La battaglia di Vienna e la decadenza ottomana

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di Massimiliano Vino

Nel 1683 il gran visir dell’Impero Ottomano, Kara Mustafà, minacciò Vienna, capitale dell’Impero asburgico, con 300 mila uomini. La città era stata precedentemente abbandonata dal debole imperatore Leopoldo I e i Viennesi vennero lasciati soli a resistere. Tutto questo fino all’intervento, nella notte tra l’11 settembre e il 12 settembre, del re di Polonia Giovanni Sobieski, che travolse l’esercito turco. Questo suscitò un sincero entusiasmo in buona parte dei regni e degli Stati cristiani d’Europa, tanto che Venezia, l’Imperatore, la Russia e ovviamente la Polonia, si coalizzarono per una sorta di nuova crociata contro i turchi. Nel 1686 cadde Buda, Nel 1687 Atene venne bombardata dall’artiglieria veneziana (con danni gravissimi per il Partenone, trasformato dai turchi in una polveriera).

Il gran visir fu assassinato nel 1691. Da quel momento e per la prima volta dalla sua nascita, l’Impero Ottomano incominciò a ritirarsi. Nel 1699 l’imperatore austriaco strappò ai turchi la Transilvania e la pianura ungherese. L’inarrestabile e improvviso processo di ripiegamento dell’Impero Ottomano aprì un vuoto nel sud-est europeo, destinato a segnare profondamente e tragicamente la storia del continente europeo. Dalla battaglia di Vienna prese così avvio il processo di smembramento dei domini turchi in Europa e l’esplodere delle tensioni tra le diverse etnie, prima tributarie di Istanbul, dai cui scaturirà infine la scintilla per lo scoppio della Grande Guerra. Fu tuttavia solo con questa battaglia che si arenò l’ultimo tentativo ottomano di penetrare nel cuore del Vecchio Continente.

Vienna, salvata in extremis, divenuta simbolo e baluardo di quasi tutta la cristianità (si noti come la Francia sostenne l’Impero Ottomano, con lo scopo di accerchiare l’eterna nemica austriaca), si trasformò nella “Parigi del Danubio“. La capitale austriaca si arricchì di nuovi palazzi dalle facciate monumentali, punto di incontro per artisti ed intellettuali provenienti da tutta l’Europa, preparandosi a diventare una delle grandi capitali culturali d’Europa, almeno fino al 1914.

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