Dalle campagne di Gallia alla battaglia di Munda. Brevi cenni storici sul cingolano Tito Labieno

Persino da Cingoli città fortificata da Labieno e con suo denaro ricostruita muovono ambasciatori a Cesare promettendo che avrebbero fatto volentieri quanto egli avesse loro comandato soldati comanda Cesare e soldati gli mandano. (Caio Giulio Cesare, De Bello civili, Lib. I. Cap. XV. 2. Si veda sotto il testo originale)

A Cingoli, In via Balcone delle Marche, poco dopo il luogo dove era situata porta Roma, due cippi di calcare uno con la trascrizione e l’altro con la traduzione del brano del De Bello Civili in cui si parla di Cingoli:

CINGVLVM ETIAMO CINGVLO QVOD OPPIDVM LABIENVS CONSTITVERAT SVAQVE PECVNIA EXAEDIFICAVERAT AD EVM LEGATI VENIVNT QVAEQVE IMPERAVERIT SE CVPIDISSIME FACTVUROS POLLICENTVR MILITES IMPERAT MITTVUNT (Caes. De Bello Civili L.I. Cap. XV.2)

Tito Labieno nacque a Cingoli intorno al 100 a.C. e morì a Munda (Spagna) nel 45 a.C. Egli appare sulla scena politica di Roma nel 63 a.C. come tribuno della plebe e nel Piceno amplia il territorio di Cingulum, città nella quale era nato.

Viene poi nominato da Cesare suo primo luogotenente nelle campagne di Gallia e qui dà prova di rara abilità militare. Contribuisce validamente alla vittoria nella battaglia della Sabis; vince poi i Treviri, sottomette i Morini e nella campagna contro i Parisii sconfigge e uccide Camulogeno.

Nel 50 a.C. Cesare gli affida il governo della Gallia cisalpina, ma un anno dopo (49 a.C.) al momento in cui si apre il conflitto tra Cesare e Pompeo, Tito Labieno abbandona Cesare passando dalla parte del Senato. Nella guerra civile ha, come legato di Pompeo, un importante comando militare e si mostra uno dei più agguerriti avversari di Cesare.

Nel 48 a.C., dopo la battaglia di Farsalo, fugge in Africa per organizzare la resistenza dell’esercito repubblicano e nel 46 a.C. riporta un importante successo contro Cesare presso Ruspina. Dopo la sconfitta di Tapso, Labieno passa insieme ai figli di Pompeo in Spagna.

Durante la battaglia di Munda, avendo visto che Bogud si preparava ad aggirare le posizioni del suo esercito, distacca cinque coorti per tagliargli la strada. Questa manovra dà l’impressione di essere una fuga e sparge il panico tra l’esercito, il quale finisce per sbandarsi. Labieno viene ucciso e la sua testa viene portata a Cesare. Questi, in memoria del suo antico legato, fa onoratamente seppellire il cadavere.

Passo tratto da Cingoli. Il Balcone delle marche di Pier Giuseppe Alfei (nel libro si trovano le foto dei due cippi di calcare)

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