Amare l’assoluto

Cloister

di Giacomo Freddi.

E’ pur vero che nei periodi di decadenza, ovvero nelle fasi storiche in cui gli uomini pèrdono i loro motivi e le loro passioni utopiche, essi si dimostrano privi di profondità ma colmi di tolleranza: del resto è proprio perché non posseggono un’idea forte che sono disposti ad accettarle tutte. Le popolazioni hanno delle necessità spirituali, le quali sono variabili a seconda del momento in cui le si analizza, e si passa da una necessità ad un’altra attraverso periodi transitori di crisi – sovente preceduti da momenti di stabilità sociale, economica e spirituale-. Le necessità spirituali non hanno un valore conoscitivo, sono illusioni collettive e fideistiche a cui le folle sono spinte a causa di una situazione disagiante. Ritengo sia preferibile camminare attraverso una città di uomini vuoti, ipocriti, corrotti e dediti ai propri personali interessi, che in un mondo di folle dominate da una singola idea. L’Editto di Tessalonica nel 27 febbraio 380 d.C. fu per l’impero romano uno dei tanti segnali della ormai matura crisi esistenziale del suo popolo, iniziata a causa di pochi esaltati amanti dell’assoluto. Da notare come amare l’assoluto – definito con le stesse caratteristiche dell’essere parmenideo con l’aggiunta della trascendenza- implichi il non amare la vita, questo per il motivo per cui la vita è nella sua essenza cambiamento, imperfezione e possibilità. Caratterizzare la vita in tal modo deriva da una visione tipica orientale e appartenente anche a molte popolazioni primitive. Ritenere che la vita vera sia la vita oltre la morte, al di là di questo mondo terreno, è un concetto proprio del cristianesimo e di molte altre religioni, in particolare quelle monoteiste. Si potrebbe obbiettare che tale visione è più appropriata per gli eretici catari che per i cattolici, in ragione del fatto che per questi ultimi la dimensione terrena va amata in quanto creazione di un ente assoluto. Ma è l’assolutismo con il quale si obbliga ad amare la vita a non tener conto del fatto che la vita, in essenza, non è costituita da un singolo stato emotivo, bensì può essere vissuta con infinite sfumature ed intensità: tutte quante date dal modo soggettivo con cui ci si pone ad un meccanismo oggettivo che non prova alcun sentimento. Segue da sé come il fervore nell’idea, l’amore cieco per il loro ideale platonico li fece passare da perseguitati a persecutori spietati. Benché nei secoli a venire vennero fatti passare i pagani come carnefici dei martiri cristiani, quando ormai il cristianesimo ebbe conquistato l’Europa intera, e’ necessario riconoscere che il motivo per cui essi furono perseguiti e condannati fu soltanto politico. Il politeismo pagano, data l’enorme quantità di divinità venerate a Roma, per quale motivo avrebbe dovuto scagliarsi contro quel dato dio? Nessuno, poiché le divinità pagane – ovvero i loro seguaci- accettarono la relativa verità della divinità cristiana, mentre la divinità cristiana – ovvero l’insieme dei suoi seguaci- negò in toto la verità di tutte le altre divinità precedenti. I cristiani vennero perseguitati dalle autorità romane per la ragione politica di non riconoscere l’autorità dell’imperatore e il suo valore religioso, dovuto alla carica di cui era investito.

Il culmine si raggiunse nel 529 d.C. con la chiusura da parte di Giustiniano della scuola filosofica di Atene, evento sintomo della perdita completa di libertà intellettuale dei pensatori romani. Nel momento in cui un’ideologia od una religione perde la sua aggressività, la sua totalitaria coerenza, questa è destinata alla morte, proprio per la ragione per cui ogni passione utopica vive nell’assolutezza della propria autoaffermazione. Di conseguenza soltanto in un mondo d’idee corrotte vi è spazio per la riflessione individuale e per l’espressione di ogni singolarità umana. Una passione si rinnova soltanto quando è in grado di riaccendere il proprio ardore, il proprio desiderio di annichilire ogni verità contrastante o dissimile. Si pensi che fu proprio nel periodo in cui il protestantesimo iniziò a dilagare in Europa che, per salvarsi dalla fine, la Chiesa Cattolica diede avvio alla Controriforma: la strategia messa in atto dai monarchi dello Stato della Chiesa affinché venisse impedita un’ulteriore avanzata degli eretici. Una delle prime conseguenze a questa presa di posizione fu, nel 1542, la rinnovata istituzione dell’Inquisizione romana, la medesima che avrebbe successivamente avviato i processi contro Galileo, Campanella e Bruno. Riflettendo in questo senso e’ necessario riconoscere come la corruzione dei governanti ed il materialismo – che ancora prima della nascita di Lutero avevano consunto la spiritualità delle guide morali del mondo cristiano – siano fattori positivi se messi in relazione alla libertà intellettuale. Allo stesso modo l’idea – in senso platonico- di nazione, alla quale sono legate le nozioni di tradizione, di cultura nazionale e di popolo, è un fantasma pericoloso per la libertà di ogni pensatore, dacché ogni idea di questo tipo prevede un’unità astratta, statica e totalitaria che, oltre a non aver alcun senso d’esistere, è opposta all’infinità varietà del reale e al perenne divenire che lo regola. E’ da notare come gli individui siano tentati dalla materia soltanto quando hanno possibilità di averla, mentre nel momento in cui l’economia e la società rendono impossibile la concessione di questa materia ad un numero molto alto di esseri, questi ultimi – incapaci di abitare l’attimo terreno- s’aggrappano alle idee, agli assoluti. Dati questi presupposti verrebbe da pensare che la storia proceda attraverso cicli, ma questa ripetizione blanda di risposte assolute in periodi di crisi nasce soltanto dalla scarsa capacità immaginativa dei bipedi mortali, non dall’esistenza di leggi che regolano il percorso storico.

E’ necessario essere intolleranti dell’intolleranza, benché possa apparire incongruente. Ciò dovrebbe essere attuato sia nella teoria che nella prassi poiché è soltanto nella coesistenza di una pluralità d’idee che l’intelletto umano trova la maggiore capacità d’espressione. E’ pur vero che nella moltitudine d’idee e di pensatori si avrà una tendenza a perdere la profondità della riflessione: non a causa degli argomenti scelti, dacché non esistono argomenti più o meno profondi di altri, ma a causa dell’analisi che gli individui attuano nei confronti delle questioni. Ripiegare la riflessione su un dato argomento poiché un’idea o una religione detengono il monopolio del pensiero umano, significa focalizzare un gran numero di menti su quell’unica idea su cui è ancora possibile cogitare. Ove vi è la coesistenza, ovvero dove – in senso non logico ma a larga interpretazione- si tollera ogni pensiero individuale eccetto quello che ne vieta un altro, l’intellettuale dovrà sopportare incomprensione, solitudine e senso d’inadeguatezza. Vietare un pensiero è una proposizione diversa da negare un pensiero: vietarlo significa proibire che esso possa essere pensato, negare un pensiero significa affermare la negazione del suo contenuto astratto. D’altra parte, in una società chiusa sotto questo punto di vista, non esisterebbe più che una riflessione, che un unico pensiero che persevera nel riflettere su se stesso. Poiché le riflessioni sovente nascono a partire da dubbi o negazioni di asserzioni teoriche, all’interno di tale società ciò che risulta proibito è proprio il dubitare. Non sarebbe a questo punto ragionevole eliminare un pensiero per salvarne i restanti? Dacché ai nostri giorni il cristianesimo ha perduto il suo fervore, la sua brama d’imporsi in modo totalitario nelle menti dei singoli individui, è stata sostituita dal demiurgo denaro – senza che nemmeno avessimo il tempo di accorgersene o di prenderne coscienza-. Benché si possa essere lieti della morte di un pensiero sì forte, dovremmo piangere la ben più profonda piaga che ha tormentato e continua a tormentare noi occidentali: l’incapacità metafisica d’accettare la nostra nullità e di trovare nell’esistenza terrena la propria individuale felicità. Da notare come il denaro possa essere interpretato come demiurgo in quanto dominante in modo totalitario la dimensione terrena della nostra esistenza: lui, più debole della divinità cristiana, non è ancora in grado d’imporre il suo arbitrio sul pensiero umano.

Quest’opera di riflessistorici.com è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Italia.

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