AEK Atene e PAOK Salonicco: il “derby di Costantinopoli”

Di Massimiliano Vino

Il calcio è da sempre qualcosa di molto superiore ad un semplice sport. Con questo non intendo ripetere le solite banalità, ma far riferimento ad una storia: la storia di uno degli eventi più drammatici del primo ‘900, tra i più significativi nella storia della Grecia contemporanea: la guerra greco-turca e il successivo trattato di Losanna.

La Grecia, uscita vincitrice dopo la Prima Guerra Mondiale, aveva perseguito un ambizioso piano di espansione territoriale che avrebbe dovuto riportare i territori ottomani affacciati sull’Egeo e la Tracia entro la sfera d’influenza ellenica. Il progetto, che divenne noto come Megali idea, sarebbe culminato con la costruzione di un “nuovo impero bizantino” con centro a Costantinopoli.

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Il trattato di Sèvres (con il quale si sarebbe attuata una spartizione in sfere d’influenza dell’impero ottomano) sembrò in linea con le intenzioni del governo greco. Le truppe elleniche penetrarono così in territorio turco nel 1919, e fu in quel momento che scoccò l’ora di Mustafa Kemal, uno dei protagonisti della vittoria ottomana a Gallipoli nel corso della Grande Guerra. Kemal respinse i greci dal territorio turco e recuperò le posizioni turche sul mar Egeo. Oggi è considerato il fondatore del moderno Stato turco post-impero ottomano. La sua vittoria però sortì come altra conseguenza una revisione dei precedenti trattati: un nuovo trattato, firmato a Losanna (1923) consolidò il nuovo stato turco, in pratica rendendo nulle le acquisizioni elleniche e diede avvio ad un massiccio esodo che coinvolse i turchi presenti in Grecia e, soprattutto, i greci della Turchia.

A fronte di centinaia di migliaia di turchi, circa un milione e mezzo di greci, abitanti da millenni lungo le coste asiatiche dell’Egeo, lasciarono le loro terre per riversarsi in una Grecia assolutamente incapace di gestire la situazione. I greci finirono infatti per ammassarsi nelle due principali città del Regno, Atene e Salonicco, modificando profondamente la fisionomia di questi centri (soprattutto d’Atene), creando vaste periferie e trasformandosi in un sottoproletariato urbano poverissimo.

Tra questi greci c’erano anche abitanti di Costantinopoli, già sopravvissuti alle rappresaglie turche e costretti, come i cugini dell’Asia Minore, a lasciare i loro secolari luoghi d’insediamento. Con sé, oltre ai pochi effetti personali, questi greci portarono i loro sogni sportivi. A Salonicco e Atene, in quei sobborghi poverissimi e degradati, nacquero delle associazioni sportive e ricreative, in cui era possibile praticare sport e anche, in molti casi, studiare, laddove per molti profughi questo non era praticamente possibile.

Per tantissimi ex abitanti di Costantinopoli fu perciò l’occasione del riscatto personale, dopo che lo scambio di popolazioni li aveva privati praticamente di ogni cosa. Si potrebbero citare tante squadre di calcio, e non solo di calcio, più o meno prestigiose, fondate dai greci provenienti dalla Turchia, come il Panionios, fondato dai greci di Smirne. Ma i due club forse più significativi furono l’AEK Atene, fondato nel 1924, e il PAOK Salonicco, nel 1926.

Tra la Grecia della Megali idea e la Turchia di Kemal, tutto nell’ottica dell’ideale wilsoniano dell’autodeterminazione dei popoli, ad uscire sconfitti furono soprattutto i popoli: perché in fondo la patria di quei greci era l’Asia Minore, era Smirne, era Costantinopoli. In quei luoghi erano le loro terre, le loro case e le loro botteghe, da generazioni.

Di tutto questo non è ovviamente rimasto più nulla, tranne, forse, proprio l’eredità sportiva. PAOK Salonicco ed AEK Atene sono oggi tra i club più tifati e popolari della Grecia. L’AEK in particolare, insieme ad Olympiakos e Panathinaikos, è uno dei club più titolati della Superleague ellenica, con 11 campionati, 17 coppe, 3 supercoppe e 1 coppa di Lega. Il PAOK Salonicco ha invece vinto solo 2 campionati e 4 coppe di Grecia, ma è di gran lunga il club più tifato della Grecia settentrionale. Oggi la partita tra AEK e PAOK è uno dei derby più importanti della massima serie calcistica ellenica: è il cosiddetto Ντέρμπι των Δικέφαλων Αετών (Derby dell’aquila a due teste), con chiaro riferimento ai due stemmi, i quali rappresentano l’orgogliosa manifestazione identitaria dei greci di Costantinopoli. L’aquila bifronte era stata infatti il simbolo dell’ultima dinastia a regnare sull’impero bizantino, quella dei Paleologi, prima della conquista ottomana di Costantinopoli (1453).

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Paok2013

La storia dei due club di Costantinopoli era destinata ad incrociarsi, delineando una sorta di derby bizantino, che probabilmente non ha eguali nel campionato ellenico. Fu così nella stagione 1939/1940, l’undicesimo campionato greco, in cui le due squadre si contesero per la prima volta il titolo: L’AEK aveva già vinto il campionato precedente, mentre il PAOK aveva la possibilità di vincere il suo primo titolo. Gli ateniesi però trionfarono, tra andata e ritorno, per 5-3.

Il duello tra le aquile a due teste si ripropose 35 anni dopo, segnando stavolta la vittoria del PAOK, nel corso del campionato 1975/1976: fu il primo titolo conquistato dal club di Salonicco.  Oggi, a quasi novant’anni dalla fondazione del PAOK, a novantadue dalla fondazione dell’AEK, le due squadre restano tra le più importanti della Grecia e nonostante il campionato sia da diversi anni pressoché un dominio del primo club dell’Olympiakos Pireo e l’AEK sia passato addirittura attraverso l’incubo della retrocessione, il derby di Costantinopoli resta uno dei più suggestivi d’Europa.

Come il residuo silenzioso e tragico della fine violenta di un impero, prima, e della cacciata dei suoi ultimi abitanti, poi, PAOK e AEK incarnano un’anima diversa della Grecia, un’anima forse un po’ trascurata che permette di riagganciarsi ai rapporti sempre tesi con la Turchia, fino allo scontro per il controllo di Cipro: un’anima forse in parte nazionalista, ma anche, e forse in misura maggiore, nostalgica. Perché AEK e PAOK rappresentarono e rappresentano ancora per molti greci quasi dei ponti sottili, e forse illusori, con la patria perduta.

Quest’opera di riflessistorici.com è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Italia.

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