GLI ATTENTATI HANNO UN CERVELLO ANTICO (parte 1)

di Mario Nardulli

Quando l’inquietudine, la frustrazione, la rivalsa di larghe fette della popolazione mondiale si trasformano in rabbia e quindi in odio, con manifestazioni esagerate e alla cupio dissolvi tipo quella di Parigi, allora significa che “c’è qualcosa di fondo che non va!”. Non solo nei criminali che compiono simili gesta, sempre e comunque all’insegna di una frustrazione divenuta oramai intollerabile e quindi all’azione disperata, ma anche nei contesti apparentemente ordinari, falsamente “buonisti”.

Questo capitalismo iper avanzato, il consumismo sempre più onnicomprensivo, il mercato e l’iper mercato dei beni oramai non solo di consumo, il valore unico del danaro, il tutto si compra, la mercificazione totale di ogni cosa, sono già di per se la prova che si marcia in una direzione viziata, che non persegue niente che possa fare da contraltare alla malignità della vita; non si è neppure nella corrente del “desiderio” perché non si desidera mai una cosa, si desidera sempre e solo una risposta dall’altro, una risposta che sia indice di riconoscimento della propria essenza, che non è per nulla identificabile nell’avere ma sempre e solo nell’essere (mò ce vole Fromm).

Sono grosso modo 250 anni che andiamo perseguendo tale disastro, da quando abbiamo cominciato ad inverare quel mito di Prometeo, che si, tramite il furto, aveva inventato la “technè”. il nome Prometeo viene dalla radice del verbo greco mantano che significa “io penso” e con l’aggiunta del prefisso “pro” assume il senso di “pensare prima, in anticipo” pro-methes”. Pensare in anticipo significa pre-vedere, pro-gettare una modalità anche temporale di relazione col mondo, non più il tempo ciclico, dell’eterno ritorno, il tempo degli dei,ma quello degli uomini del tempo opportuno, di quello che i Greci antichi denominavano il “kairos” e che utilizzava la figura del tiro dell’arco e la possibilità o meno di centrare il bersaglio.

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Il Mito greco non consiste nelle favolette idiote della religione ebraica e cristiana, non ha la sconfortante presunzione di tutti i monoteismi, è un qualcosa di serissimo e di profondissimo che impone sempre una forte riflessione su tutti i suoi parametri…dietro l’indovinello idiota della Sfinge, c’è la tragedia di Edipo e il mancamento plateale del bersaglio, laddove la freccia è andata a colpire la madre e non la figlia, con tutte le conseguenze di tale errore.

Così tanto per tornare a Prometeo, quel famoso furto del fuoco, può essere sì, foriero di progresso e benessere, può addirittura inaugurare una nuova modalità di rapportarsi con il tempo, ma può anche allungare un po’ troppo la traiettoria e allora quella technè diviene le catene di ferro (il ferro è una delle prime conquiste della technè)che servono a incatenare Prometeo alla roccia del Caucaso. Parlavo di 250 anni in cui le allungate di traiettoria della freccia si sono fatte eccessive, ovvero da quando la technè è divenuta non solo dominante ma addirittura permeante di tutto il nostro mondo, dove “la macchina” è divenuta addirittura il referente fondamentale del nostro essere e ha di fatto espropriato l’essenza umana della sua centralità.

Se non sono più io il referente dell’essere al mondo, ma una macchina, allora possono adottarsi tutti i parametri che regolano il funzionamento di una macchina, una macchina si aggiorna, si rompe, si aggiusta, si sostituisce, se ne sostituiscono i pezzi. Ed eccoci dunque sbalzati ai tempi di oggi, ove tutto si consuma, tutto si aggiorna, tutto può essere comprato, così sembra almeno, ma non è così, qualche cosa che sfugge c’è sempre: ora può essere il proletariato di Malthus, ora il plus valore di Marx, ora certe discrasie tipiche del capitalismo quale ad esempio i nazionalismi che ingenerano guerre furibonde, e ora certe parti del mondo che non hanno avuto uno stesso processo di accelerazione in merito all’adeguamento del nuovo valore apparentemente universale.

 parte 2: https://riflessistorici.com/2015/11/15/gli-attentati-hanno-un-cervello-antico-parte-2/

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