Nerone: verità o esagerazione?

di Lamponi Roberto

La Storia è fatta dagli uomini o, meglio, dai grandi uomini. Ovvero da tutti quelli che non temono il giudizio non solo dei loro contemporanei, ma anche e soprattutto quello dei posteri. Da tutti quelli che non hanno paura di farsi amare e nemmeno di farsi odiare. Perché in fin dei conti tutto ciò che è grande, tutto ciò che è eccezionale e fuori dall’ordinario non si può far altro che amarlo o odiarlo. La questione comunque non sta nel dare un giudizio o nel farsi un’opinione (positiva o negativa) riguardo un determinato personaggio. Il problema è in che modo siamo indotti a farlo. Infatti, gran parte delle notizie che possono fare riferimento a una qualsiasi personalità, sono filtrate attraverso il punto di vista di chi riporta quelle notizie. Le fonti e le opinioni, più o meno filtrate, travalicano i secoli e fanno giungere fino a noi dei ritratti di alcuni personaggi che possono risultare distorti o comunque non proprio conformi al vero. Molto spesso poi si afferma il punto di vista dei vincitori nei confronti di persone o popoli sconfitti, tanto da venirsi a creare delle vere e proprie damnatio memoriae. La Storia è piena di nomi che non godono di giudizi positivi ma in questo articolo ne esamineremo uno in particolare, sul quale è stato dibattuto molto.

Nerone fu infatti vittima di molte accuse alcune delle quali possono essere considerate vere, altre alquanto esagerate e non provate o addirittura inventate. Grazie ad esse viene ancora oggi ricordato come un folle e un tiranno, anche se non fu molto diverso dai suoi predecessori (Tiberio e Claudio): severo con gli oppositori e responsabile di persecuzioni. Questi però erano tratti che accomunavano tutta la dinastia giulio-claudia così come gli omicidi tra parenti per la successione (più o meno nascosti), le trame che venivano tessute nel consilium principis in cui i liberti Narciso e Pallante furono dei veri maestri, ma anche la violenza e la prepotenza che andava acquisendo chi ricopriva la carica di prefetto del pretorio (Seiano e Macrone).
Tacito e Svetonio sono coloro da cui possiamo attingere più informazioni, oltre che da storici cristiani e da quelli che lo stesso Tacito definisce “rumores”, ovvero le dicerie del popolo. Si dice che furono vittime della sua sfrenatezza sessuale non solo sua madre e alcune nobildonne romane ma anche uomini, i quali faceva appositamente legare e che assaliva coperto da una pelle di animale, e addirittura ragazzi (ne fece evirare uno e lo sposò facendolo travestire da donna perché gli ricordava la moglie morta). Inoltre dagli storici sopra citati risulta evidente come fossero molto contrariati dagli atteggiamenti dell’imperatore: egli si esibiva non solo come cantante e attore, ma si rendeva partecipe in prima persona delle corse di bighe.
Assolutamente negativo poi è il ritratto che possiamo dedurre dalla storiografia cristiana. Gli scrittori cristiani infatti osarono perfino paragonarlo all’Anticristo. Un’emanazione del diavolo in carne e ossa che può essere riscontrata anche nell’Apocalisse di San Giovanni il cui numero malefico della Bestia, il 666, risulta essere la somma delle cifre corrispondenti alle lettere della traduzione ebraica del nome Nerone Cesare. Ma le leggende, principalmente da parte cristiana, non finiscono qui: si arrivò addirittura ad affermare che il suo corpo venne portato via dal diavolo o che lo stesso Nerone sarebbe ritornato in vita nella veste di Anticristo. Infine la sua tomba venne completamente distrutta intorno al XII secolo da papa Pasquale II perché nel noce piantato lì vicino, avevano nidificato alcuni corvi che vennero interpretati come i segni della reincarnazione del male e dell’imminente arrivo dell’Anticristo Nerone.
D’altronde la colpa più famosa che gli viene attribuita è quella di aver dato l’ordine di incendiare Roma e di aver scaricato la colpa sui cristiani con conseguenze atroci per questi ultimi. Tacito riporta:

“Perciò, per far cessare tale diceria, Nerone si inventò dei colpevoli e sottomise a pene raffinatissime coloro che la plebaglia, detestandoli a causa delle loro nefandezze, denominava cristiani. Origine di questo nome era Cristo, il quale sotto l’impero di Tiberio era stato condannato al supplizio dal procuratore Ponzio Pilato; e, momentaneamente sopita, questa esiziale pratica religiosa di nuovo si diffondeva, non solo per la Giudea, focolare di quel morbo, ma anche a Roma, dove da ogni parte confluisce e viene tenuto in onore tutto ciò che vi è di turpe e di vergognoso. Perciò, da principio vennero arrestati coloro che confessavano, quindi, dietro denuncia di questi, fu condannata una ingente moltitudine, non tanto per l’accusa dell’incendio, quanto per odio del genere umano. Inoltre, a quelli che andavano a morire si aggiungevano beffe: coperti di pelli ferine, perivano dilaniati dai cani, o venivano crocifissi oppure arsi vivi in guisa di torce, per servire da illuminazione notturna al calare della notte. Nerone aveva offerto i suoi giardini e celebrava giochi circensi, mescolato alla plebe in veste d’auriga o ritto sul cocchio. Perciò, benché si trattasse di rei, meritevoli di pene severissime, nasceva un senso di pietà, in quanto venivano uccisi non per il bene comune, ma per la ferocia di un solo uomo” (Ann. XV, 44)
Inoltre in altri passi sottolinea , raccogliendo sempre le dicerie del popolo, come alcuni personaggi impedivano di spegnere i fuochi quasi fossero agli ordini di qualcuno, che Nerone mentre la città ardeva fosse ad Anzio e non a Roma (ma alla quale fece ritorno mettendo a disposizione anche i propri giardini come riparo per il popolo) e che suo progetto fosse quello di fondare una nuova città (Neronia) dalle ceneri dell’Urbe.
In ambito familiare, come abbiamo detto in precedenza, le cose poi non furono tanto migliori: si sposò la prima volta con la cugina Claudia Ottavia venendo additato di incesto, approvò l’omicidio della madre Agrippina, ripudiò sua moglie (sterile) per poi mandarla in esilio e farla uccidere e quindi sposarsi con Poppea. Ordinò l’omicidio del suo precettore Seneca e misteriosa fu anche la morte di Poppea: Tacito afferma che morì a Oplontis in attesa del secondo figlio per un incidente di gravidanza, mentre è opinione comune che morì in seguito a un calcio datole da Nerone dopo che sua moglie aveva criticato una commedia interpretata da lui stesso. Gli viene anche attribuito uno stupro nei confronti di una vestale, Rubia, per cui era prevista la pena capitale ma su cui non ci sono notizie certe.
Aldilà di accuse fondate o meno, al regno di Nerone, specialmente durante quello che vene definito quinquennium felix sotto la supervisione di Seneca e del prefetto del pretorio Afranio Burro, non è da attribuire un giudizio totalmente negativo.
Sotto il suo regno, come poche altre volte era successo, furono chiuse le porte di Giano: segno che nell’impero prosperava la pace. Oltre ad essere un artista egli stesso, sovvenzionò autori poveri e si erse a protettore delle arti: inviò alcuni uomini in diversi luoghi per trasferire a Roma le più belle opere d’arte. Si fece promotore di una spedizione nel Nilo e era in procinto di prepararne una per l’India, progettò il taglio dell’istmo di Corinto e si appassionò ai diversi culti orientali misterici tra cui quello del dio Mitra. Non è da escludere neanche un suo interesse per il cristianesimo e un suo probabile incontro con San Paolo, il quale giunse a Roma per incontrare il fratello di Seneca e spese buone parole nella sua “Epistola ai Romani” riguardo al governo di Nerone. Svetonio addirittura scrive che alla sua morte:
“Tuttavia non mancarono quelli che, per lungo tempo, ornarono di fiori la sua tomba, in primavera e in estate, e che esposero sui rostri ora le immagini di lui vestito di pretesta, ora gli editti con i quali annunciava, come se fosse ancora vivo, il suo prossimo ritorno per la rovina dei suoi nemici. Per di più, Vologeso, re dei Parti, quando mandò ambasciatori al Senato per riconfermare l’alleanza, fece chiedere anche, insistentemente, che si onorasse la memoria di Nerone. Infine, vent’anni dopo la sua morte, durante la mia adolescenza, venne fuori un tale, di ignota estrazione, che pretendeva di essere Nerone e questo nome gli valse tanto favore presso i Parti che essi lo sostennero energicamente e solo a malincuore lo riconsegnarono.” (Svetonio,Vite dei Cesari, Nero, LVII)

Infine è grazie proprio a Nerone se, anche soltanto in parte, possiamo ammirare la splendida Domus Aurea e se, uno dei monumenti più visitati al mondo, ovvero il Colosseo, viene chiamato così: infatti l’Anfiteatro Flavio venne soprannominato in questo modo per la presenza nelle vicinanze di una statua “colossale” in bronzo raffigurante l’imperatore.

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