Le vicende di Porta Pia: Parte 1 – Il Sillabo degli errori e l’”inevitabilità” del processo storico

Di Massimiliano Vino

La conquista di Roma da parte delle truppe del neonato Regno d’Italia, il 20 settembre del 1870, chiuse formalmente il processo risorgimentale. Al di là dell’evento in sé, tuttavia, ciò che resta interessante nell’intera vicenda è senza dubbio il terreno in cui maturò. La presa di Roma è la storia di un progetto che la borghesia liberale piemontese riteneva ormai da compiersi e della disperata opposizione dell’ultimo superstite della “vecchia” Italia: secondo il Papa l’Italia non era né inevitabile, né necessaria e non c’era nessun motivo perché le componenti in aperta opposizione al processo Risorgimentale dovessero farsi da parte.  La fine dello Stato della Chiesa quindi non fu soltanto la fine (apparente) del potere temporale dei papi, ma fu anche l’incontro-scontro tra due diverse concezioni del mondo. Nel 1864, prima della breccia di Porta Pia, a fronte delle pressioni crescenti del Regno d’Italia sul Papa per ottenere Roma, Pio IX aveva allegato all’enciclica Quanta cura il celebre Sillabo degli errori moderni. Il Sillabo fu la denuncia totale del mondo nato dopo le grandi rivoluzioni. Si denunciavano il razionalismo, l’idea relativista, il liberismo, il comunismo e le società segrete. Fu il contrattacco della Chiesa allo Stato nazionale e al mondo moderno. In altre parole si trattò dello scontro tra l’apparente “immutabilità” del potere temporale e spirituale del Papa sulla terra e l'”inevitabilità” del processo storico in atto, che imponeva la nascita di nuove entità politiche ed economiche.

La pubblicazione del Sillabo suscitò reazioni violente in buona parte dell’Europa cattolica: la Francia e il neonato Regno d’Italia proibirono la lettura pubblica del Sillabo, nel gennaio del 1865. Il Papa ricevette inoltre numerose critiche da parte della stampa europea.

Perché ci fu una tale reazione? Pio IX non aveva forse il dovere, nella propria posizione, e in virtù del potere rappresentato, di opporsi all’avanzare della società moderna? O doveva forse farsi da parte? In effetti solo il caso aveva determinato che la posizione papale fosse una posizione di minoranza: il fatto che fosse Pio IX a doversi adattare rispondeva soltanto ad una superiorità tecnica, ormai netta, dell’Europa del progresso. Molti all’epoca non compresero o non vollero comprendere le posizioni del Papa, che rimasero peraltro estremamente rigide. I tempi però forse richiedevano una tale rigidità. L’opposizione papale divenne, nella cultura dell’epoca e in quella successiva fino ad oggi, il simbolo di un’epoca retrograda e di decadenza, da lasciarsi ormai alle spalle: ne sia da riprova la vasta filmografia pro-risorgimentale rappresentante le vicende di Roma (celebre il film di Luigi Magni, “In nome del Papa Re”). I nuovi Stati, d’altra parte, si appellavano al progresso, alla scienza, alla tecnica, alla medicina e ad un futuro di prosperità. In altre parole il mondo moderno si faceva portatore di nuovi strumenti che avrebbero probabilmente migliorato la vita materiale dei cittadini. Ad uno sguardo più attento però, era la stessa società moderna a risultare chiusa. Il mito del progresso, il mito della scienza e dello sviluppo a tutti i costi, incapace di vedere oltre e di percepire la benché minima presenza di altri mondi e di altre realtà, al di là della propria, presenta gli stessi schemi mentali, le stesse barriere ideologiche attribuite invece, unicamente, alla controparte papale.

Non era possibile che fossero gli Stati moderni ad adattarsi al Papa? Probabilmente sì, ma solo a parità di forze schierate in campo. Più che ad un’accusa, oggi il Sillabo potrebbe essere associato ad un interrogativo, ad una messa in discussione di tutto ciò che, solo grazie al caso, diviene certezza. Le vicende che determinarono la fine dello Stato della Chiesa impongono una riflessione, oggi più che mai attuale:

E’ la forza di un’idea o il numero dei suoi sostenitori a fare la differenza?

Quest’opera di riflessistorici.com è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Italia.

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