La gogna proletaria

tyyu

di P. Alfei

Nell’Italia della contestazione e dello stragismo di Stato (anni ’60-’70 del Novecento) ricomparve lo spettro di una guerra fratricida quale si era avuta nel Belpaese tra repubblichini e partigiani. Il Movimento Sociale Italiano e altre organizzazioni neofasciste quali Avanguardia Nazionale e Ordine Nuovo, da una parte, e la sinistra extraparlamentare, rappresentata ad esempio dal Movimento Studentesco, da Potere Operaio e Lotta Continua, dall’altro, si fronteggiarono in uno scontro decennale, che comprese linciaggi, aggressioni ad personam (dopo una puntigliosa schedatura del bersaglio), scontri di piazza e di strada e attentati dinamitardi.

Una vera e propria “guerra intestina” nella quale i suddetti due schieramenti (ripartiti semplicisticamente ai fini di una maggiore sintesi) si configurarono come entità dai tratti fluidi, dati i contatti (ma anche gli scontri) tra i primi con la Democrazia Cristiana, le forze dell’ordine e i servizi segreti, e tra i secondi con il Partito comunista italiano. Si pensi ad esempio ai pur sporadici contatti tra i Gap di Giangiacomo Feltrinelli e diverse frange eversive neofasciste.

Nel quadro di una virale militarizzazione della società e di un imbarbarimento della politica italiana, come avvenne negli anni seguenti alla Grande Guerra, l’avversario da battere democraticamente divenne il Nemico da annientare moralmente (e/o fisicamente). Si pensi agli strali di Mario tedeschi dalle pagine de Il Borghese contro la “piaga” rappresentata dagli “anarco-comunisti”, bubboni da estirpare secondo la lezione mussoliniana…

Alla fine degli anni Sessanta entrambi gli schieramenti cominciarono a stilare delle minuziose schede personali di bersagli avversari per poi pubblicarle ed esporre i malcapitati ad estorsioni o aggressioni. Nomi, cognomi, descrizioni somatiche, età, luoghi frequentati venivano accompagnati spesso da fotografie. I nemici (soprattutto quelli di maggior spicco, come dirigenti e giovani leader attivi negli scontri nelle facoltà) cominciarono ad essere identificati, pedinati e fotografati.

Dal 1970 il nemico “fascista” cominciò ad essere umiliato pubblicamente. Il 30 luglio di quell’anno a Gardolo, in provincia di Trento, tre operai vennero accoltellati da due missini, giunti in soccorso di alcuni sindacalisti della Cisnal venuti alle mani con alcuni lavoratori dello stabilimento locale della Ignis. I due responsabili vennero “catturati” e obbligati a camminare per le strade della città con al collo un cartello sul quale vi era scritto “Siamo fascisti, oggi abbiamo accoltellato 3 operai Ignis. Questa è la nostra politica pro operai”.

Nel 1970 si verificarono episodi simili: a Reggio Emilia un direttore industriale venne fatto deambulare tra due ali di operai mentre questi lo ricoprivano di insulti; a Rimini un professore liceale (che aveva applicato delle sanzioni contro un paio di alunni coinvolti in un’occupazione) fu trascinato con un cappio al collo nel corridoio della scuola; a Genova uno studente neofascista fu costretto a girare per tutta l’istituto con al collo un cartello sul quale vi era scritto “sono un fascista e metto le bombe”, con i jeans abbassati e una scritta sul sedere (“W il Duce”); a Roma uno studente universitario missino venne obbligato a passare diverse volte tra due ali di studenti mentre questi gli sputavano addosso e lo insultavano.

Il nemico “catturato” e “imprigionato”, esposto al pubblico ludibrio, passava sotto le forche caudine degli astanti, i quali rinforzavano il loro spirito di corpo contro l’Altro, schernito ed umiliato.

Segue: “Trenta luglio alla Ignishttps://www.youtube.com/watch?v=fa_f32O-kKY

Testo:

Questa mattina, davanti ai cancelli sono arrivati trenta fascisti: erano armati di bombe e coltelli, questi di Borghi son gli squadristi. Han cominciato tirando sassi contro i compagni di un capannello; alle proteste han risposto sparando: tre ne han feriti con il coltello. Noi operai gli siam corsi dietro ma quei vigliacchi sono fuggiti, approfittando della confusione mentre portiamo in salvo i feriti. Subito dopo la vile aggressione ecco arrivare due capi fascisti; van con la borsa dal porco padrone a prender la paga pei loro squadristi. Li abbiamo presto riconosciuti: uno è Del Piccolo, quell’assassino, e l’altro è Mitolo, capo fascista, torturatore repubblichino. Dentro la borsa, coi passaporti, hanno una scure ben affilata: questa è la prova che i due compari la sanno lunga su come è andata. Gli abbiamo fatto alzare le mani, gli abbiamo messo al collo un cartello con sopra scritto: « Siamo fascisti, facciam politica con il coltello ». E dalla Ignis fino in città, mentre tremavano per la vergogna, li abbiam portati in testa al corteo e tutta Trento li ha messi alla gogna. E in fin dei conti vi è andata bene, perché alla fine della passeggiata quella gran forca che meritate non ce l’avete ancora trovata. Cari compagni, quella gran forca dovremo farla ben resistente, per impiccarci, assieme ai fascisti, il padron Borghi porco e fetente. Cari compagni, quella gran forca dovremo farla ben resistente per impiccarci, assieme ai fascisti, ogni padrone, porco e fetente.

Quest’opera di riflessistorici.com è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Italia.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...