1945: Italia “libera”, “liberata” o “libera e liberata”?

 di Lamponi Roberto

E il premio sperato, promesso a quei forti,
sarebbe, o delusi, rivolger le sorti,
d’un volgo straniero por fine al dolor?
Tornate alle vostre superbe ruine,
all’opere imbelli dell’arse officine,
ai solchi bagnati di servo sudor.

Il forte si mesce col vinto nemico,
col novo signore rimane l’antico;
l’un popolo e l’altro sul collo vi sta.
Dividono i servi, dividon gli armenti;
si posano insieme sui campi cruenti
d’un volgo disperso che nome non ha”.

E’ esattamente con questi termini che Manzoni si riferisce al popolo latino (italiano) nella conclusione dell’atto III dell’Adelchi. L’autore milanese rivolge già qui e prima che nei “Promessi Sposi” il suo interesse per gli umili e per coloro di cui la Storia non ne tramanda il nome. In questo caso non si tratta però di rivolte per il pane, ma il clima “d’ignoto contento” della folla che “sogna la fine del duro servir”. Il popolo gioioso e festante guarda la tragica fine del vecchio padrone e oppressore longobardo mentre viene travolto dalla dirompente discesa dei Franchi nella Val di Susa. Manzoni infatti fa riferimento ai fatti del 771-772 d.C. quando Carlo Magno, approfittando della morte del fratello Carlomanno, ripudiò la figlia del re Desiderio ovvero  Ermengarda. Il papa Adriano I,avverso a Desiderio, cercò aiuto in Carlo Magno, il quale, sebbene impegnato nella sanguinosa campagna contro i Sassoni, discese in Italia e sconfisse i Longobardi. Conquistò la capitale Pavia, unì il nuovo regno con quello franco e si proclamò Rex Francorum et Langobardorum mentre Adelchi, figlio di Desiderio, trovava rifugio presso i Bizantini e Desiderio stesso insieme alla moglie venivano deportati in Gallia. Si instaurò così un rapporto forte e duraturo tra il regno dei Franchi e la Chiesa di Roma la quale poté avanzare richieste per alcuni territori e mettere le basi per il potere temporale rafforzato nei secoli immediatamente successivi. Carlo Magno procedette d’altra parte con l’invio capillare di funzionari (gastaldi) e membri dell’aristocrazia per poi operare una maggiore integrazione con i nuovi popoli assoggettati e le loro leggi.

 

Ora, sebbene l’Italia sia stata da sempre meta ambita da diversi popoli già in epoca tardo- romana come quelli barbarici o da diversi sovrani (tedeschi,spagnoli,francesi,austriaci) in epoca medievale e moderna, vorrei collegare i versi di Manzoni con qualcosa che ci riguarda cronologicamente molto più da vicino: la liberazione alleata dell’Italia dal nazifascismo. Dopo lo sbarco alleato in Sicilia e l’ordine del giorno Grandi che sancì la fine del regime fascista in Italia, la penisola italiana venne di fatto divisa in due. Al centro-nord venne creata la Repubblica Sociale Italiana, uno Stato con a capo un Benito Mussolini verso un rapido declino e alle strette dipendenze di Hitler. Lo stesso fuhrer e il comando della Wermacht avevano già pianificato l’operazione Achse che consisteva nel neutralizzare tutte le forze armate italiane nei diversi scenari di guerra e nell’occupazione militare dell’Italia. A sud invece ciò che restava del Regno d’Italia con Vittorio Emanuele III che aveva conferito l’incarico di formare un nuovo governo al maresciallo Pietro Badoglio, firmò l’armistizio di Cassibile con le potenze alleate e  di fatto sanciva la resa del Regno d’Italia che si apprestava ad aiutare gli anglo-americani. Insomma un altro governo fantoccio sulla falsa riga della RSI in cui il Comando Supremo delle forze alleate “avrà pieno diritto di imporre misure di disarmo, di smobilitazione e di smilitarizzazione” e dettare “condizioni di carattere politico, economico e finanziario, che l’Italia dovrà impegnarsi ad eseguire”. Parallelamente a questi due schieramenti, uno a trazione germanica e l’altro a trazione anglo-americana, prende vigore la Resistenza Italiana con organizzazioni ufficiali come i GAP o non più clandestini come Giustizia e Libertà e il Partito d’Azione. Così l’Italia diviene teatro dal 1943 fino alla fine del conflitto mondiale di una sanguinosa guerra civile. Tralasciando la consueta contrapposizione tra fascisti e partigiani, in questo articolo mi preme considerare l’Italia in un contesto più generale. Ho usato in precedenza l’avverbio “parallelamente” perché oltre alla caccia all’uomo, oltre ai rastrellamenti e al contrasto tra Fascismo italiano e Resistenza italiana, è in atto uno scontro ben più ampio: Terzo Reich a cui sono subordinati i soldati della RSI e gli Alleati a cui sono subordinati i soldati del Regno d’Italia fedeli al Re. Uno scontro di proporzioni ben maggiori che contava anche su “forze endogene” (gli Alleati,ad esempio, fornivano armi per la guerriglia partigiana) che videro il proprio inizio entrambi in Italia con invasioni armate (operazione Achse e operazione Husky). Uno scontro che dilaniò interi quartieri delle città d’Italia sotto i bombardamenti o con stragi come quelle delle Fosse Ardeatine, di Marzabotto e di Sant’Anna di Stazzema da parte nazifascista o massacri come quello di Biscari da parte alleata e stupri di massa come le cosiddette “marocchinate”. Un conflitto che ebbe come risultato quello di eliminare Benito Mussolini, dunque il capo supremo del Fascismo italiano, e Umberto II, ovvero il supremo rappresentante della monarchia e di casa Savoia. L’Italia si ritrovò dunque privata improvvisamente delle due figure (Duce e Re) e delle due istituzioni (regime fascista e monarchia) che l’avevano guidata sin dall’Unità, affacciandosi quindi all’ordinamento repubblicano fondato sulla Costituzione come espressione dei valori della Resistenza, dei concetti di libertà e democrazia.

Istituzioni però che, ad esempio, vennero influenzate dai servizi segreti statunitensi nel caso dell’Operazione Gladio con cui, in accordo con la CIA, si cercava di contrastare la diffusione del comunismo in Italia attraverso forme di terrore e guerra psicologica. Un’influenza,quella statunitense, che agisce in diversi campi e a diversi livelli (come quello internazionale) sia in un contesto più europeo sia in uno strettamente italiano, come un tipico rapporto vincitore/vinto. Posizione rinforzata dalla capacità degli USA di rimanere compatti nel corso della Storia, con la vittoria di due guerre mondiali, con la perdita progressiva da parte della Gran Bretagna di tutte le colonie (ad esempio India e Sudafrica) e il crollo dell’URSS.  Situazione, che per quanto riguarda l’Italia (e non solo), rende d’obbligo riflettere sui termini di “resa” e “invasione” (seppur necessarie), oltre che su due termini apparentemente simili ma sostanzialmente differenti come “libero” e “liberato”.

 

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