Operazione “Modellhut” : Coco Chanel nel tentativo di fermare la guerra

Coco Chanel è stata, e continua ad essere, un personaggio che fa discutere nel bene e nel male. Dopo aver creato quasi dal nulla un impero economico nel campo della moda, Coco, all’apice del successo, deve affrontare il secondo conflitto mondiale e tutto ciò che ne consegue. Neppure la conquista di Parigi da parte dei tedeschi e le restrizioni della guerra sembrano toccare la stilista e la sua cerchia di amici: chiuso  suo atelier di Rue de Cambon, Coco si rifugia al hotel Ritz. Ed è proprio in questi anni che Chanel intraprende la relazione ultradecennale con un membro dell’ambasciata tedesca a Parigi, Hans Günter von Dincklage, di tredici anni più giovane di lei, chiamato dagli amici Spatz.

Per alcuni, Spatz, era solo un bel giovane, biondo e prestante, per altri, una spia nazista.

Ma se la vera identità del diplomatico tedesco resta ambigua, ancor di più lo è il rapporto di Coco con il nazismo ed i suoi meccanismi.

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Negli archivi della polizia parigina vi è un vasto dossier sulla stilista, datato 1920, anni in cui Coco ed i suoi conoscenti, cominciarono ad apparire sospetti alle autorità. Nel 1931, lo stesso Ministro degli Interni, mandò una lettera confidenziale al comandante di polizia a Parigi, dove ordinava una strettissima sorveglianza su Chanel e i Lombardi, famiglia alla quale la stilista si era legata per motivi di lavoro e che l’avevano presentata al Duca di Westmister, suo amante, nel 1923. I Lombardi avevano destato la curiosità delle autorità poiché in rapporti ambigui con le autorità tedesche, ed avevano così trascinato Chanel nella stessa sfera di sospetto. All’interno del dossier, nel 1934, è citata anche la decennale amicizia che legava Chanel a Winston Churchill (nella foto sopra a destra). Il loro rapporto fu di particolare rilievo nel periodo della Seconda Guerra Mondiale. Allo scoppio della guerra, Coco Chanel, in un gesto che molti dichiararono “di codardia”, chiuse l’atelier e l’intero business, che andava avanti da oltre vent’anni, incontrando le critiche di coloro che, quando i tedeschi invasero la Francia nel maggio del 1940 si trovarono costretti ad imitarla. La stilista raccolse le sue cose, pagò in anticipo l’affitto per due mesi e partì con destinazione Pirenei. Tornò a Parigi dopo l’estate ed una spiacevole sorpresa l’attendeva: alle porte del Ritz Hotel vi erano sentinelle tedesche, e  il personale più alto in grado dell’esercito tedesco aveva requisito la maggior parte dell’hotel, compresa la sua suite con vista su Place Vendôme.

Dopo qualche contrattazione, fu trovata una piccola stanza per la stilista e proprio in quei giorni ci fu un secondo incontro tra Chanel e Hans von Dincklage, avvenuto per la prima volta nel ’35 dopo il divorzio dalla moglie. Non sufficientemente importante per essere ospite al Ritz, ma comunque stabilitosi a Parigi, intraprese una relazione amorosa con la stilista che non esitò a chiedere il suo aiuto per far sì che suo nipote André, imprigionato in campo di internamento dai tedeschi, fosse rilasciato.

Tuttavia, Hans non poteva in alcun modo aiutarla, e suggerì a Chanel di contattare un suo amico, il Capitano Theodor Momm. E fu proprio nel mentre delle negoziazioni tra la stilista ed il capitano, che un bizzarro piano cominciò a prendere forma: Coco avrebbe dovuto fungere da messaggera tra i tedeschi e Churchill, notoriamente suo amico, per dar inizio alle trattative di pace.

Quando Momm giunse a Berlino con la proposta, nel 1943, trovò un attento ascoltatore in Walter Schellenberg, il capo nazista dell’intelligence estera. Schellenberg cercava da tempo il modo per negoziare segretamente con gli Alleati, anche se conscio che avrebbe potuto costargli la vita. Quando sarà poi interrogato, a guerra terminata, ammetterà di aver sperato che Chanel fosse riuscita almeno a far avere a Churchill il messaggio che i comandanti dell’esercito tedesco erano ai ferri corti con Hitler, e volevano trovare il modo di porre fine alla Guerra.

La strategia era quella di inviare Chanel a Madrid, dove avrebbe incontrato l’ambasciatore inglese Sir Samuel Hoare, a cui avrebbe poi consegnato il messaggio per il presidente Churchill. Il nome in codice dell’operazione era “Modellhut” (“cappello da modella”), e nonostante la scelta apparentemente ironica, coloro che vi parteciparono lo fecero con i più onesti intenti.

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Quando il capitano Momm partì da Berlino, tuttavia, il piano cominciò a farsi meno chiaro, soprattutto a causa della partecipazione di Vera Lombardi, amica di Chanel. Coco la voleva con lei per il viaggio a Madrid. ma Vera viveva a Roma e necessitava dell’autorizzazione tedesca per viaggiare fino a Parigi e successivamente a Madrid. Nonostante le difficoltà burocratiche, l’autorizzazione fu concessa e le due donne partirono alla volta della città spagnola. Qui è dove le due versioni, quella di Vera e quella di Coco, iniziano a non combaciare più. Alla Lombardi, una volta arrivata a Madrid, fu impedito di fare ritorno in Italia ed in sua difesa dichiarò di essere un’onesta cittadina inglese, scaricando ogni sospetto sull’amica Chanel ed accusandola di essere una spia nemica legata da tempo ad importanti autorità tedesche, versione dei fatti che sembrò non convincere a sufficienza lo staff dell’ambasciatore inglese, né tanto mento Churchill in persona. Al contrario, esaminando una lettera che la stilista inviò proprio al presidente, da Madrid, appare evidente il suo tentativo di difendere l’amica, per permetterle di tornare sana e salva in Italia.

E’ chiaro che l’Operazione Modellhut morì sul nascere, prima ancora di essere realmente messa in pratica. Riprendendo la versione dei fatti data da Schellenberg nel suo lungo interrogatorio condotto dagli Alleati, il ruolo di Chanel era proprio quello di fare da tramite tra gli ormai stremati comandanti di Hitler, ed il caro amico Winston Churchill; piani interrotti dalle denunce di Vera Lombardi, che forse, oltre a costare a Chanel accuse (fondate o infondate?) di collaborazionismo e corruzione, negò al mondo una pace anticipata.

Asia Gentili

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