Spiriti protettori: dalle radici Nordiche al Cristianesimo odierno. Ci sono legami che neanche la morte può scalfire.

di Luca Maria Valentini

In questi giorni che fanno da preludio a una delle commemorazioni più note della cultura Cristiana, ovvero quella di rendere omaggio ai propri defunti il secondo giorno di novembre (“ Commemoratio Omnium Fidelium Defunctorum”, come da calendario liturgico), si è nel cuore e nell’anima pieni di dolore da un lato e di sicurezza dall’altro. Infatti in ogni tempo si è creduto che l’anima di un trapassato potesse guidare e proteggere i propri cari ancora in vita, pur essendo impossibilitata a manifestarsi nella realtà terrena ma solo tramite la realtà sensoriale. Alcuni li hanno chiamati angeli, altri esseri guida, altri ancora demoni (Δαίμων nell’antica cultura greca).Comunque li si voglia definire convenzionalmente possiamo associarli al sostantivo “spirito”. Loro possono guidarci, sorreggerci, darci una ragione per andare avanti essendo legati a noi da una fonte di amore inestinguibile, che né il tempo ne tanto meno la morte possono affievolire. Ed è per questo che, citando Gianna Chiesa Isnardi (I Miti Nordici), possiamo parlare di spiriti protettori. L’autrice infatti dice:” Lo spirito protettore o custode che accompagna l’uomo e lo protegge è noto alla tradizione nordica come fylgja, hamingja, o Vörðr. Il concetto di fylgja (seguire), potrebbe originariamente essere legato all’immagine della placenta come veste dello spirito di una persona. Esso si sviluppa da quello del hugr, che è il nocciolo spirituale dell’essere, capace di staccarsi dal corpo e manifestarsi con altro aspetto (per lo più come animale, ma anche come nebbia, vapore, fumo o vento). Questo tipo di fylgja agisce attivamente nei confronti di altre persone (la forma animale assunta dipende evidentemente dall’atteggiamento verso colui cui è rivolta l’azione). In questo caso il termine fylgja viene a essere in realtà un’espressione per hugr. Talora la fylgja appare in forma animale al di fuori del corpo anche quando debba trasmettere un messaggio o fungere da presagio. Nella Saga di Njall è riferito a esempio che un tale þorðr vide la propria fylgja in aspetto di capra tutta coperta di sangue, e Njall ne dedusse che sarebbe morto entro breve tempo. Uno sviluppo del concetto di fylgja come spirito protettore vero e proprio distinto dalla persona si ha quando essa si manifesta in aspetto di donna (è detta allora anche fylgjakona “donna che accompagna”). In questo caso è talora confusa con il concetto della hamingja o immaginata anche come una delle disir. La fylgja in aspetto di donna si manifesta generalmente come uno spirito protettore che accompagna l’uomo nel corso della vita: è il suo “custode” e al momento della morte si trasferisce presso un’altra persona della medesima famiglia. Nella Saga di Alfredo Poeta turbolento è narrato che il protagonista prima di morire vide la sua fylgja camminare sul mare dietro la nave su cui si trovava. Egli si separò da lei lasciandole in custodia il figlio, poi morì. Il concetto di hamingja come spirito di fortuna che segue una stirpe è efficacemente espresso nella Saga dei valligiani di Vatnsdalr, dove essa accompagna tutti i componenti di una famiglia. Tuttavia la parola, se è corretta l’etimologia che la fa derivare da *ham-gengja (che va con un diverso aspetto), si è riconnessa al motivo dello spirito dell’uomo che esce dal corpo e assume altra forma; essa si sovrappone a volte anche all’immagine della fylgja (che è a sua volta designata talora come ættarfylgja “fylgja della stirpe”). […] L’idea dello spirito protettore come nucleo centrale della persona che partecipa della vita del mondo oltre il mondo è espressa nel termine Vörðr m. lett. “guardiano”. Anch’esso vive nel corpo ma può uscirne per compiere azioni magiche. Nella Saga di Erik il Rosso è ricordato che per compiere una seduta di magia era indispensabile recitare dei canti detti varðlokur. Questa parola significa probabilmente “[canti che sanno] attrarre il Vörðr [fuori dal corpo]”. L’immagine del Vörðr come spirito della persona che talora la precede (come suono o come segno) preannunciandone la venuta è conservata nel vocabolario norvegese in termini quali vardyvle, vardøger; in svedese vård ha anche senso di alter ego o spirito della persona che si manifesta come preannuncio della sua presenza; cfr. anche in danese vare, var(e)dyrspirito custode” e lo scozzese di derivazione nordica warthspettro”. Il concetto di spirito protettore, le cui diverse denominazioni e manifestazioni risultano spesso tra loro confuse e sovrapposte, è dunque legato tanto all’apparizione dello spirito in forma animale quanto all’idea di “fortuna”. Tutte queste immagini sono a loro volta considerate come emanazione e manifestazione del nucleo spirituale dell’essere, immagine dell’anima cui è assegnato il compito di vegliare il corpo”. Spiriti protettori quindi, spiriti in perenne contatto coi vivi, spiriti che non chiedono altro se non di essere onorati un solo giorno su 365. Spiriti il cui legame affettivo con noi non si affievolisce nonostante la dimenticanza ma che anzi, giorno dopo giorno ci assistono e a modo loro continuano a riempirci con il loro amore, perché come diceva S.Agostino :” La morte non è niente. Sono solamente passato dall’altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto. Io sono sempre io e tu sei sempre tu. Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora. Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare; parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato. Non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste. Continua a ridere di quello che ci faceva ridere, di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme…”.

mors

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