Elogio del pensiero individuale

bierstadt

di Giacomo Freddi

E’ soltanto nel pensiero che l’individuo è in grado di sfuggire al dolore che gli causa il reale: se si è stati esclusi dagli istanti si è costretti a vivere in quell’eternità debole costituita dalla nostra interiorità. Eterno appare il pensiero umano, dacché si è esenti dallo scorrere continuo proprio della società e del mondo naturale: si guarda solo all’esterno, lo si ambisce, ci si affaccia curiosi ad un mondo non ci appartiene. Si osserva vivere e non si vive mai se non nel ricordo passato o nel futuro a venire, in tutto ciò che è già stato compiuto ed in tutto ciò che verrà compiuto. La potenza del pensiero come strumento – e contemporaneamente la sua più grande deficienza- è data proprio dal suo essere vincolato solo e soltanto alla nostra singolare esistenza: ci si può rifugiare in sé stessi in qualsiasi luogo si risieda e indipendentemente da qualsiasi istante si abiti. Proprio a causa del suo largo campo di validità esso risulta un’utile scappatoia dai mali reali, benché questa possibilità non sia soltanto che una mera illusione. Risulta apparente la fuga dal meccanismo universale poiché la natura fisica e chimica sulla quale poggia il pensiero ed il suo contenuto astratto sono la prova che il pensiero ha comunque un vincolo nei confronti del mondo. Ammazzare un uomo è come ammazzare un insetto, ché entrambi siamo macchine di questo mondo, benché molto differenti nelle componenti. Nell’osservare la banalità della morte e della sofferenza vien da riflettere su come il pensiero umano poggi instabile sulla nostra fragile vita. Smontare un uomo, tagliarlo in pezzi, significa anche – necessariamente- decomporre il suo pensiero. Da ciò, ed è una riflessione banale e sovente usata, risulta ottima cosa per eliminare una dottrina l’eliminazione di tutti i suoi seguaci.

Ciò che per ogni solipsista rappresenta il punto di forza dell’intelletto risulta essere sciagura per molti altri, proprio per la ragione che non tutti i mali sono esterni all’individuo. Aveva visto giusto Seneca nel riconoscere l’impossibilità dal poter scappare da sé stessi; eppure non dovrebbe essere veduta in modo negativo l’interiorità umana, benché nell’odierna società capitalistica si cerci sempre più di svalutare ogni prodotto umano che sia disinteressato e fine a sé stesso. Proiettarsi nell’individuale non può non implicare una tendenza a prediligere tematiche soggettive a riflessioni filosofiche astratte e di carattere oggettivo, insieme ad un rifiuto della dimensione sociale dell’esistenza: tale rifiuto può esser causato da scelte personali, ma anche indotto dalle circostanze storiche come successe per gli stoici e per gli scettici, i quali non avrebbero potuto riflettere in una monarchia su quali fossero le migliori forme di governo. Dato che questo è un pensiero sul pensiero umano e che nessuno dedito ad utili attività si metterebbe mai a cogitare su una tematica non produttiva e poco redditizia, si potrà dedurre che colui che riflette sull’interiorità umana lo fa per scelta.

I filosofi nel corso della storia hanno più volte tentato di corrompere il popolo colle loro malsane idee: Platone, Campanella, Moro, Hegel, Marx, Gramsci e Sartre ecc. ecc. Non capisco per quale motivo si cerchi di vendere le proprie opinioni alla massa, per quale motivo si cerchi di riallacciare dei contatti tra gli intellettuali ed il volgo. Ritengo che un pensatore dovrebbe vivere nell’ombra – come affermato da Epicuro alla fine del IV secolo a.C. – perché è soltanto l’individuale, ovvero l’interiorità di ciascuno, il luogo in cui è possibile costruire il proprio pensiero in assoluta libertà. Inoltre, per poter pensare liberamente, è necessario distruggere ogni sorta di conoscenza, valore o metodo proveniente dall’esterno: fintanto che non si avrà la mente sgombra da ogni affermazione altrui non vi sarà spazio per costruirsi una propria identità intellettuale. Nella nostra mente si è liberi di pensare i più atroci delitti, i più violenti stupri e le più audaci deturpazioni della società senza che vi sia un un qualche vincolo alla nostra opera. Il pensiero deve essere libero di creare postulandosi ente assoluto, divinità referente soltanto a sé stessa delle proprie azioni. Non è possibile, se si è impegnati nella vita civile o politica, essere del tutto svincolati dal dover attenersi ad una certa linea di pensiero. Si potrebbe giustificare la libertà anarchica della teoria come conseguenza dell’aver posto su due piani diversi il pensiero e il reale. Tale presupposto è lo stesso che garantisce l’esistenza dell’arte come prodotto umano non conoscitivo, della matematica, della filosofia, della mitologia e di tutte le credenze popolari. Una volta mi venne fatto notare come, supposto che il metodo scientifico sia in grado di dare una spiegazione totale dell’universo e dei suoi meccanismi, l’arte non avrebbe più il posto che ha ora, non avrebbe più spazio per esistere. La ritengo un’affermazione erronea in quanto l’arte non è un processo conoscitivo: l’arte non produce conoscenza e non dovrebbe essere considerata in tal modo ma come libera creazione umana, esattamente come tanta parte della filosofia e della mitologia. Ma, andando ancora più in profondità, tutto ciò è possibile soltanto nel caso in cui vi sia – cosa che ritengo esista- differenza tra il piano concettuale ed il piano del reale: altrimenti non sarebbe possibile immaginare ciò che reale non sia.

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2 thoughts on “Elogio del pensiero individuale

  • Un pensiero che non si affaccia al confronto (E di conseguenza alla massa) rimanendo nell’individuo è un pensiero fine a sè, inutile, e sottosviluppato, oltre che incapace di svilupparsi ulteriormente.
    Si chiama Dialettica, o se preferisci usare un termine precedentemente adoperato da uno di coloro che, secondo la tua prospettiva, corrompevano il popolo con le loro malsane idee, Lògos.
    Tanti paroloni, tante asserzioni apodittiche e poca sostanza. Rigurgiti di un interiorità stagnante che, forse, non vedeva l’ora d’ostentarsi.

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    • Non cercherò di cambiare il tuo pensiero individuale. Mi piace assai il tuo essere così apodittico nel giudizio. Non ritengo necessario alcun confronto dialettico, anche perché ho un’interiorità stagnante.

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