Isis: è davvero una crociata contro l’occidente?

In questi giorni siamo tutti rimasti atterriti da quanto accaduto a Parigi la sera del 13 novembre scorso, quando un gruppo di terroristi di matrice jihadista ha seminato il panico in tutta la capitale francese uccidendo centinaia di persone che stavano godendosi un normalissimo weekend parigino. Questo grave attentato compiuto ha suscitato le reazioni più disparate in tutto l’occidente, ognuno si è conferito l’autorevolezza di commentare l’accaduto nonostante la scarsa o nulla quantità di informazioni possedute sul rapporto politico ed economico che intercorre tra i paesi occidentali ed i paesi medio-orientali, altri hanno approfittato del misfatto per alimentare la propria propaganda politica basata sulla campagna d’odio verso la religione islamica ed i profughi siriani che giungono in Europa per fuggire al cancro che minaccia la loro nazione: l’Isis.
Innanzi tutto bisogna chiarire cos’è l’Isis, ossia un gruppo di combattenti jihadisti appartenenti al ramo sunnita della religione islamica (ramo estremista), che sfruttano il pretesto della guerra santa per combattere il regime sciita di Assad in Siria e tutti i regimi filo-occidentali. Essi costituiscono un movimento che ha conquistato una grossa porzione di territorio all’interno dello Stato siriano e la loro organizzazione politica è basata sul Corano. Per quanto riguarda il potenziale economico l’Isis possiede cospicue quantità di denaro che provengono soprattutto dal finanziamento arabo e degli export illegali di petrolio di cui all’incirca 40 Stati ne sono i potenziali acquirenti.
In secondo luogo è opportuno tenere conto dei rapporti che intercorrono tra gli Stati mediorientali e come l’occidente ha interagito con essi. La Siria è governata dal dittatore Assad che appartiene al ramo sciita della religione musulmana in un paese dove la maggioranza della popolazione appartiene al ramo sunnita e questa è la causa dei numerosi conflitti all’interno dello Stato.
Il regime siriano di Assad ha sempre potuto vantare degli appoggi della Russia a cui veniva garantito lo sbocco sul mar Mediterraneo. La posizione strategica della Siria era invidiata anche dagli Stati Uniti che miravano anch’essi ad ottenere rapporti vantaggiosi sul mar Mediterraneo, quindi essi hanno sostenuto i ribelli “moderati” (se i ribelli si possono chiamare così) per contrastare Assad, per cui in questa diatriba sono venute a crearsi due fazioni di ribelli (estremisti e moderati) – di cui una parte supportata dagli Stati Uniti – che lottavano contro il nemico comune: Assad. Detto ciò io trovo arduo non immaginare che tra le due fazioni che lottavano contro Assad non ci sia stato un dialogo e del sostegno reciproco perché in ogni guerra, quando due fazioni lottano contro un nemico comune sorgono spontanei dei favoreggiamenti reciproci.
Oltre al fattore politico è interessante esaminare anche l’aspetto economico che vede gli Stati arabi – detentori di un patrimonio vastissimo derivante dagli export petroliferi – i maggiori finanziatori del movimento dell’Isis, rendendoli economicamente potentissimi e con i flussi di denaro in entrata sovvenzionano la jihad e la guerra contro il regime di Assad. Un altro Stato che produce petrolio oltre gli arabi e la Russia sono proprio gli Stati Uniti, però quest’ultimi non avendo l’autosufficienza petrolifera si vedono obbligati ad acquistare il petrolio dai paesi arabi arricchendoli ulteriormente e facendo in modo che nuova pecunia vada a finanziare indirettamente la jihad. Ultimamente gli Stati Uniti hanno provato a battere la concorrenza petrolifera araba, ma in tutta risposta gli stati arabi hanno svalutato il prezzo del petrolio, in modo tale da far risultare maggiormente conveniente l’acquisto del petrolio prodotto estratto da loro. Io non ho il compito di prendere decisioni di politica estera né ho la presunzione di avere in tasca soluzioni per aggirare il finanziamento verso gli arabi, però mi chiedo se sia possibile finanziare la ricerca in nuove fonti di energia e giungere ad un patto di import-export petrolifero con la Russia, magari mettendo da parte le controversie storiche tra Stati Uniti e Russia, per conseguire l’obiettivo comune di far appassire economicamente il fenomeno Isis.
Un’altra causa che alimenta l’Isis credo sia di natura sociale. Se ci poniamo come interrogativo chi sono effettivamente i combattenti dell’Isis ed i terroristi che seminano il panico in Europa, possiamo constatare che spesso provengono da quartieri poveri delle metropoli europee, dove spacciano droga o compiono altri atti di microcriminaltià. Questi piccoli teppisti non vedono un futuro nella loro uggiosa vita quotidiana, quindi venendo a contatto con la propaganda dell’Isis che promette loro una verità assoluta in cui credere per realizzare la loro vita, essi vengono abbagliati dal loro assolutismo e una volta convertiti, si arruolano o sono pronti a farsi saltare in aria per realizzare loro stessi. Come i mafiosi approfittano delle negligenze dello Stato arruolando i piccoli delinquenti di quartiere, l’Isis approfitta allo stesso modo della mancanza di interesse degli Stati occidentali verso i meno abbienti abbandonati a loro stessi.
Dopo aver esaminato i motivi più evidenti da cui dipende questo conflitto contro il terrorismo, asserisco che quella che si sta combattendo contro l’Isis non sia né una guerra di religione, tanto meno una guerra di valori occidentali contro i valori orientali, bensì uno scontro politico ed economico causato da scelte aberranti di politica estera, attuate in passato dagli Stati occidentali e soprattutto dagli Stati Uniti. In quanto questo sia un conflitto politico ed economico, sostengo che quella di bombardare i territori in mano all’Isis sia una scelta barbara, attuata con l’unico scopo di influenzare attraverso i media il popolo, incutendo loro una maggiore tranquillità ed aumentare il senso di potenza. Questa modalità di guerra non produrrà certamente risultati gratificanti, anzi credo che produrrà solamente inutili barbarie ed alimenterà la violenza. Non sono un politico e non pretendo di avere la soluzione in tasca a questa controversia – anche perché metodi definitivi ed assoluti non esistono – ma opino che questa contro il terrorismo è una lotta che va combattuta in modo arguto, lasciando essiccare il movimento dell’Isis, non accrescendo il loro patrimonio finanziario e facendoli morire economicamente.

Alessandro Luzi

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