Le corti dei Miracoli

la corte

Di Lara Massaccesi

Quando pensiamo alla parola “Corte” nella nostra mente affiora l’immagine di un’immensa sala da ballo, delle dame dai luoghi abiti che danzano e degli abbondanti banchetti. Ci figuriamo un re e una regina dall’aria distinta e seria seduti al loro trono con un calice di prelibato vino in mano e un continuo via vai di carrozze nei meravigliosi giardini delle Regge…ma ci sono Corti dove i vini prelibati sono stati faticosamente conquistati e gli abiti sono sporchi di fango e fuliggine: Le Corti dei Miracoli.
Si tratta di veri e propri sistemi sociali che si distinguevano dal resto della società nelle città del XVII secolo, specialmente in Francia a Parigi.
Le corti dei Miracoli prendono il nome appunto dai ” Miracoli ”che avvenivano al loro interno : I mendicanti di strada, gli storpi, i ciechi e i malati di notte guarivano miracolosamente, o meglio dire , si spogliavano del loro travestimento e smettevano di recitare la loro parte.
I poveri, i ladri, i malviventi e i mendicanti di strada, che di giorno si fingevano menomati per impietosire i Parigini e ottenere l’elemosina , di notte si riunivano nelle corti dei miracoli.
Si trattava di vicoli chiusi, luoghi poco frequentati, quartieri malfamati o addirittura degli eventuali tunnel sotto la città, dove vivevano una vita comunitaria totalmente diversa dalla loro recita quotidiana.
Le corti dei miracoli, come quelle signorili, erano fortemente gerarchizzate; avevano delle precise leggi e persino una sorta di sovrano. Da tratti di racconti e romanzi dell’epoca che parlano di queste corti si ha ragione di credere che spesso, all’interno di esse, vi fossero dei rituali: ad esempio il rituale per diventare un ” tagliaborse” ovvero ladri.
Venivano fatte delle prove e il soggetto che doveva diventare un tagliaborse veniva assistito da dei ” maestri”.
Il futuro tagliaborse doveva cercare di tagliarne una dotata di sonagli senza che essa emettesse un suono,al minimo errore veniva caricato di botte, se non sbagliava diventava a sua volta maestro. In seguito doveva cercare di rubare una borsa in un luogo pubblico sotto l’attenta osservazione dei suoi compagni , se riusciva nell’intento poteva considerarsi ufficialmente un ” tagliaborse”.
<< Noi siamo il popolo eterno, fratello della miseria.
Non toccherete da noi nessun cielo nè Inferno…Non c’e’ Inferno ne cielo.
C’e il marcio ecco che c’e’…
In questo marcio ci siamo noi vermi di terra!>> sono queste le parole di Clopin, il re della corte dei miracoli nel musical ” Notre Dame de Paris ” di Riccardo Cocciante, ispirato all’omonimo romanzo di Victor Hugo.
La gente della corte era la melma, il “marcio” della città agli occhi della popolazione Parigina,che ne era tanto disgustata quanto intimidita.
Raramente qualcuno osava avvicinarsi alle corti e persino il corpo di polizia stentava a farlo; le corti non si sentirono minacciate fino all’arrivo del Luogotenente generale di polizia Gabriel Nicolas De La Reynie, incaricato di porre fine alla vita delle corti dei miracoli.
Le corti diventavano via via una minaccia incombente per i cittadini, gli omicidi e i furti aumentavano e era necessario prendere l’iniziativa e smettere di ignorare ed evitare il problema.
Il Luogotenente riuscì a riorganizzare e unificare le forze della polizia, catturò numerosi componenti delle corti e li rinchiuse nelle prigioni, ma il fenomeno andò formandosi nuovamente e con una notevole velocità.
Tuttavia l’approccio allle corti mutò, invece che combatterle era necessario impedire che si formassero: senza la fame nessuno avrebbe rubato cibo, senza essere inseguito nessuno avrebbe sentito il bisogno di fuggire o nascondersi.
Agli inizi del 1750 si comincio’ a provvedere all’assistenza e alla cura dei mendicanti; le corti andarono estinguendosi…o forse mutando la loro forma.
Ma erano davvero le corti dei miracoli il problema, la fastidiosa spina da togliere? O l’incapacita’ della societa’ di astenersi dal suo egoismo e dalla sua falsa indifferenza. Il problema era il ladro che rubava per mangiare o chi aveva cibo in eccesso?

<< Noi siamo il formicaio
che è sotto la città…
Noi siamo quel niente
che conta zero!>> (Clopin in “Notre Dame de Paris- Musical”)

notredame

Il mondo è cambiato e ora esistono dei modi per far fronte alla povertà e alla fame. Numerose associazioni si danno da fare per risolvere queste persistenti problematiche, ma non saranno delle piccole collettività di uomini pronti a compiere buone azioni a cambiare le cose. Finché  gli uomini cammineranno per le strade e guarderanno dall’alto al basso un’uomo a capo chino con un cappello in mano su un marciapiede…non potremo mai dire che le corti dei miracoli si siano veramente estinte.

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