Le Danze Macabre: L’uomo e la Morte

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Di Lara Massaccesi

Si può ingannare la morte? Ci si può prendere gioco di lei? Ciò non significa necessariamente sfuggirla, bensì cambiare il modo di vederla. La morte vuole spaventare. La consapevolezza della morte ci ” Danza” intorno durante tutto il corso della nostra vita ; l’unico modo per ingannarla è accettarla.

L’accettazione nei confronti di qualunque cosa ci porta a non temerla, o ad averne paura con minor intensità. E’ proprio questo lo scopo delle ” Danze macabre” ( o Danze della Morte), un tema iconografico nato in epoca tardo medioevale. L’uomo e il cadavere camminano insieme; la morte danza intorno all’uomo, burlandosi di lui. La consapevolezza della morte viene rappresentata quasi con ironia.

” Memento mori” recitano le scritte accanto alle scene di danze macabre ” Ricorda che devi morire”.

In queste rappresentazioni la morte si mostra come una serie di scheletri o cadaveri, di solito tanti quanti sono i viventi nel dipinto. Ogni scheletro in coppia con un vivo, ogni uomo in coppia con la sua inevitabile morte.

Gli scheltri seguono gli uomini dei dipinti nelle loro azioni quotidiane: Feste , danze o attività lavorative … si prendono gioco di loro e , soprattutto, non li abbandonano mai.

Ballano, suonano, corteggiano e adulano i vivi affinchè li seguano nel regno dei morti. Tramite le Danze macabre viene inoltre criticata e ironizzata la società fortemente gerarchizzata del medioevo. Clero, nobiltà, contadini e gente di strada sono sullo stesso piano : Gli scheletri che danzano intorno a loro non indossano abiti o oggetti che distinguano i vari ceti sociali (fatta eccezione per rarissimi casi) , ciò per ricordare all’uomo che tutti confluiscono nella stessa polvere. La morte non fa distinzione tra il ricco e il povero, il giusto e il reo, il religioso e l’ateo. Agli occhi della morte tutti sono uguali, tutti sono sullo stesso piano.

Il Tristo mietitore, l’angelo della morte, un genio malvagio, un demone alato, una cupa figura dalle dita magre e il volto scarno e scavato che vaga tra gli uomini indossando un saio nero, cosi viene vista la morte. Alla fine dei giorni tutto confluisce in questa entità che, nelle Danze Macabre, viene rappresentata attraverso gli scheletri.

” Voi sarete come noi: Potere , onore e ricchezza sono vani” recitano gli scheltetri degli affreschi.

Nell’iconografia della Danza della morte è tipico trovare l’incontro della morte e della vita, rappresentato con l’incontro di tre vivi e di tre morti; i secondi ammoniscono i primi del loro destino.

” Ciò che sarete voi noi siamo adesso. Chi si scorda di noi scorda se stesso”

In queste rappresentazione non c’è Dio, non c’è luce, nè salvezza. Non c’e’ paura ,non c’e’ buio e sofferenza; si avverte quasi una sorta di indifferenza, o forse pura sottomissione. L’uomo accetta la morte come la compagna dei suoi giorni che, allo scoccare della sua ultima ora, lo porterà con sè. L’uomo non la teme.

Anche il cinema offre la sua interpretazione alla danza della morte. Nel film ” Il settimo sigillo” un pittore sta dipingendo un affresco rappresentante scene di danze macabre.

<<Che cosa dipingi?>> chiede lui un sacerdote.

<<La Danza della morte.>>

<< E quella è la morte?>>

<< Si, che prima o dopo danza con tutti>> risponde il pittore.

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 Alla fine la morte trascina chiunque nella sua danza , non si può sfuggire al destino.

Il solo modo per ingannare la morte è dare un senso ai giorni della vita e saper accettare che questi un giorno avranno termine, anche ironizzando l’entità della morte.

L’ironia spesso aiuta a combattere le realtà che spaventano e che non possono essere cambiate. La morte può diventare oggetto di ironia come ogni altra cosa, spesso è proprio l’ironia stessa la chiave per l’accettazione di una scomoda realtà.

 

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