I fondamenti dello scetticismo scientifico

alberi a caso fa sempre bene mettere alberi a caso

di Giacomo Freddi.

Si consideri l’insieme di tutte le proposizioni supposte avere un carattere conoscitivo sul reale. Dato il precedente insieme, colui che abbia fatto propria una forma di scetticismo scientifico considererà falsa ogni proposizione non dimostrata attraverso il metodo scientifico. Da notare come soltanto quelle che riescono a superare il vaglio del metodo potranno essere considerate come dotate di carattere conoscitivo. Anche le proposizioni che poi verranno dimostrate essere vere, fintanto che non sono state dimostrate attraverso tale metodo non possono definirsi dotate di verità. Lo stato di falsità o di verità che si attribuisce ad ogni proposizione non è definitivo né assoluto: potrà essere cambiato nel corso del tempo. Si può supporre essere vera una relazione che da sempre è stata considerata falsa, al fine di utilizzarla come ipotesi da verificare attraverso l’esperimento e attraverso la coerenza logica con tutto l’insieme di proposizioni che si è precedentemente convalidato, ovvero alle quali è stato attribuito grazie al metodo il valore di verità. Per essere vera una proposizione deve sia essere coerente con l’insieme preesistente sia essere convalidata sperimentalmente, benché il risultato sperimentale – salvo errori avvenuti durante l’esperimento- dovrà essere considerato con maggior riguardo rispetto all’insieme delle nostre verità. Le proposizioni considerate come ipotesi dovranno essere falsificabili: non dovranno essere vaghe affermazioni del tipo: “Esiste una relazione tra la luna e la terra”, poiché la precedente non potrà mai essere confutata sperimentalmente data la sua genericità e molteplice interpretabilità. Se l’ipotesi viene confutata perderà definitivamente il suo valore di verità, altrimenti potrà far parte dell’insieme delle proposizioni dotate di carattere conoscitivo. 

Supposto che un giorno sia possibile avere una conoscenza totale sul nostro universo, ovvero nel caso in cui si riuscisse a comprendere ogni fenomeno naturale esistente, allora ogni altra proposizione al di fuori dell’insieme di proposizioni dotate di carattere conoscitivo sarà da considerare falsa in modo definitivo. Questo modo di pensare giustificherebbe – ma non dimostrerebbe- a posteriori l’irragionevolezza di ogni altra proposizione al di fuori di quelle contenute nell’insieme di verità convalidate nel corso del tempo, proprio in ragione del fatto che quell’insieme – senza la necessità di aggiungere nessun’altra proposizione- basta a spiegare l’universo. Tale pensiero vale, è necessario ricordarlo, solo nel caso in cui sia supposto possibile avere una comprensione totale dell’universo. Ma, poiché soltanto al termine del processo conoscitivo sapremo se sia possibile o meno avere una conoscenza totale, per poter porre al vaglio questa ipotesi sarà necessario attendere. Date tutte queste premesse, giunti a quel limite potremo ragionevolmente escludere in modo definitivo che tutte le altre affermazioni abbiano in loro un carattere di conoscenza e quindi di verità. Tale motivo è lo stesso per cui una volta che giungeremmo, se mai ci giungeremmo, alla completa comprensione di ogni meccanismo proprio del corpo umano potremo escludere in modo ragionevole che esista un’anima o un’energia – intesa come principio spirituale immanente- che permei il nostro corpo. Il ragionamento che sta dietro ad uno scetticismo scientifico consente di non dover dimostrare necessariamente la falsità di ogni altra affermazione che non rientri tra le proposizioni validate dal metodo scientifico. Il fatto che il ragionamento consenta di non dimostrare necessariamente la falsità di ogni altra affermazione, significa che volendo – se queste affermazioni sono da considerarsi ipotesi scientifiche- si possono confutare. Di conseguenza, data la non necessità di smentire qualsivoglia proposizione, la scienza procede attraverso il tentativo di validare momentaneamente delle ipotesi a verità scientifiche, ovvero di aumentare l’insieme delle proposizioni dotate di verità. Tal modo di pensare non potrebbe dimostrare l’irragionevolezza di ogni altra proposizione all’infuori dell’insieme delle affermazioni validate secondo il metodo scientifico, proprio poiché questa affermazione non è vagliata dal metodo che garantisce verità non solo logica alle affermazioni. Non ne sono molto sicuro, ma forse questo rassomiglia molto al tentativo del metodo di giustificarsi da solo, con sé stesso, e non credo si possa. Un problema più profondo potrebbe essere dato dal fatto che si rimane comunque all’interno del metodo per spiegare la realtà, ovvero si è presa per buona come metodologia conoscitiva e come discriminante conoscitivo il metodo scientifico, il tutto senza alcuna possibile dimostrazione: non possiamo dimostrare che il metodo sia valido o meno, possiamo solo esperire il suo essere funzionante. Prima del metodo non vi può essere dimostrazione né conoscenza dimostrabile: è necessario che questo venga assunto come postulato, insieme ad altri che ne debbono assicurare la sensatezza. Da notare come lo scetticismo scientifico si ferma qui, ovvero non è interessato a validare la verità del metodo stesso attraverso il quale egli discerne, non solo da un punto di vista logico ma anche reale, il vero dal falso.

Pur avendo delle caratteristiche in comune con scettici più radicali, coloro che praticano uno scetticismo scientifico ritengono che si possa conoscere in modo oggettivo. Dato che prima del metodo non esistono dimostrazioni, quali sono gli altri postulati che vengono inconsapevolmente dati per buoni dagli scienziati? I due grandi postulati che separano gli scienziati dagli scettici sono: l’esistenza della realtà come ordine oggettivo e la logicità della realtà. Se non esistesse un ordine oggettivo, ovvero se non ci fosse alcuna realtà, allora non avrebbe senso cercare di conoscerla; la stessa conseguenza si avrebbe se la realtà non fosse permeata di un logos, ovvero se questa non fosse logica. Lo scetticismo più radicale è da considerarsi come una fase pre-conoscitiva in assenza di metodo. E’ logicamente corretto affermare che se “tutto è falso”, allora è falsa anche la proposizione “tutto è falso”. Ma ciò non distrugge il messaggio ultimo degli scettici che non è una semplice negazione ( perché in tal modo sarebbe anch’essa un’affermazione al contrario) ma semplice silenzio nei confronti del mondo. La stessa proposizione “tutto è falso” oltre a negare tutte le proposizioni nega anche se stessa e ci riporta in una fase di vuoto conoscitivo che è l’obiettivo iniziale degli scettici. A rigore logico ogni scetticismo radicale terminerebbe qui il suo processo di conoscenza, nel silenzio e nell’impossibilità di formulare alcunché sulla realtà esterna. D’altra parte si potrebbe riconoscere in questo estremo dubitare il punto di partenza iniziale per la costruzione di un qualsivoglia metodo di conoscenza – non necessariamente scientifico-. Una volta che tutto è stato distrutto, una volta che ogni affermazione è stata messa in discussione si può cercare di pervenire ad una metodologia in grado di ritrovare un insieme di proposizioni vere, ovvero in grado di esprimere ciò che è. Ciò che rimane dopo aver logicamente negato ogni proposizione può essere inteso come un ritorno a ciò che vi è prima, da un punto di vista gnoseologico, della logica stessa: l’uomo di fronte all’esperienza dell’esistenza e dell’universo. Fu l’ardente desiderio di conoscenza a spingere l’uomo al tentativo di scoprire dove egli fosse, cosa egli fosse e perché egli fosse: la ragione più profonda che giace alla base delle scienze e della filosofia è l’amore nei confronti del sapere. Usufruire della contraddizione, ovvero della logica, per ritornare ad una fase antecedente ad ogni conoscenza all’interno della quale non vi è alcun metodo, ci fa capire come la filosofia possa considerarsi come fondamento necessario di ogni conoscenza, per il semplice motivo che è proprio quest’ultima a poter porre arbitrariamente il metodo. Da ciò segue come la scienza in sé non sia in grado di dimostrarsi valida, ma questo non la invalida proprio per la ragione che nel silenzio non è stato ancora definito nulla, nemmeno il concetto di vero e di falso, di valido e d’invalido. Questo aspetto, pur non invalidandola, lascia aperte possibilità a metodi alternativi di comprensione del reale, benché ancora non sia stata trovata una metodologia alternativa in grado di non condurre al relativismo conoscitivo, ovvero in grado di produrre conoscenza universalmente riconoscibile. 

Quest’opera di riflessistorici.com è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Italia.

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