Il dadaismo e la filosofia orientale

305. - Id. - (Mutt) Fontana - 1917

Il dadaismo è un movimento artistico che nasce a Zurigo nel 1916 per idea di Tristan Tsara ed altri artisti reduci dalla guerra. Essi si ritrovano al Cabaret Voltaire nella neutrale Svizzera e danno vita a strane esperienze artistiche attraverso atti dal significato apparentemente indecifrabile, alcuni rasentavano il grottesco. La loro arte era composta da qualsiasi oggetto traslato dalla quotidianità, quindi liberato da ogni caratteristica funzionale, per essere poi posto al pubblico come interrogativo su cui meditare in modo da conferire all’oggetto una nuova potenzialità immaginativa. L’arte dadaista non risiedeva più nell’opera stessa, bensì nel pensiero del pubblico.
Questa idea di trascendere il reale sospendendo l’oggetto in uno stato indefinibile tra l’essere ed il non essere, dandogli quindi una enorme potenzialità immaginativa, deriva dalla filosofia cinese contenuta anche nei racconti Zen di Teitaro Suzuki. Proprio in uno dei suoi racconti, Suzuki narra di un discepolo che incontra il maestro per chiedergli la spiegazione di un dubbio che lo tormenta: qual è la differenza tra l’essere e il non essere; il maestro non gli fornisce alcuna risposta mandandolo soltanto a prendere una brocca d’acqua. La reazione del maestro è comprensibile in quanto non esistono termini adatti per poter spiegare il senso dell’essere ed il non essere. L’arte dadaista è piuttosto uno stallo tra l’essere ed il non essere e proprio nel suo manifesto, scritto nel 1918 da Tristan Tsara a movimento finito, si legge: “…Per il suo creatore l’opera è senza causa e senza teoria. Ordine equivale a disordine; io equivale al non io; affermazione equivale a negazione: sono questi i fulgori supremi di un’arte assoluta. Assoluta nella purezza di cosmico e ordinato caos, eterno nell’attimo globulare senza durata, senza respirazione, senza luce e senza controllo”. L’oggetto trasmutato in opera d’arte viene posto in uno stato indefinibile su cui lo spettatore deve porsi degli interrogativi e contemplarla al di fuori dalla realtà in cui esso vive.
Laozi, filosofo cinese del VI-V secolo a. C., esprime il concetto di Dao con queste parole:

La Via che come tale può esser presa, Via eterna non è.
Il nome che come tale può esser preso, nome eterno non è.
“Senza nome” è dei Diecimila esseri il cominciamento,
“Ha nome” quel che dei Diecimila esseri è la Madre,
Sicchè, nella costante cessazione di desìo, se né contempla il prodigio,
E nel costante desìo se né contempla il limite manifesto.
Comune han la fonte, distinti i nomi, eppur entrambi son designati:
“Arcano dell’Arcano”,
“Acceso di ogni Prodigio”.

Secondo Laozi il concetto di Dao è incircoscrivibile perché ogni termine affibbiatogli costituirebbe una sorta di definizione limitativa, così come sarebbe una restrizione interpretativa il definire un’opera dadaista. Essendo un’opera di pura contemplazione, il suo significato prescinde dalle parole.
L’unica parola con la quale sarebbe possibile descrivere il Dao è “Madre” non in quanto donna che dona la vita, bensì in quanto grembo vuoto dove al suo interno prende forma la vita stessa, infatti il Dao per Laozi è esattamente una cavità in cui prende forma la vita senza che essa venga intaccata da fattori esterni che ne modifichino il naturale scorrimento. Il concetto di “grembo materno” lo ritroviamo proprio nell’opera di Duchamp “Fontana” e “Aria di Parigi” . Duchamp era affascinato dal tema dell’immacolata concezione e dal suo grembo sterile in cui è possibile generare un flusso vitale che nel caso dell’opera “Fontana” risiede nel pensiero, infatti se la si unisce con “Aria di Parigi” sono esattamente una la complementare dell’altra ed è come se queste due opere formino il grembo materno vuoto in cui scorre il flusso della vita.
Il movimento si definisce “dadaista” verso la sua estinzione proprio perché il termine avrebbe costituito una sorta di limitazione agli artisti del Cabaret Voltaire. Il termine “Dada” si ritrova in Kirkegaard dove “dada” è il verso emesso dall’infante e proprio come degli infanti, i dadaisti giocano con gli oggetti assemblandoli in dei pasticci che sfociano in opere come “Trousse di un Da” di H. Arp. Questo ritorno allo stato infantile viene visto come una enorme potenzialità per l’artista perché il bambino è colui che ha un elevato grado di sensibilità e guarda il mondo con occhi perennemente stupiti dal contatto con una nuova forma di reale mai vista prima. Il tema dell’infanzia è stato caro anche a Laozi che si definisce un bambino nato vecchio proprio perché anch’esso vede nell’infanzia quella purezza naturale non ancora intaccata da fattori che possano deviarne il suo flusso spontaneo.
Il dadaismo, così come molti altri movimenti artistici e filosofici trovano molti spunti dalla filosofia cinese antica in autori come Confucio, Laozi e molti altri che hanno scritto delle pagine che sono delle pietre miliari per l’umanità per via delle loro intuizioni geniali sullo sviluppo dell’essenza umana interiore che in occidente viene trasmutata in arte.

Alessandro Luzi

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...