1989: Wałęsa guida la Polonia fuori dal regime comunista

di Edoardo Nespeca

A partire dagli anni ’80, le popolazioni dei paesi dell’Europa orientale (Polonia, Germania Est, Ungheria, Cecoslovacchia, ecc.), tenute sotto stretto controllo da Mosca e governate da regimi che non consentivano alcun genere di pluralismo politico né alcuna forma di dissenso, vivevano l’appartenenza al blocco sovietico come una sorta di dominio coloniale. In una situazione caratterizzata da una cronica mancanza di beni di consumo, i regimi comunisti, privi di legittimazione popolare, si reggevano ormai soltanto sulla minaccia di un intervento dell’esercito sovietico.

Il paese nel quale si manifestarono per la prima volta in modo esplicito vasti movimenti di opposizione nei confronti della dirigenza comunista fu la Polonia. A provocare le prime agitazioni operaie era stato un forte aumento dei prezzi dei generi alimentari. Nell’estate del 1980 si ebbero i primi scioperi a Danzica, Łódź e Lublino, e gli operai che li avevano indetti si riunirono in un sindacato indipendente, Solidarność (“Solidarietà”). La comparsa in un paese comunista di un sindacato di operai, cioè della classe che teoricamente avrebbe dovuto essere il perno del sistema socialista, costituì un evento del tutto eccezionale, anche perché la nuova organizzazione non intendeva sottostare al controllo del partito e sfidava apertamente il governo.

Sciopero di agosto nel cantiere navale di Danzica
Sciopero di agosto nel cantiere navale di Danzica

Il governo polacco, dopo una fase iniziale in cui cercò timidamente di legittimare il nuovo sindacato, instaurò il 13 dicembre 1981 la legge marziale, temendo il rischio sempre più incombente di un intervento militare sovietico. Solidarność venne sciolto e dichiarato illegale, migliaia di attivisti e dirigenti sindacali (compreso il leader Lech Wałęsa) furono arrestati, lo sciopero vietato, le industrie e i servizi pubblici militarizzati. Dopo che in Occidente si sollevò una vasta ondata di indignazione e di protesta, nel 1983 la legge marziale venne revocata e fu concessa un’amnistia che riportò alla libertà Lech Wałęsa: la sua figura era ormai diventata in tutto il mondo un simbolo della lotta per la libertà, tanto che, appena scarcerato, venne chiamato a Stoccolma per ricevere il Nobel per la pace.

Nel febbraio 1989, Wojciech Jaruzelski (allora capo dello Stato), istituì una “tavola rotonda” di confronto con i leader di Solidarność, ponendo di fatto le basi per il rovesciamento del Partito comunista. Nel 1990 infatti, Lech Wałęsa divenne presidente della Repubblica al suo posto. La Polonia diveniva il primo paese dell’Europa dell’Est a liberarsi del regime socialista, senza un moto insurrezionale ma semplicemente mettendolo in minoranza.

«Io appartengo alla generazione di lavoratori che, nati nei villaggi e nelle frazioni di campagna polacca, ha avuto la possibilità di ricevere un’educazione e trovare lavoro nel settore industriale, diventando nel frattempo consapevoli dei loro diritti e della loro importanza nella società.» L. Wałęsa

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