BOUDICCA: una donna e il suo sogno di libertà che fece tremare Roma

di Lamponi Roberto

“Tu regere imperio populos, Romane,memento:
hae tibi erunt artes, pacisque imponere morem,
parcere subiectis et debellare superbos.”

(Virgilio,Eneide, VI, 851-853)
“Nel reggere i popoli con il tuo potere, Romano, ricorda:/ queste saranno le tue arti, e d’imporre una regola di pace,/ risparmia gli arresi e spazza via i superbi.”

Così Anchise si rivolge al figlio Enea e così Roma avvisa tutti coloro che non vogliono sottomettersi alla sua autorità. Virgilio, attraverso questi versi, mette in chiaro un concetto molto semplice per chi sventola vessilli con l’aquila fiera ed imponente, ma estremamente più difficile da concepire per tutti coloro che ad essa si devono inginocchiare. E, infatti, non tutti riuscirono a capirlo fino in fondo. I cosiddetti “superbos” virgiliani cercarono di alzare la testa, di guardare dritto negli occhi a quelli che consideravano “invasori” e soprattutto vollero fortemente cambiare il proprio destino e quello di tutti i rispettivi popoli. Ma il destino a volte è spietatamente crudele, non vuol farsi cambiare in nessun modo e alla fine inghiottisce coloro che hanno osato sfidarlo. E’ esattamente il caso di Boudicca, regina degli Iceni. Lo stesso nome presagiva un futuro glorioso (dal celtico “bouda” cioè “vittoria” ) per questa bambina dell’odierna Norfolk (Inghilterra orientale). La fonte che ci fornisce maggiore informazioni riguardo la vita e le gesta della donna che fece tremare Roma è Tacito. Egli ci riferisce come ella derivasse da una famiglia nobile ma che all’età di sette anni si sarebbe trasferita in un’altra famiglia (fino ai quattordici) in cui apprese, oltre all’arte militare, le tradizioni, la religione e la cultura delle diverse tribù celtiche. La Britannia infatti era un mondo assai variegato, abitato da diverse genti e tribù come quelle dei Trinovanti, Briganti, Catuvellauni, Iceni o come i Pitti (da “pictus” ovvero “dipinto” perché usavano colorarsi il corpo di blu) e i Caledoni a nord. Tra queste tribù molto spesso non scorreva buon sangue ed erano in continua lotta tra di loro ad eccezione di alleanze temporanee. Anche questo favorì l’invasione e quindi l’annessione della Britannia da parte di Roma; un processo che comunque non era stato affatto breve e privo di complicazioni:Cesare aveva condotto delle esplorazioni, Augusto aveva pianificato diverse spedizioni (incoraggiato anche da alcuni sovrani britanni fuggiti a Roma per chiedere aiuto all’imperatore) così come fallirono quelle di Caligola. Insomma la conquista vera e propria si ebbe soltanto con Claudio, il quale affidò ad Aulo Plauzio il comando di 4 legioni (tra cui la Legio II Augusta del futuro imperatore e iniziatore della dinastia flavia Vespasiano). Con Nerone proseguì quindi, a fase alterne, la sottomissione e la romanizzazione delle diverse tribù fino a quando nel 60 d.C. i governatori Quinto Veranio Nipote, Gaio Svetonio Paolino e Quinto Petilio Ceriale dovettero fare i conti con la ribellione capeggiata da Boudicca. C’è da dire che i governatori dell’isola avevano messo in atto una politica molto aggressiva nei confronti delle popolazioni autoctone che, oltre con la sottomissione forzata, si manifestava con diversi atteggiamenti vessatori. Essi colpirono direttamente anche uno dei “centri” religiosi più importanti per l’organizzazione druidica (di cui i Romani sottolineavano gli aspetti oscuri) presente in Britannia, ovvero l’isola di Mona. Il fatto però che, sommato a quelli elencati in precedenza, scatenò la collera della regina degli Iceni fu proprio quello di non esser considerata più dai Romani come “regina”. Infatti, ella era stata data in sposa all’iceno Prasutago che era considerato ufficialmente come re cliente dall’Impero di Roma. La legge romana prevedeva che ad un popolo potesse essere data una sostanziale autonomia finchè il re cliente rimanesse in vita e che la successione ereditaria potesse avvenire soltanto per via maschile. Alla morte di Prasutago quindi, nonostante le proteste di Boudicca, le sue terre furono confiscate e i nobili trattati come schiavi. Inoltre, secondo Tacito, la stessa Boudicca venne svestita, incatenata e frustata ripetutamente davanti al proprio popolo mentre le sue due figlie venivano stuprate.
La brezza della libertà accese una flebile fiamma, il vento dell’odio infuocò tutta la Britannia. E i suoi capelli rossi che si mischiavano al sangue per le frustate subite, parlavano chiaro: un giorno avrebbe avuto la sua vendetta, un giorno saranno loro a doversi inginocchiare. Fu così che non solo gli Iceni ma anche altre tribù videro in lei la speranza di riscatto: l’odio verso un nemico comune riuscì ad unirli. Caddero diverse città sotto l’impeto dei rivoltosi tra cui Londinium (Londra), capitale della provincia, Camulodunum (Colchester) e Verulamium (St . Albans). I governatori romani subirono alcune sconfitte come quella di Ceriale a capo della IX Hispana nel tentativo di riconquistare Camulodunum o non poterono agire a causa della penuria di uomini, ad esempio Paolino nel caso di Londinium che venne incendiata e rasa al suolo. Ci furono migliaia e migliaia di vittime ma lo scontro decisivo si ebbe con la battaglia di Watling Street di cui tuttora non si conosce l’esatta ubicazione. I Romani, a capo del governatore Paolino, erano molto inferiori di numero: i soldati a disposizione erano circa 15000 tra legionari, ausiliari e alleati germani. Boudicca poteva invece contare su circa 50000 guerrieri e sulla forza d’urto, ma anche sulla non semplice manovrabilità, dei tipici carri da combattimento dei Britanni, su uno dei quali avrebbe incitato le proprie truppe passandole in rassegna prima della battaglia e… spaventato i nemici. Sembra infatti che la regina incutesse ben di più che qualche semplice timore. Infatti Cassio Dione Cocceiano riporta:
“Era una donna molto alta e dall’aspetto terrificante. Aveva gli occhi feroci e la voce aspra. Le chiome fulve le cadevano in gran massa sui fianchi. Quanto all’abbigliamento, indossava una collana d’oro e una tunica variopinta. Il tutto era ricoperto da uno spesso mantello fermato da una spilla. Mentre parlava, teneva stretta una lancia che contribuiva a suscitare terrore in chiunque la guardasse”. (Cassio Dione, Storia Romana, 62, 2).
Fondamentale per il buon esito della battaglia fu comunque la posizione in cui Paolino fece sistemare i propri legionari: un canalone in cui i fianchi e le retrovie erano riparati da boschi e colline. La cavalleria, come venivano disposte solitamente le alae, si schierarono ai fianchi della formazione. Gli alleati e gli ausiliari furono spostati in avanti. I Britanni, come abbiamo detto, potevano contare sul vantaggio ampio del numero (tanto è che addirittura molti dei guerrieri portarono le proprie famiglie dietro lo schieramento per osservare la battaglia) e disposero i veloci carri da combattimento davanti all’intera formazione.
I Britanni suonarono la carica ma dritti nel canalone, trovandosi di fatto accerchiati: frontalmente dai giavellotti e dai gladi dei legionari che annullarono le spade lunghe degli avversari grazie anche allo schieramento a ranghi serrati, lateralmente dalla carica della cavalleria armata a lance lunghe. A questo punto non restava che la fuga, utilizzando ciò che rimaneva dei carri da combattimento ed ebbe inizio una vera e propria “mattanza” nei confronti dei Britanni. Tacito riporta:
“La gloria di quel giorno fu splendida, all’altezza delle vittorie di un tempo: alcuni storici parlano di poco meno di 80000 Britanni uccisi contro circa 400 dei nostri”. (Tacito,Annales,XIV,37)
Anche se il numero effettivo dei Britanni uccisi non può essere assolutamente di 80000 ma si pensa oscilli tra i quaranta e i cinquantamila.
E Boudicca?
La regina degli Iceni, per non finire in mano ai Romani, si diede la morte col veleno sul campo di battaglia.

Il vento di libertà soffia ancora tra i capelli regali baciati dal fuoco, gli occhi che avevano accarezzato sogni di gloria sono ora sbarrati. La bocca chiusa non ha più sete di vendetta; distesa sul campo con la lancia ancora in pugno: morta sì, ma libera per sempre.

Boudicca
Monumento dedicato a Boudicca – Westminster

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