Cos’è “Italia” ?

 

di Massimiliano Vino

Che cos’è Italia oggi?

L’Italia si può considerare il frutto forse mal riuscito di tre successive fasi della propria storia: il Risorgimento, il Fascismo e la Liberazione-guerra civile. In tre momenti storici ben precisi si è andata delineando la fisionomia dello Stato unitario italiano. Ciò che occorre notare è che ognuna di queste fasi ha comportato la demolizione di una o più fasi precedenti. Fu così per il Risorgimento con il quale venne in parte cancellato il passato, fatto di tradizioni e culture, anche ben radicate, degli antichi Stati regionali italiani. Fu così per il Fascismo che tentò di distruggere dalle fondamenta (senza successo) il vecchio Stato liberale per costruirne uno completamente nuovo. E fu così anche per la Liberazione-guerra civile, che si lasciò alle spalle tanto il passato fascista, quanto quello monarchico post-risorgimentale.

La storia dell’Italia unitaria si potrebbe quindi leggere come un processo di progressivo smantellamento del passato recente. Più che un processo storico la storia dell’Italia post-unitaria può essere vista, in questo senso, come un processo organico lineare, di morte continua di cellule vecchie per fare spazio alle nuove; questo è ovviamente riscontrabile in quasi tutte le realtà nazionali europee, specialmente in quelle nate nell’arco di tutto il XIX secolo. Il processo italiano però, più degli altri, rasenta le forme e i comportamenti dell’organismo vivo e in costante mutamento. Se può essere infatti individuata una certa continuità tra la Prussia e la Germania unificata (basti guardare alla scelta della capitale, Berlino, già capitale del Regno di Prussia), l’Italia nacque all’insegna del capovolgimento, dello smantellamento del passato. Nacque come Stato nuovo, in potenza, pronto a sbocciare in ogni momento.

Si nota allora che ognuna delle fasi caratterizzanti la storia dell’Italia unita, tra mille ombre, impresse un particolare incipit al processo di formazione di una coscienza nazionale; una coscienza nazionale che, a causa dei successivi capovolgimenti, risultò fragile, soggetta a continue revisioni e che fu, alla lunga, insufficiente.

Se però si guarda alla storia di altre realtà nazionali europee ci si rende conto della diffusione di tali problemi. Si pensi al tempo impiegato dalla Francia per costruire una propria coscienza nazionale: una nazione non nasce in un giorno e neanche in un secolo. Occorrono molti secoli per vedere i primi frutti. La coscienza nazionale italiana non ha ancora visto i propri frutti, non perché qualcosa abbia distrutto quanto costruito in precedenza, ma perché si è andato ad intaccare un processo non ancora pienamente compiuto. In tutto questo di certo l’influenza dell’impero americano ha avuto una parte considerevole: un’ideologia caratterizzata dallo smantellamento dei confini, del capitalismo selvaggio, della globalizzazione incurante delle culture locali e nazionali, ha nei fatti demolito un’Italia ancora “giovane”, non ancora al pieno della “maturazione”. Interrotta la “genesi della nazione” tutta la fragile impalcatura di una costruzione ancora ampiamente incompleta è collassata su se stessa e anche i particolarismi, mai pienamente sopiti, hanno ripreso vigore.

L’Italia non è uno Stato in decomposizione perché non è ancora uno Stato. La storia però dimostra che le fondamenta, per quanto instabili, di un’Italia realmente unita non sono venute certamente a mancare. Tra mille storture e adattamenti ideologici, i patrioti del Risorgimento, i fascisti e poi gli italiani del post-regime, ricercarono dei “collanti” per costruire l’Italia.  Quali furono questi “collanti”? Si pensi ai nomi, alle insegne e alle statue di patrioti, di eroi, di poeti, di santi, che riempiono le nostre piazze e le nostre vie, per ricordarci chi furono le personalità che resero grande la civiltà italiana, quando di Italia ancora non si poteva parlare; e si pensi, inoltre, al passato umanistico, esaltato e valorizzato (specie nelle due prime fasi): un passato di cultura greca, romana e cristiana che ha forgiato la nostra cultura e ha modellato l’Italia nel ricordo di una passata grandezza, nella consapevolezza di poter dare vita in ogni momento ad un brillante futuro. Ma forse di questo gli italiani non sono più consapevoli. Dovunque sono i segni di questa impalcatura, fragile certo, ma che ha sorretto fino a questo momento l’Italia. Un’impalcatura che non poteva reggere ai cambiamenti in atto, che ha finito per restare tale, facendo assomigliare l’Italia ad un grande palazzo incompiuto.

Cosa vuol dire, allora, Italia? Difficile dirlo, perché di Italia oggi non si può ancora pienamente parlare. Se ne dovrà riparlare tra qualche secolo, quando, forse, avrà senso parlare di italiani. O quando, probabilmente, l’Italia sarà già dissolta, senza essere mai sbocciata, simile ad una persona morta prima della maturità, investita e travolta insieme ad altre nazioni, anche mature, inghiottite dal sistema-mondo.

Quest’opera di riflessistorici.com è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Italia.

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One thought on “Cos’è “Italia” ?

  • L’Italia è un Paese bello, interessante ma allo stesso tempo molto complesso. Oggi gran parte degli italiani hanno scordato il sacrificio di molte persone, dalle generazioni più giovani della mia manca poco non si conoscono più nomi come Matteotti, Gobetti, Pertini, Gramsci e Berlinguer (e tanti altri ancora certo). Certe responsabilità storiche sono quasi distrutte a causa di questa indifferenza. Lo Stato italiano è sempre stato pieno di contraddizioni (dettate dal fatto che è nato tardi rispetto al resto d’Europa). Contraddizioni come la Questione meridionale per esempio…

    A presto! 🙂

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