La Vanità: una campana di vetro

 

Di Lara Massaccesi

Narciso amava il suo riflesso , Dorian Gray non sopportava che il suo giovane e affascinante viso potesse mutare e invecchiare, la vanità li uccise. Non c’e’ uomo che possa sfuggire totalmente alla vanità, poichè essa è una delle tante sfaccettature che compongono la psiche umana.

Con troppa facilità si tenta di sfuggirla, con troppa superficialità la si concepisce come qualcosa di sciocco e sbagliato. La vanità è peccato, dice la religione. E’ sintomo di stupidità ed egocentrismo, raccontano le favole. E’ sbagliata, è “Male” , afferma il “Buonsenso”. La vanità non è nulla di tutto questo: è un sintomo, una conseguenza appartenente a qualcosa di più profondo radicato nell’animo umano. Essa si nasconde in ogni individuo: può celarsi dietro l’umiltà e il perbenismo, essere palesemente dimostrata con il continuo elogio delle proprie capacità o del proprio modo di essere , oppure celarsi dietro la falsa modestia. La vanità sembra quasi un ” lupo cattivo” da evitare per apparire persone modeste, dei “santi” e persone degne di rispetto e assennate. La vanità deriva da un bisogno , quest’ultimo deriva da una mancanza o dalla paura di una mancanza.
“Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera.”
-Salvatore Quasimodo-
L’uomo teme la solitudine, teme di rimanere solo, indifeso, in balìa delle tempeste della propria anima. Ciò che l’uomo può fare per sopprimere la solitudine e ” rimanere solo nel cuore della terra” è aggregarsi a una moltitudine di individui, una società. Come un lupo solitario ,per aggregarsi a un branco, deve essere accettato da questo e non considerato come ” nemico”. Per sfuggire alla solitudine l’uomo deve adattarsi a quella società, mostrare le proprie qualità e ciò che può renderlo prezioso agli occhi di quest’ultima. Si è talmente legati all’idea di far parte di un insieme e di non esserne esclusi che ,talvolta, il modo di apparire alla società che ci ” nutre e ci consola” dalla nostra solitudine diventa quasi un’ossessione. Ci si adatta alle mode, al modo di vestire , alla musica più popolare o alle innovazioni tecnologiche. Ci si mostra sempre al meglio e tutto per ottenere un giudizio positivo. Si è ” dipendenti” dal parere altrui, dal riflesso che noi vediamo nell’altro e nel modo in cui questi ci vede. Facciamo di tutto pur di adattarci al ” branco” e da questo può sfociare un comportamento narcisistico.
E’ conseguenza di paura e insicurezza, la necessità di essere ascoltati, amati e apprezzati. Un mezzo per raggiungere la piena soddisfazione , eppure, un mezzo assai poco efficiente. L’esaltazione del proprio ego non porta mai alla felicità più pura e completa poichè l’Io è limitato in sè per sè finchè non ha da apprendere e confrontarsi con altri individui; la vanità è un ostacolo perchè questo avvenga. Questo elemento costituisce una barriera non indifferente che impedisce la possibilità di provare empatia e “sentire” l’altro dentro di sè, sentirne le idee e immedesimarsi nelle sue emozioni.
Il narcisismo è una sorta di campana di vetro che chiude l’individuo e lo isola , eppure questi ha bisogno della sua campana di vetro: lo protegge a suo modo.
Dipendenza, bisogno, paura , protezione …

Un’individuo si serve della sua vanità per essere accettato e combattere la solitudine, eppure essa costituisce solo un deviazione, una strada più lunga che porta sempre alla stessa meta: la solitudine.
L’Io è una pozza d’acqua stagnate se vive solo di se stesso, per poter divenire un lago fiorente di vita esso necessita di pioggia.

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