Il sogno di un’America diversa: Lovecraft e l’Americanismo

Lovecraftyoung

di Massimiliano Vino

Gli Stati Uniti d’America divennero un’entità indipendente dall’impero coloniale inglese nel 1783 con il Trattato di Parigi. Da quel momento si aprì un lungo dibattito all’interno dei circoli intellettuali del giovane Stato, riguardo al ruolo culturale che gli Stati Uniti avrebbero potuto avere all’interno del mondo occidentale. Almeno nelle fasi iniziali la cultura, in particolare letteraria, dell’America poteva ancora inquadrarsi nella più ampia sfera della letteratura anglosassone. Elementi nuovi incominciarono in parte a manifestarsi in seguito, grazie al lento proliferare di alcune grandi personalità letterarie come Edgar Allan Poe ed Hermann Melville.

Entrambi furono testimoni di quella fase di passaggio, coincidente all’incirca con tutto il XIX secolo, in cui gli Stati Uniti divennero sempre più consapevoli delle proprie immense potenzialità economiche. Fu questo il secolo in cui si consumò il più sanguinoso conflitto combattuto sul suolo statunitense: la guerra di secessione, vinta dagli Stati del Nord. Fu questo il secolo in cui l’America latina divenne, lentamente, una colonia finanziaria e commerciale degli Stati Uniti. Il grande sviluppo economico che accompagnò gli Stati Uniti in questo secolo determinò un incremento esponenziale del flusso di immigrati, provenienti perlopiù dall’Europa. Agli albori del XX secolo gli Stati Uniti erano divenuti così una delle nazioni più industrializzate e potenti del mondo, ciononostante il dibattito sul vero retroterra culturale del Paese finì, anzi, per acuirsi: Che cosa significava veramente “essere americani”?

Una interessante riflessione sul senso dell’ “essere americani” proviene da uno dei più noti scrittori americani del ‘900, Howard Phillips Lovecraft (Providence, 1890-1938), uno dei grandi pionieri del genere fantascientifico e horror, per inclinazioni un conservatore e un tradizionalista. Nella sua breve riflessione “The Americanism”, Lovecraft attacca le definizioni date dai suoi contemporanei sull’”Americanismo”, ad esempio il concetto di “Libertà”, definendoli come generici ed astratti: << Osservatori un po’ meno superficiali chiamano in causa il principio astratto di “Libertà”, sostenendo che sia questa la nota fondamentale dell’Americanismo, e interpretano questo principio, degno della massima stima, come se fosse qualcosa che va dal bolscevismo al diritto di bere birra al 2,75 per cento >>  (H.P.Lovecraft, The Americanism).

Tali concetti di “Libertà” o, ancora, di “Opportunità” non sono chiaramente definibili senza << ricondurre questa qualità alla sua matrice europea >>(cit.). L’”Americanismo” lovecraftiano costituisce un passo indietro, cronologicamente, rispetto alle nuove idee circolanti nel periodo, in quanto secondo l’autore di Providence non si tratterebbe che di “sentimento anglosassone dilatato”(cit.): << E’ lo spirito dell’Inghilterra, trapiantato in terra di diversità e di spazi immensi, e nutrito per un certo periodo in condizioni pionieristiche che sono state necessarie per poter accrescere i suoi aspetti “democratici” senza intaccare le sue virtù fondamentali.>> (cit.). Il punto di riferimento di Lovecraft è un mondo anglosassone diverso da quello della seconda rivoluzione industriale, dell’espansione del capitalismo e dell’imperialismo. Per Lovecraft i valori del “vero americano” sono quelli dei padri fondatori e quelli del New England di epoca coloniale ed immediatamente post-coloniale: << E’ lo spirito della verità, dell’onore, della giustizia, della moralità, della temperanza, dell’individualismo, della libertà conservatrice, della magnanimità, della tolleranza, dell’iniziativa, dell’industriosità e del progresso – che è “Inghilterra” – oltre all’elemento di eguaglianza e di opportunità portato dall’insediamento dei pionieri. >>( cit.).

Il riconoscimento dell’eredità anglosassone implica in Lovecraft un rifiuto dell’ultima definizione di “Americanismo” diffusa nel periodo: quella del “calderone etnico”. Riconoscendo il contributo degli immigrati alla costruzione dell’America, Lovecraft invita tuttavia a riconoscere come necessario che << gli stranieri che scelgono l’America come luogo in cui vivere, accettino la lingua e la cultura dominanti così come rispettano le proprie, senza cercare di cambiare le nostre istituzioni […] >>. Lovecraft si mostra timoroso per il destino multietnico del proprio Paese, ed è interessante notare come la sua riflessione fosse già indietro con i tempi, dal momento che lo sviluppo industriale americano si accompagnò, quasi necessariamente, ad un flusso sempre crescente di immigrati, principalmente europei, e ad un progressivo distacco dalla “grande sfera culturale anglosassone” come veniva intesa e sognata dallo scrittore. Eppure la riflessione del “solitario di Providence” resta una tra le più interessanti del periodo, in quanto permette di cogliere l’opinione di un uomo di cultura americano sul primo grande esperimento “multiculturale” del mondo industrializzato.

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One thought on “Il sogno di un’America diversa: Lovecraft e l’Americanismo

  • Gran bell’articolo!
    Lovecraft in realtà nei primi vent’anni era addirittura contrario alla rivoluzione americana in sè, in quanto fervido englishman ben ancorato nella puritana New England. Dopo, col tempo, ammorbidì le proprie posizioni fino a giungere a un socialismo “moderato” negli ultimi anni di vita (sul modello del new deal di Roosevelt)

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