In memoria di Pancho Villa, nato in Via Rivoluzione

di Edoardo Nespeca

In America Latina le fragili repubbliche nate dopo il crollo della dominazione iberica non erano riuscite a sviluppare forme di governo autenticamente democratiche, finendo piuttosto di per essere governate da una ristretta oligarchia che fondava il suo potere sul possesso della terra e dai caudillos (“capi” in spagnolo), spesso appartenenti alle alte gerarchie dell’esercito (si stima che nel 1910 l’1% della popolazione messicana possedesse il 96% delle terre). L’uso spregiudicato della forza da parte dei militari, nonché l’esclusione dalla partecipazione politica delle innumerevoli masse contadine non potevano che sfociare quindi in una cruenta e sanguinosa rivoluzione.

Doroteo Arango Arámbula – questo il vero nome di Villa – nacque nel 1878 vicino a Durango, da una famiglia di fittavoli. Mostrò fin da giovane un’innata insofferenza verso le ingiustizie. A sedici anni uccise un ricco proprietario terriero che aveva violentato sua sorella e per sfuggire al carcere cambiò identità (sarà da allora Francesco “Pancho” Villa), dopodiché visse un lungo periodo di latitanza compiendo numerose rapine ai danni di allevatori e proprietari di miniere. Ma proprio mentre si andava definendo la sua leggenda come bandito, nasceva quella di grande rivoluzionario.

Arruolatosi nel 1910 nelle truppe irregolari di Francisco Madero (un ricco possidente terriero ma di fede liberale, che quindi aveva preso l’iniziativa di una lotta contro la dittatura di Porfirio Díaz) e passato in poco tempo dalla guida di una banda di otto uomini alla testa di un’armata di diecimila soldati, egli diede un contributo fondamentale alla sconfitta dell’esercito federale, simbolo del regime autoritario e controrivoluzionario (anche grazie all’aiuto di Emiliano Zapata). Tra il ’13 e il ’15 giunse alla creazione di un vasto movimento politico che condusse il Messico ad una situazione di “quasi” normalità e al varo di una Costituzione nel 1917. La guerra si sarebbe però conclusa soltanto nel 1921, quando l’elezione a presidente della repubblica del democratico Á. Obregón preluse all’introduzione di importanti riforme economiche e sociali.

I tanti nemici dei tempi della rivoluzione non avevano mai smesso di pensare ad una vendetta. Fu proprio per questo motivo che Villa cadde vittima di un’attentato la mattina del 20 luglio 1923. Purtroppo per loro la sua figura leggendaria era però già divenuta immortale.

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