“Di un sol colpo si è illuminata la cupa notte”: Gheddafi, giovane rivoluzionario

Di Pier Paolo Alfei 

(…) Nel nome di Dio, il compassionevole, il misericordioso, o grande popolo di Libia! (…) Con la rapida determinazione le tue valorose forze armate hanno abbattuto gli idoli e infranto i simulacri. Di un sol colpo si è illuminata la cupa notte durante la quale si sono succeduti nel nostro paese la dominazione turca, il colonialismo italiano e infine l’oppressione di un regime autocratico e marcio, preda della concussione, delle fazioni, dei peggiori tradimenti. Da questo momento la Libia è una repubblica libera e sovrana, che prende il nome di Repubblica Araba Libica che, per grazia di Dio, si mette all’opera. (…)

(uno stralcio del discorso che Gheddafi tenne dalla stazione radio di Bengasi il 1 settembre 1969, alle 06.30, 2 ore e mezza dopo l’inizio del colpo di stato)

Gheddafi nasce il 7 giugno 1942 (sulla sua data di nascita sono nate diverse controversie; bisogna tener presente che solo dal 1950 i beduini furono costretti a denunciare le nascite all’anagrafe), lo stesso anno dell’apogeo dell’offensiva di Rommel in Nordafrica (al dicembre 1942 risale la disfatta di El Alamein). La madre Aisha, provata fisicamente e psicologicamente dalla morte di sei figli a causa della malaria, e il padre Mohamed lo crescono in una tenda da beduino, nella Sirtica. Il piccolo Gheddafi vive così i suoi primi anni di vita, aiutando il padre con il bestiame (composto da pecore, capre e cammelli) e la famiglia nei lunghi spostamenti annuali nel Fezzan alla ricerca di nuovi pascoli.

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Durante la seconda guerra mondiale italiani, inglesi e tedeschi avevano disseminato di mine diverse zone del territorio libico e una di queste (italiana), nel 1948, ferisce al braccio destro G. e uccide due suoi cugini. Oltre che da questa vicenda, una naturale avversione nei confronti dell’italiano “colonizzatore” viene alimentata dai racconti del padre sulle “eroiche” battaglie combattute dai libici contro l’invasore italiano (il nonno e il padre avevano partecipato attivamente nello scontro), e in particolare da quello riguardante Hamd Hamid, un fratello del nonno, imprigionato da Graziani nel 1928 e fatto immediatamente impiccare con altri combattenti.

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prigionieri libici impiccati

A 10 anni il padre manda Gheddafi a studiare a Sirte, situata a circa 20 km dall’accampamento familiare. Là Mohamed vive in una ristrettezza tale che è costretto a pernottare nelle moschee della città e viene emarginato dai suoi coetanei (figli appartenenti alla classe media) per le sue umilissime origini (in seguito, egli ricorderà che gli altri lo canzonavano con esclamazioni del tipo “Vai a pascolare le pecore!”). Pur vivendo molto traumaticamente questi 4 anni, Mohamed nel 1956 finisce le elementari e prosegue gli studi a Sebha. In questa città non dorme nelle moschee come a Sirte ma nel dormitorio del ginnasio e porta avanti con ottimi risultati lo studio, terminando le medie in 1 anno e frequentando il liceo per 4 anni (quando la polizia segreta di re Idris lo obbligherà ad abbandonare la città).

A Sebha egli, tramite una radio regalategli dal padre, ascolta le trasmissioni della Voce degli Arabi (che aveva la sede al Cairo), monopolizzate dai discorsi di Nasser, infiammandosi di spirito nazionalista e panarabista. Mohamed resta fin da subito incantato dalla mitica figura del rais egiziano, ne studia gli scritti e i discorsi (si vedano i numerosi riferimenti presenti nel Libro Verde) e lo sostiene attivamente, in due occasioni in particolare: una prima volta, il 29 ottobre 1956 (quando inglesi, francesi ed israeliani invadono l’Egitto, che ha da poco nazionalizzato il canale di Suez) a 14 anni, organizza un corteo davanti al consolato francese e, in piedi su uno sgabello, pronuncia il suo primo discorso politico davanti a una moltitudine di persone; una seconda volta, il 5 ottobre 1961 (quando il leader egiziano annuncia alla radio la fine della Repubblica Araba Unita – l’unione tra Egitto e Siria, sancita 3 anni prima-), Gheddafi organizza quello stesso giorno una grande manifestazione pro-Nasser contro gli “imperialisti”. Tra l’altro, in quell’occasione la polizia arresta diversi dimostranti e identifica Mohamed come agitatore pericoloso (per questo espulso da tutte le scuole del Fezzan e, perciò, costretto a lasciare Sebha – come si è accennato nel paragrafo precedente).

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Nasser

Tra i 15 e i 19 anni Gheddafi continua ad organizzare manifestazioni a favore del panarabismo o di protesta (ad esempio contro la colonizzazione criminale francese, contro l’assassinio di Patrice Lumumba etc.). Esemplare di questo spirito irrequieto animato da genuino spirito critico può essere la lettera che scrive a 15 anni al Journal de Fezzan, dove tra l’altro chiede a che cosa debba servire il petrolio estratto in Algeria, chi sia incaricato dello sfruttamento dei giacimenti, chi guadagna e chi sia lo sfruttato e che fine abbia fatto Ahmed Ben Bella dopo il dirottamento del suo aereo, organizzato dai servizi speciali francesi.

A Sebha matura definitivamente l’avversione nei confronti di re Idris, da lui considerato una marionetta delle potenze occidentali (per intenderci, una sorta di Pu Yi nordafricano; si tenga presente che re Idris aveva ceduto agli inglesi alcune basi militari in Cirenaica e Tripolitania e agli americani Wheelus Field) e, a 17 anni, crea la sua prima cellula politica scegliendo i suoi coetanei più studiosi e coraggiosi, come ad esempio Abdessalam Jallud, che nel colpo di Stato agirà a Tripoli al comando di 600 uomini. 2 anni dopo, a 19 anni, continua la sua opera di proselitismo durante i 2 anni di liceo a Misurata, creando nuove cellule eversive e intensificando lo studio di Montesquieu, Rousseau, Voltaire, Sun Yat Sen e Mao Tse Tung.

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Re Idris

Nel 1963, a 21 anni, organizza la prima riunione generale clandestina del movimento cospirativo e, in quell’occasione, dichiara che lui, Jallud ed altri si iscriveranno all’Accademia militare di Bengasi per crearvi un nucleo cospirativo di ufficiali, obiettivo da perseguire parallelamente ad un’intensa opera di proselitismo tra i soldati. A 24 anni Gheddafi viene inviato a Beaconsfield (in Gran Bretagna) per un corso di addestramento al reparto comunicazioni dell’esercito e, durante questo soggiorno inglese, acquisisce diverse cognizioni che gli torneranno utili nell’organizzazione del colpo di stato (ad esempio, al ritorno in Libia riuscirà a creare una rete di collegamento radio tra le diverse cellule eversive).

Nel 1969, l’annus mirabilis, Gheddafi ha 27 anni. Ormai è tutto pronto per il colpo di Stato. Esso avverrà alla stessa ora in tre diverse città: Tripoli (dove agiscono Jallud, Yunes, al-Huni, al-Hamidi, al-Meheishi e 600 soldati), Bengasi (Gheddagi, al-Kharrubi, al-Mugarieff e 300 soldati) e Sebha (al-Hawadi e Hamza). L’Operazione Gerusalemme (questo il nome in codice del putsch) viene rinviata 3 volte: prima doveva compiersi il 12 marzo (genetliaco del re), poi il 24 marzo (durante il trasferimento del re da Tripoli a Tobruk), poi il 13 agosto (in occasione della conferenza annuale dell’Accademia militare di Bengasi).

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Alla fine si stabilisce che il colpo di Stato avverrà nella notte tra il 31 agosto e il 1 settembre 1969. Il putsch viene avviato alle 4 di mattina e, dopo 2 ore e mezzo, si risolve perfettamente, con l’arresto di 400 autorità e senza alcun spargimento di sangue (per certi versi il colpo di stato dei 12 del Consiglio del Comando della Rivoluzione può essere assimilabile al putsch leninista).

Un ventisettenne nato nel deserto in assoluta povertà, di origine beduina (come altri due componenti del CCR, Jallud e Hamza), prende così il potere e avvia una politica guidata dai quattro principi cardini del nazionalismo, riformismo, anti-imperialismo e panarabismo.

Testo di riferimento: Angelo Del Boca, Gheddafi. Una sfida dal deserto 

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