Tucidide, modello a lungo insuperato di metodo storico

di Edoardo Nespeca

L’influsso esercitato da Tucidide sui successivi storici sia greci che romani è fortissimo. Polibio (II sec. a.C.), Sallustio (I sec. a.C.) e Tacito (I-II sec. d.C.) sono tra gli autori che più ne dipendono. Gli scritti di Tucidide danno infatti l’idea di un lavoro critico consapevole e robusto, davvero un’«acquisizione perenne»:

21, 1. Sulla base degli indizi suddetti non sbaglierebbe chi ritenesse che gli eventi da me rievocati siano stati più o meno come li ho esposti, e non come li hanno cantati i poeti, che li hanno abbelliti ingigantendoli¹; ne di come li narrarono i logografi², i quali miravano al diletto degli ascoltatori piuttosto che alla verità, visto che tale materia era incontrollabile e infida, essendo sfociata, per il grande lasso di tempo intercorso, nel mito. Chi dunque crede alla mia ricostruzione potrà concludere che questi eventi sono stati adeguatamente individuati sulla base degli indizi più evidenti, almeno per quanto è possibile riguardo a fatti così remoti. 2. E questa guerra³, sebbene di solito gli uomini valutino più grave il conflitto in cui sono di volta in volta impegnati – per poi volgere la loro ammirazione ai fatti d’armi più antichi, appena l’attuale si e concluso – risulterà sempre, a chi esamini le cose in concreto, la più importante di tutte.

22, 1. Per quanto concerne i discorsi pronunciati da ciascun oratore, quando la guerra era imminente o già infuriava, sarebbe stato impossibile riprodurne i contenuti a memoria, con precisione e completezza, sia di quelli che avevo personalmente udito, sia di quelli che mi erano stati riferiti da diverse fonti. Questo metodo ho seguito riscrivendo i discorsi: riprodurre il linguaggio con cui, a parer mio, i singoli personaggi avrebbero potuto formulare i provvedimenti da loro ritenuti di volta in volta più opportuni. Ho impiegato il massimo scrupolo nel mantenermi il più possibile aderente al senso complessivo dei discorsi effettivamente declamati. 2. Ho ritenuto mio dovere descrivere le azioni compiute in questa guerra non sulla base di elementi d’informazione ricevuti dal primo che incontrassi per via, né come paresse a me, con un’approssimazione arbitraria, ma analizzando con infinita cura e precisione (naturalmente nei confini del possibile) ogni particolare dei fatti cui avevo di persona assistito o che altri mi avessero riferito. 3. È stata un’impresa faticosa: poiché le memorie di quanti prendono parte a una medesima azione non coincidono mai sulle stesse circostanze e sui suoi particolari. Da qui resoconti diversi, a seconda della individuale capacita di ricordo e delle soggettive propensioni. 4. Il tono severo della mia storia, mai indulgente al fiabesco, suonerà forse scabro all’orecchio; ma basterà che stimino feconda la mia opera quanti vogliano scrutare e penetrare la verità delle vicende passate e quelle nel tempo futuro, che per le leggi immanenti al mondo umano, s’attueranno in modo simile, o persino identico. La mia storia è un acquisto per sempre, non essendo stata composta per le lodi immediate e subito spente tipiche dall’ascolto pubblico.

da La guerra del Peloponneso I 21-22, 4, Tucidide

  1. Allude all’epica omerica e postomerica.
  2. Vuole prendere le distanze da Erodoto.
  3. Cioè la guerra del Peloponneso (431-404 a.C.)
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