Malleus Maleficarum: un manuale del “terrore” ormai passato alla storia.

tortura

Molti studi sono stati svolti su questo antico manuale (risalente alla fine del XV° secolo) utilizzato durante la furia omicida avviata, contro i praticanti dell’Antica Religione e non ,  dalla Chiesta Cristiana. Molte morti sono state causate durante l’arco dei secoli, soprattutto di donne, le quali avevano avuto come triste destino solo quello di nascere in un’epoca misogina e inoltre di conoscere rimedi naturali per curare i semplici malanni che possono affliggere chiunque durante la vita quotidiana. Curatrici, donne di campagna che vennero appellate sotto la falsa nomea di Strix ( nome latino che indicava un uccello notturno e simbolo di mal augurio) ovvero Streghe (nome che da quei secoli è stato per molto tempo, e in parte lo è tutt’ora, visto in un’accezione negativa) e che da allora venivano marchiate, come con un segno distintivo, e spinte con la tortura e altre pratiche indecenti ad ammettere colpe che non avevano. Per dare una visione globale di cosa questo manuale potesse essere e della grande influenza negativa che ebbe nei secoli addietro, riporto un paragrafo di un libro, “Il libro nero della caccia alle streghe” di Vanna De Angelis, per far capire quanto, con una semplice composizione scritta, si  possa segnare e consegnare alla morte ( in quei casi vista il più delle volte come una vera liberazione) la vita di poveri innocenti.

 

“Il Malleus: o con noi, o contro di noi                                                                              

Furono di massa dunque, dal 1612 al 1614, i processi per stregoneria in tutto il Trentino e quindi in val di Non, come di massa fu quello di Triora nel 1588. Convinti ormai di avere a che fare con cospirazioni e complotti di un diabolico esercito occulto, i giudici organizzarono estese campagne di inquisizione e grandi retate di streghe. E se di cento incarcerate ne vennero bruciate una ventina, non si venga a dire che la bassa percentuale delle vittime rispetto agli imputati attenua l’atrocità delle condanne a morte. Si assicura del resto, in base ai documenti conservati negli archivi di Trento, Bolzano, Bressanone, Innsbruck, che le scampate al rogo se ne tornarono in libertà perché retrocesse al ruolo di testimoni, ma squassate dalle torture. O morirono in carcere. Si diceva dei giudici. In entrambi i processi, Triora e val di Non, il testo di consultazione dei giudici fu il Malleus; poiché scritto da esimi teologi accreditati dal papato e quindi dall’ Inquisizione, fu testo le cui asserzioni non suscitarono dubbi. Del resto, per chi mai li avesse avuti, i dubbi, si prospettava il rogo. In breve, o con noi o contro di noi. Fu questo il motto degli inquisitori, cattolici, protestanti, anglicani. Motto arcinoto a tutti i dissidenti. Ebbe tredici edizioni entro il 1520 il Malleus, e altre sedici edizioni fra il 1574 e il 1669. Venne tradotto, da latino che era, in tedesco, francese e italiano. Duecentocinquantamila parole circa, suddivise in tre parti. Nella prima Sprenger e Kramer descrivono la vastità dell’impero satanico che si manifesta nelle azioni di innumerevoli streghe e stregoni;  e i rapporti di costoro con Satana, dilungandosi nella descrizione dei riti osceni. E’ la donna, con la sua vituperosa natura– come la definì il notaio nel processo a Matteuccia – a essere perno, cardine, fondamento di tutta questa faccenda di diavoli, lei da sempre artefice di ogni peccato contro la castità, da sempre tentatrice dell’uomo e quindi alleata di Satana. Il sesso entra ed esce dalle pagine del Malleus a una velocità tale da riuscire a essere sempre presente – una constatazione che fece riflettere Freud – in una sorta di pornostregologia  diffusa e pregnante, stravolto manuale erotico dove il luogo del godimento dovrebbe essere l’orrore, e che informa il lettore di quali e quante inimmaginabili sconcezze siano fantasiosamente capaci demoni e streghe. Le stesse sconcezze, in definitiva, segretamente fantasticate e desiderate dai più, e dopo la lettura del Malleus men che mai confessate al prete. L’accusa di eresia – e il conseguente rogo – per chi osasse mettere in dubbio la veridicità di una sola virgola del Malleus, dubitando della potenza del demonio e della perversità della femmina sua serva, dissuadeva dal mettere becco nelle asserzioni misogine dei due dotti frati. Nella seconda parte del Malleus, vengono resi noti nel dettaglio i malefici che le streghe sono in grado di compiere. A quelli commessi nella miglior tradizione stregonesca delle donne di Triora, e prima ancora da Benvenuta Gabrina e Matteuccia, si aggiungano tutti gli altri misfatti di cui sono capaci le streghe: da carestie a malattie, da peste a morie di bestiame e via dicendo, con particolare attenzione a ciò che le malefiche femmine riescono a combinare nei riguardi del maschio. L’uomo non ha scampo: e dalle streghe – dalle donne – soprattutto viene reso impotente, evirato, obbligato ad amare chi vorrebbe odiare e viceversa, trasformato in ogni sorta di bestia, e in confronto i porci della maga Circe non furono che giochetti da principianti. Infine, il maschio è vittima di tradimenti che mogli, fidanzate, amanti perpetrano sotto il suo naso e, come se non bastasse, nel suo stesso letto. Offrendosi al Demonio. Nella terza parte, i due domenicani <<nella luce più sfolgorante>> dimostrano ai giudici ecclesiastici e laici << la regola per dare inizio a un processo giudiziario, la sua continuazione e il modo di emettere la sentenza >>. Torture comprese. Dalle pagine  del testo esplode il ribaltamento di una norma giuridica la cui conseguenza segnerà i secoli successivi e la mentalità comune. Si tratta dell’inversione dell’onere di colpa: è l’imputata a dover dimostrare la propria innocenza e non più l’accusatore a incriminarla cercando le prove della sua colpevolezza. Dal momento in cui compare davanti all’inquisitore, la donna è strega. Per estensione, dal momento in cui è donna, è automaticamente strega.

Questo breve estratto mostra,in tutta la sua atrocità, alcune delle pagine più buie della nostra storia, macchiate dall’ inimmaginabile quantità di sangue di persone indifese, perché  sempre di esseri umani e indifesi stiamo parlando, e dalla grande vergogna che ancora oggi non smette di far inorridire e non smette ancora, seppur in parte, di far chiedere perdono. Perdono alla storia, perdono per i nostri antenati, perdono a quelle povere anime innocenti che ormai non avrebbero comunque più il modo di poter replicare.

witchburning

 

Quest’opera di riflessistorici.com è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Italia.

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