Il Comportamentismo : Il comportamento come chiave per capire la mente

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Di Lara Massaccesi

La mente, il pensiero,le emozioni e le paure non sono elementi osservabili, misurabili o quantificabili. Come si può studiare qualcosa di astratto , incosistente ed evanescete come il pensiero, come se ne possono svelare i segreti?

Paure, pensieri ed emozioni si riflettono nel nostro comportamento, ed è proprio questo il centro d’attenzione dei comportamentisti.

Il comportamentismo ( o Behaviorismo) è un’approccio alla psicologia nato nei primi del Novecento grazie allo psicologo Jhon Watson.

I comportamentisti considerano la mente umana come una sorta di ” scatola nera” i cui dati sono inaccessibili ed inosservabili. Non si può penetrare il contenuto della mente in sè, ma i comportamentisti osservarono che la mente trova comunque il modo di mostrare la propria essenza, esternandola con il comportamento. Bisogna spostare il centro d’attenzione sul comportamento: le espressioni del viso, i gesti, i tic o il tono di voce, riflettono i processi mentali. Pensare che si dovrà sostenere un esame difficile ci mette in agitazione, per tale motivo potremmo tremare, sudare o balbettare. Vedere una persona cara dopo tanto tempo di emoziona e il battito cardiaco aumenta di velocità. In questi casi la mente risponde con una reazione comportamentale ad un stimolo esterno. Numerosi esperimenti furono fatti all’epoca per sostenere questa tesi, tra i più consciuti quelli di Watson stesso e quelli del fisiologo Russo Ivan Pavlov.

In primo luogo ,Watson decise di osservare e constatare la veridicità della sua teoria osservando il comportamento di un bambino, il piccolo Albert, etichettando l’esperimento come ” Il caso Albert”. Il piccolo Albert, un bambino di appena nove mesi, era particolarmente interessato a un piccolo ratto bianco con cui veniva fatto giocare tutti i giorni. Il bambino era particolarmente spaventato dai rumori forti e Watson decise di usare questo dettaglio per modificare il comportamento del bambino. Ogni volta che veniva dato lui il ratto ,veniva fatto un forte rumore di sottofondo ed il bambino provava paura. Ben presto cominciò ad associare il rumore all’immagine del ratto ed avere paura del ratto stesso anche in assenza del rumore. La ” Fobia” che era nata nel bambino si sviluppò e assunse nuove forme: il bambino cominciò ad essere spaventato da tutto ciò che gli ricordava il pelo bianco del ratto, come la barba bianca di un medico, coperte o altri animali con un pelo simile. Il bambino , affetto da idrocefalia, morì all’età di sei anni mantenendo quella fobia che era stata creata in lui da un condizionamento ambientale indotto.

caso albert

Il secondo esperimento per importanza fu fatto da Ivan Pavlov su un gruppo di cani. Egli osservava il comportamento degli animali rispetto al cibo, analizzando la quantità di saliva che il cane produceva alla vista del cibo. La salivazione aumentava quando i cani vedevano il cibo, e ciò è un esempio di una reazione naturale e fisiologica ad uno stimolo esterno, ma poi vennero a galla dei dettagli imprevisti…

La salivazione dei cani aumentava non solo in risposta alla vista del cibo, ma anche in reazione alla vista dell’inserviente che era solito portare loro il cibo, anche fuori dall’orario dei pasti. Pavlov decise di approfondire questo aspetto associando un nuovo particolare all’esperimento, il suono di una campanella prima del pasto. Inizialmente la campanella non ebbe alcun effetto sui cani ma, a lungo andare, i cani cominciarono a salivare di più al suono della campanella anche non associato al pasto. Per i cani l’inserviente e la campanella significavano ” Cibo”, il loro comportamento era stato condizionato, avevano creato un riflesso fisico condizionato.

pavlov

L’influenza che l’ambiente ha su di noi, soprattutto nel periodo dell’apprendimento nell’infanzia, è in grado di plasmare in gran parte noi stessi e il nostro pensiero. La mente è il frutto di una serie di comportamenti che abbiamo imparato e osservato all’esterno.

Le nostre fobie, le nostre reazioni, modo di parlare di muoverci , di comportarti possono dire più di noi di quanto non possiamo dirne tentando di autodescriverci.

La percezione che noi abbiamo di noi stessi è, nella maggior parte dei casi, molto diversi dalla realtà. Il comportamento è un elemento osservabile , può dirla lunga su un individuo e sul suo passato. A volte è proprio un’attenta osservazione del comportamento, anche nei più piccoli dettagli, la chiave per penetrare il contenuto di quella misteriosa ” scatola nera” che è  la mente umana.

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