Numidia: origini ed epoca romana

di Lamponi RobertoNumidia. Ancora oggi l’origine di questo nome è molto dibattuta e soggetta a diverse interpretazioni. Alcuni sostengono derivi direttamente dalla forma greca che faceva riferimento alla vita pastorale e senza fissa dimora dei primi abitanti di questa regione (“nomade”). Altri invece collegano l’etimologia del termine più al suono e alla lingua berbera dove le consonanti “m” e “n” risultavano  molto utilizzate per poi essere latinizzato in “Numidae”;operando quindi un processo morfologico simile a quello compiuto dai greci con il termine onomatopeico “barbaro”. Sebbene il termine indichi diverse tribù stanziate tra il regno di Mauretania (odierno Marocco) e il dominio  di Cartagine (odierna Tunisia), molto spesso il termine veniva utilizzato erroneamente per indicare generalmente tutti i popoli dell’Africa settentrionale fino alla città libica di Sirte (e quindi ad eccezione dell’Egitto e della Libia più orientale). Sallustio nel “Bellum Iugurthinum” (XVIII,1-12) dà una propria versione riguardo l’origine dibattuta dei Numidi:

“1 I primi abitanti dell’Africa furono i Getuli e i Libii, popoli feroci e barbari, che si nutrivano di carne di fiere e d’erba come le bestie. 2 Non erano retti nè da consuetudini, nè da leggi, nè dall’autorità di alcuno; vagavano senza una sede e sostavano dove li sorprendeva la notte. 3 Ma quando Ercole, come credono gli Africani, morì in Spagna, il suo esercito, composto di genti diverse, privo di un capo e diviso tra numerosi rivali che aspiravano al comando, in breve tempo si sbandò. 4 Tra queste genti, i Medi, i Persiani e gli Armeni passarono in Africa a bordo di imbarcazioni e occuparono le regioni più vicine al Mediterraneo. 5 Ma i Persiani si stabilirono più vicino all’Oceano e si servirono delle chiglie capovolte delle navi come di capanne, perchè in quelle terre non esisteva legname e non c’era l’opportunità di acquistarlo o di scambiarlo con la Spagna. 6 La vastità del mare e l’ignoranza della lingua impedivano ogni commercio. 7 I Persiani per mezzo di matrimoni si mescolarono a poco a poco con i Getuli, e poichè, per esplorare il paese, erano passati spesso da un luogo all’altro, si diedero essi stessi il nome di Nomadi. 8 Del resto anche oggi le abitazioni dei contadini numidi, che essi chiamano mapalia, sono allungate, coperte da pareti ricurve e rassomigliano a chiglie di navi. 9 Ai Medi e agli Armeni si frammischiarono poi i Libii, che abitavano più vicini al mare d’Africa; i Getuli, invece, vivevano più a mezzogiorno, non lontano dalla zona torrida. Presto essi costruirono delle città poichè, separati dalla Spagna soltanto da uno stretto, avevano stabilito rapporti commerciali con questo paese. 10 I Libii a poco a poco corruppero il loro nome chiamandoli, nella loro lingua barbara, Mauri anzichè Medi. 11 Ma la potenza dei Persiani crebbe rapidamente e, in seguito, col nome di Numidi, a causa della sovrappopolazione, si allontanarono dal paese dei padri e presero possesso di quella regione molto vicina a Cartagine che è detta Numidia. 12 Gli uni e gli altri, poi, aiutandosi a vicenda, ridussero in loro potere con le armi o con il terrore i popoli confinanti e acquistarono reputazione e gloria, specialmente quelli che si erano spinti fino al Mediterraneo, perchè i Libii sono meno bellicosi dei Getuli. Infine, quasi tutta l’Africa settentrionale passò sotto il controllo dei Numidi e tutti i popoli vinti confluirono nella nazione dei vincitori, prendendone il nome”.

 

Le notizie pervenuteci prima della seconda guerra punica sono molto scarse. Soltanto dal III secolo a.C. sappiamo che per Numidia si intendevano due diversi regni tra appunto il regno di Mauretania e i domini cartaginesi: quello più a Occidente apparteneva ai Massesili comprendente la città di Cirta, quello più orientale era sotto il controllo dei Massili. Un equilibrio politico minato da diverse lotte sia tra di essi che in schieramenti con i regni contigui, ma con una solidità maggiore rispetto ai secoli precedenti dove erano presenti molti gruppi frazionati e in continuo contrasto. Come abbiamo detto però di fondamentale importanza risulta essere il III secolo a.C. e il secondo conflitto romano-cartaginese, che avranno il merito di conferire alla Numidia una dimensione “mediterranea”. Reparti di cavalleria guidati dal figlio del re dei Massili Gaia, ovvero Massinissa, combatteva già in Spagna a fianco dei Cartaginesi. Il re dei Massesili Siface invece, si trovò ad essere sottoposto alle attenzioni di entrambe le superpotenze, tanto è che nel 206 a.C. sia Scipione sia Asdrubale si recarono dal sovrano numida per cercare di intessere un’alleanza. Siface non aveva buoni rapporti con Cartagine e lo stesso Livio racconta come alla fine Scipione sia prevalso nella negoziazione ma, allo sbarco di quest’ultimo in Africa, il patto non venne assolutamente mantenuto. Infatti i Cartaginesi erano riusciti ad ingraziarsi il re africano con aiuti fondamentali per sconfiggere il re dei Massili e dandogli in sposa Sofonisba, appartenente a una delle famiglie più importanti dell’aristocrazia punica. Morto Gaia, il regno dei Massili si fece teatro di lotte dinastiche in cui prevalse Massinissa che era tornato dalla Spagna. La sua presenza però non era gradita né a Cartagine né, ovviamente, a Siface, il quale riuscì infine a sconfiggerlo e a formare un “abbozzo” di stato unitario, inglobando i territori dell’ex regno dei Massesili. Massinissa a questo punto non vide altra via se non quella di collaborare con i Romani: cooperazione che portò alla caduta di Cirta e alla cattura di Siface. A Massinissa venne quindi affidato l’intero regno di Numidia e si fece promotore di una politica che prevedeva una maggiore apertura verso Roma e Cartagine, ad un sviluppo dell’agricoltura, alla creazione di un assetto politico interno più solido e al progressivo cambiamento da “popolo nomade” a “popolo sedentario”.

Godeva dello status di re cliente nei confronti di Roma, fornendo aiuti all’Urbe non solo in prodotti agricoli come il frumento ma soprattutto con reparti scelti di uomini, elefanti e cavalleria che ebbero un’importanza fondamentale per Roma fino all’età imperiale. La cavalleria numida mercenaria era rinomata per la sua efficacia e la sua velocità. Sin da subito venne adottata dai Cartaginesi, infatti nella battaglia di Canne l’ala destra dell’esercito di Annibale consisteva in 3500 cavalieri numidi. Il loro passaggio tra le file dei Romani prima della battaglia di Zama risultò decisivo per la vittoria finale. Una delle loro tecniche più utilizzate in combattimento consisteva nello sfruttare la velocità nel ricomporsi in formazioni e nell’accerchiamento dell’avversario. Velocità resa possibile dai loro indumenti leggeri (tuniche) e dalle armi poco pesanti (giavellotto e scudo di vimini). Esperti nelle schermaglie, erano capaci di comparire e dileguarsi in maniera molto rapida. Ritornando a Canne,ad esempio, ingaggiarono battaglia con la cavalleria romana formata da alleati allontanandola, per poi dirigersi celermente dietro le linee romane e compiendo quindi una manovra d’accerchiamento. L’abilità in battaglia era conferita loro dall’addestramento ricevuto sin da piccoli, quando senza sella e senza briglie, imparavano a guidare il cavallo toccando la parte compresa tra le orecchie dell’animale con un bastone.

 

Massinissa quindi, forte del legame con Roma, poté avanzare diverse richieste di territori ai danni della sconfitta Cartagine (uno dei motivi che porterà poi al terzo e definitivo scontro) fino a spingersi a Sirte, in Libia. Gli succedette suo figlio Micipsa dopo la cui morte imperversò una lotta dinastica tra il figlio Aderbale e il nipote Giugurta. Uno scontro che cambiò definitivamente le sorti del regno di Numidia. Giugurta si impossessò di tutti i territori e Aderbale fuggì a Roma, che a sua volta volle svolgere il ruolo di mediatrice: il regno doveva essere equamente diviso tra i due contendenti, con la parte occidentale affidata a Giugurta e quella orientale ad Aderbale. Quest’ultimo venne però ucciso da Giugurta nell’assedio di Cirta che ebbe come risultato la capitolazione della città e la conseguente strage di mercanti italici frequentatori del porto. Roma non poté più limitarsi di fare da paciere e intervenne. Al termine della guerra parte del regno venne affidato a Bocco, re della Mauretania, per il suo aiuto e in parte al fratello di Giugurta cioè Gauda. In seguito l’intervento non del tutto efficace di Quinto Cecilio Metello (109 a.C.) indussero Gaio Mario a chiedere e ottenere il consolato per poi operare in Africa. L’abilità di Mario e quella coordinata di Silla portarono Roma alla vittoria oltre che alla cattura di Giugurta, grazie a trattative segrete con Bocco. La Numidia risultava quindi divisa in due: dei territori occidentali sappiamo ben poco, quelli orientali invece presentavano diversi centri con traffici commerciali intensi come Leptis Magna, Sirte o Zama. La Numidia venne quindi organizzata in provincia romana nel 46 a.C. , con primo governatore Sallustio, e denominata Africa Nova. D’altronde i territori più occidentali tendevano a mantenere il nome di Numidia mentre la denominazione di Africa Nova veniva utilizzata principalmente per i territori orientali comprendenti gli ex domini di Cartagine e gran parte della costa dell’attuale Libia. Sotto Augusto i territori dell’Africa Nova vennero inseriti tra quelli senatoriali e quindi sprovvisti di presidi militari, mentre quelli più occidentali che avevano costituito gran parte dell’ex regno di Numidia e sottoposti a una più debole romanizzazione, erano controllati da una legione e da corpi ausiliari. Un’anomalia che diventò sempre più grande in età imperiale, con diversi interventi ma,quello definitivo, fu operato soltanto da Settimio Severo che organizzò regolarmente la provincia di Numidia. I confini tra Numidia e Africa proconsularis non dipendevano tanto da una divisione amministrativa vera e propria, quanto dalla romanizzazione più o meno avvenuta nelle diverse zone. Tanto è che nelle aree intermedie si potevano registrare casi di appartenenza al legato della legione (I-II secolo a.C.) mentre nel secolo successivo erano sotto la giurisdizione dell’Africa proconsolare. Lo sviluppo economico e civile avvenne principalmente nelle zone e città costiere (quello militare era più marcato nella Numidia) mentre più debole risultò nelle zone interne e desertiche dove erano frequenti le incursioni di tribù nomadi non sottomesse. Sotto Diocleziano l’Africa proconsolare venne divisa in due parti (Zeugitana e Bizacena) così come la Numidia (Miliziana e Cirtense). Molti però mettono in dubbio l’esistenza della Numidia Miliziana,tuttavia sembra appurata la sua esistenza seppur  solo di qualche anno perché nel 395 d.C. , al momento della divisione dell’impero, venne riunita nella Numidia mentre l’Africa proconsolare divenne addirittura tripartita (Zeugitana,Bizacena e Tripolitana).

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