Geroglifici: Linguaggio sacro e Lingua viva.

Di Luca Maria Valentini.

Il termine “Geroglifico” è un termine che fu coniato in ambito greco , composto da due parole , Hieros e Glyphein, e sta a significare “ incidere il sacro”, appunto perché  i Greci credevano che questa forma di scrittura fosse sacra. Per quanto riguarda gli Egizi sappiamo che indicavano la loro lingua con due segni, un bastone (che significa sia propriamente il termine “bastone” sia  il temine “parola”) e un’asta sulla cui cima c’è una bandiera mossa dal vento (che significa “Dio”). Anche gli Egizi, ovviamente, consideravano la loro una lingua sacra; non solo era la parola della divinità ma anche il bastone “divino” col quale sorreggersi lungo tutto l’arco di vita terreno. Ricerche ci hanno rivelato la divinità che col suo intervento è riuscita a donare a questo popolo una lingua tanto affascinante quanto mistica, il dio Thot (Dio dalla testa di Ibis  al quale gli scribi si rivolgevano prima di scrivere; non a caso era anche definito “Lingua del Creatore” dai saggi); si potrebbe addirittura  azzardare un parallelismo anche con la cultura norrena, nella quale vediamo il dio Odino  consegnare le Rune (Alfabeto segnico usato dalle antiche popolazioni germaniche) agli uomini. C’è da notare inoltre che la scrittura  geroglifica, rispetto a lingue quali il greco e il latino, convenzionalmente definite lingue “morte”, può essere considerata lingua viva e continuamente attiva, nonostante anch’essa non sia più parlata e quindi morta, perché è costituita da immagini ed esseri animati (Uomini e donne che compiono azioni, leoni, serpenti etc..). Addirittura un egittologo francese, Pierre Lacau, ha scritto in merito alla suddetta questione: “Agli occhi di un Egizio ogni immagine è un essere vivente, una realtà agente che gode di un potere magico e di una efficacia propria. Ora, tutti i segni della scrittura geroglifica sono delle immagini. Essi hanno si, in quanto lettere alfabetiche, valore di suoni, ma, conservando anche nettamente la loro forma precisa e definita, custodiscono il loro potere di immagine. Per esempio il leone, il leone ha il valore fonetico RU, ma non cessa per questo di essere un leone e conserva in un qual modo il potere di un leone.”. Per gli Egizi quindi vi era un approccio di amore e riverenza verso questa scrittura, non a caso solo ciò che era scritto poteva assicurare l’immortalità (citando una considerazione di Christian Jacq). Pertanto ogni qual volta  avrete modo di visitare un museo egizio oppure un tempio, ogni qual volta avrete modo di avvicinarvi a questa lingua antica ma non per questo “morta”,  ricordatevi della sacralità che ha rivestito nei tempi e compiacetevi del poterne ammirare tutt’oggi l’immensa meraviglia.

geroglifici

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