di Emmanuel Agyeman. Il razzismo nella società di oggi.

Da qualche decennio si assiste in Europa alla ripresa di una cultura razzista, che si sta manifestando attraverso l’odio per chi è “diverso”- immigrato, zingari, omosessuali- con atteggiamenti di xenofobie ed intolleranza, che si pensava fossero scomparsi. Il razzismo è la valorizzazione, generalizzata e definitiva, di differenze reali o immaginarie a vantaggio dell’accusatore e a danno della vittima, con lo scopo di giustificare un privilegio o aggressione per l’affermazione di sé. Si tratta in altre parole della volontà di dominio di un gruppo sociale su un altro, con la creazione, spesso, di un capro espiatorio su cui scaricare determinate tensioni sociali, proprio di un particolare momento storico.

Il razzismo in senso stretto è basata sull’saltazione delle differenze biologiche (colore della pelle, forma del naso, dimensioni del cranio, odore del corpo, composizione del sangue, maniera di atteggiarsi, camminare, guardare, ecc.). il razzista ai propri occhi è sempre un soggetto positivo, mentre la vittima è detestabile; il razzista rappresenta l’universo del bene, la vittima quello del male.

Il razzismo in senso lato è basato sulla paura dell’altro, una paura che spinge all’aggressione del diverso secondo una precisa spirale di violenza. Alla base di questo sentimento di paura vi è soprattutto la necessità di difendere un bene che può essere l’identità del proprio io, la propria razza, la propria cultura, le proprie ricchezze.

Il razzismo si presenta come una proposta culturale che si assimila fin dall’infanzia attraverso le tradizioni culturali della famiglia, nel gruppo di amici, nei giornali e nei libri che si leggono e persino nella scuola. È indispensabile, dunque, educare gli esseri umani a non avere paura dell’altro, a controllare la propria aggressività, a conoscere il razzismo, nella convinzione che si tratti di qualcosa di pericoloso per l’intera società, in quanto alimenta l’odio della violenza. Bisogna prendere coscienza del razzismo non solo negli altri, ma in noi stessi, individualmente e collettivamente.

Il fenomeno del razzismo va collocato in un ampio contesto economico europeo, che comprende le profonde trasformazioni di fine secolo; i cambiamenti e i conflitti negli ex Stati communisti dell’Europa dell’Est; il degrado ambientale e sociale; i meccanismi di interdipendenza che si stanno sviluppando a livello planetario; il crescente divario fra paesi ricchi e paesi poveri; il grave ed impellente problema dell’immigrazione. L’impatto di questo fenomeno sulla società occidentale costringe a rimettere in discussione gli elementi fondanti della  civiltà occidentale: lo Stato di diritto, le tradizioni democratiche, i principi di universalismo, uguaglianza e piena cittadinanza. Le grandi migrazioni iniziate intorno agli anni settanta, prima delle rie meridionale e orientale del mediterraneo, poi dai paesi dell’Esteuropeo e della Russia, hanno determinato la presenza dell’Unione europea di un numero sempre più rilevante di individui provenienti da tipi diversi di società e appartenenti ad altre culture. Questo fenomeno ha provocato nel continente europeo il formarsi di un nuovo pluralismo etnico e culturale con la presenza di minoranze religiose (musulmana, induista, buddista), che hanno trasformato la società europea multiconfessionale (cattolici, protestanti, ortodossi) in una società multi religiosa.

Si sta diffondendo un senso di irritazione verso chi, diverso, per colore della pelle, cultura e religione, invade l’Occidente (piazze, strade, spiagge), non rispetta le regole tradizionali e le leggi, infrange le norme del mercato del lavoro. All’irritazione si aggiungono la paura per chi presenta gravi imiti sociali (pigrizia, stupidità, sporcizia) o viene ritenuto socialmente pericoloso ( tendenza al furto, spaccio della droga, pratica della violenza e in particolare della violenza sessuale), la paura delle malattie, la consapevolezza di fare pochi figli e quindi di poter essere sostituiti e schiacciati dai nuovi arrivati entro un breve arco di tempo. Alla base di questo razzismo, che qualcuno ha definito “democratico”, non vi è una precisa ideologia razzista, ma la tendenza a dividere la società in “noi” e “loro”, in buoni e cattivi, amici e nemici, bianchi e neri.

In tutto l’Occidente non si sono trovate ancora soluzioni accettabili, e soprattutto efficaci, per risolvere il problema razzismo, cosi complesso e volte drammatico. Questo anche perché molte comunità di immigrati mostrano la tendenza a conservare la loro identità culturale e linguistica, per una serie complessa di cause: difesa contro l’isolamento e l’emarginazione, irrigidimento di fronte all’intolleranza e alle manifestazioni quotidiane del razzismo, paura dinanzi al sorgere di movimenti ideologici e politici a sfondo razzista, scarso potere nel mondo lavorativo, della scuola, della politica e del tempo libero. I legami culturali che gli immigrati mantengono con i paesi di origine contribuiscono a rendere lungo, difficile, e forse drammatico il passaggio da una società lacerata dalla presenza di cosi diverse identità culturali ad una società multirazziale, multiculturale, multi religiosa, pacificata dalla nascita di una nuova cultura, che sia la sintesi di valori e di costumi fra loro diversi.

di emmanuel agyeman

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