Monsanto: la storia dietro al colosso delle biotecnologie (parte 1)

di Elia Berrè

Quella che verrà esposta in questo articolo è la storia, o almeno gli eventi salienti che hanno portato un piccolo saccarificio del Missouri a diventare una delle più importanti e non meno discusse multinazionali del mondo agricolo con una produzione che va dalle sementi ai fitofarmaci per sfociare a diverse applicazioni delle biotecnologie (chiamiamoli pure OGM).

Nel bilancio di esercizio aggiornato al 2013, la Monsanto a chiusura del periodo di attività presenta un capitale netto di 12.559.000 e più di 20000 dipendenti senza contare tutti i collaboratori e gli agricoltori che ormai si affidano alla sua esperienza nel settore.

Dietro a queste cifre del successo troviamo la figura di  John Francis Queeny, una non meno discussa personalità, fondatrice nonché abile stratega del colosso con cui il mondo si trova a fare i conti oggi. Nato a Chicago nel 1859 da famiglia di origine irlandese è il primo di sei fratelli; dato il suo temperamento a 12 anni si trova costretto a intraprendere il suo primo lavoro come postino che lascia alla volta di una più remunerativa occupazione a St. Louis nel Missouri per la Meyers brothers, una delle più grandi ditte farmaceutiche dell’epoca. E’ proprio in questo momento che John inizia ad apprendere le sue prime basi di chimica che lo porteranno nel 1899 ad investire i suoi risparmi nella creazione di una fabbrica per la macinazione dello zolfo la quale, per sua sfortuna va letteralmente in fumo per via di un incendio al primo giorno di attività.

Queeny per nulla demoralizzato dal fallimento scopre che una divisione dell’industria per la quale lavora, con sede in Germania, produce la saccarina; un dolcificante molto più potente dello zucchero che però fino a quel momento in America non aveva trovato impiego.

A convincerlo della buona idea sono gli svariati usi possibili della saccarina nell’ industria dolciaria e nel mondo delle bevande analcoliche; senza contare la semplicità del processo chimico e la facile reperibilità del toluene utilizzato come reagente principale nella sintesi.

Nonostante la sua lungimiranza John si trova a fare i conti con due principali ostacoli: il capitale da poter improntare come investimento iniziale e il conflitto di interessi che sarebbe scaturito nel momento in cui qualcosa come il suo nome o cognome fossero comparsi a caratteri cubitali sulla facciata della sua nuova attività basata su un metodo copiato dalla ditta per la quale è rappresentante.

La soluzione è presto detta, come finanziatore trova il ventiseienne svizzero Louis Veillon, un giovane chimico che consegna a Queeny oltre che un bel gruzzolo anche una buona dose di conoscenze per le attrezzature e le reazioni da svolgere; tanto che in quarantacinque giorni l’impianto è produttivo.

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Nell’immagine a sinistra John Francis Queeny e il primo stabilimento a st.Louis rappresentato in un manifesto dell’epoca. Possiamo osservare anche il motto: ” se noi non riusciamo a vendervi i nostri prodotti perdiamo il denaro entrambi”.

A questo punto non è un nome a fermare John che per non sbagliare conferisce all’azienda neoformata il cognome innocuissimo di sua moglie Olga.

Siamo nel 1901 ed è così che nasce la Monsanto.

Ma non finisce qui…

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