Bouvier

 

corsetto

Decisamente contrari al corsetto…

 

“Molte malattie per colpa (…) del busto. Corpi gracili, spalle troppo strette. Due su quattro han ossa che promettono, una su quattro ha ossa che non daranno niente. Un quarto di loro finirà tisico a Nizza. E un altro quarto si trascinerà, a ventisei anni, sei giorni su sette, su una sedia a sdraio.”
H. Taine, Notes sur Paris, 1867

 

“Quante gastriti, malattie di fegato, emicranie, inquietudini e depressioni sarebbe stato facile guarire allentando un laccio del busto e che, arrivate a un certo stadio, diventano incurabili, scavando una fossa prematura sotto gli occhi di una famiglia sconsolata che spesso, ammirando donne dal corpo deforme a forza di essere sproporzionate, ha incoraggiato quest’aberrazione.”
De la politesse, Contessa Drohojowska

 

“Possa il seguente quadro far aprire gli occhi a quelle madri cieche che, nella speranza di dare una vitina di vespa alle loro figlie, le rinchiudono in tenera età in un busto inflessibile. Questo quadro è il risultato di quarant’anni di osservazioni. Su 100 ragazzine che portano il busto:
25 muoiono per malattie di petto
15 muoiono in seguito al primo parto
15 restano inferme dopo il parto
15 restano deformi
30 resistono ma, presto o tardi, saranno afflitte da indisposizioni più o meno gravi.”

Dottor Debay, Hygiene et Physiologie du mariage

 

“E’ un gravissimo errore, accreditato presso le madri, quello che fa loro considerare il busto come un eccellente mezzo per correggere i difetti di vita e di portamento delle loro figliole, sicché si affrettano ad applicare quella camicia di forza a queste fragili creature il cui torso ben presto devia dalla sua normale rettitudine e comincia a curvarsi in avanti, all’indietro, a destra o a sinistra. Questo errore delle madri contribuisce non poco ad aumentare il difetto o la deformità che cercano appunto di combattere.” (…)

“Se nelle città si trovano tanti seni serrati e deformi alla base, se il petto delle signorine fra i diciotto e i vent’anni non ha il volume e il saldo contorno di quelle campagnole, se le cittadine non offrono in generale che un seno poco sviluppato, molle, flaccido anzitempo e sprovvisto di un capezzolo adeguato, bisogna accusare il busto. E se fra le donne della città ve ne sono tante di gracili e deformi, che una volta madri, non hanno seno da porgere ai loro bambini, è al busto che devono in parte questo triste risultato. E se ve ne sono tante che muoiono tisiche, è ancora il busto ad esserne la causa.”

Dottor Debay, Hygiene et Physiologie du mariage

 

“Chiunque sia stato ammesso all’interno di queste case in cui si educano le signorine con grande rigidità ha udito il grido, cento volte ripetuto, di una madre alla figlia:

“ Signorina, state diritta!” Ma, per poter obbedire, la povera piccola dovrebbe essere mandata a giocare e a correre all’aria aperta, con una corda o un cerchio in mano. E, in luogo di tutto ciò, le mettono una stecca. La chiudono dentro un busto con le stecche e i ferri, che le strazia il corpo soffocandola. Ed ecco cosa succede: a sedici anni la ragazza è gobba. E, se non è gobba, è cloritica, con uno stomaco inservibile; ansima invece di respirare, ha le braccia come fusi e le gambe come bacchette di tamburo; pare che mangi gesso o carbone: è il momento di maritarla!…”

Dottor Delmas, Hygiene et Medecine, pag 1082

 

“La signora V*** aveva una giovane figlia di diciotto anni, additata per la sua grazia e la sua bellezza, di carattere delizioso ed educata alla perfezione, alla quale diceva:

<< Non farai mai un buon matrimonio, se non ti stringi la vita! Ma guarda le tue cugine; a cosa devono la loro fortuna? … >>
E la povera ragazza si stringeva, non per speculazione, come immaginava la madre, bensì per obbedirle. La signora V*** fece sposare alla figlia un signore di trentasei anni, abbastanza brutto, e che lei credeva più ricco di quanto non fosse; ma adorava i vitini di vespa. La povera giovane continuò a stringersi la vita per piacere al marito. Questo personaggio squallido, che io ho conosciuto, non era solo egoista, ma anche vacuo, bisbetico e dispotico.
Dopo diciotto anni di matrimonio e supplizi, la sua infelice moglie morì di un’infiammazione dei visceri. i medici constatarono che il suo busto era di otto o dieci centimetri troppo stretto.”

Charles Dubois, Considerations sur cinq fleaux:l’abus du corset, l’usage du tabac, la passion du jeu, l’abus de liqueurs fortes e l’agiotage (1857)

 

Fonti:

Il Sopra e il Sotto della borghesia, di Philippe Perrot

Blog dell’autore: Cronache Bizantine.

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